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Boschi: «Per battere le destre non basta la radicalità di PD e AVS, serve un ampio fronte moderato»

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Intervista a Maria Elena Boschi per «La Repubblica» del 12-10-2026

di Gabriella Cerami

La sfida del centrosinistra «è far convivere le forze più radicali e quelle moderate-riformiste». Maria Elena Boschi, deputata e vicepresidente di Italia viva, garantisce che il suo partito farà parte del centro del campo largo e si siederà al tavolo di coalizione per stilare il programma anche perché «casomai dovremmo essere noi a chiedere garanzie a Conte».

Quando Elly Schlein parla di un candidato premier che non dovrà essere moderato, sta sbarrando la strada ai riformisti?

«La segretaria del Pd ha fatto un ragionamento di autocandidatura, che è legittimo. Ha vinto le primarie dei dem e adesso si è detta disponibile a fare le primarie nel centrosinistra, ma questo non vuole dire che lei pensi che non ci sia bisogno dei moderati. Per noi i moderati servono, serve una forza politica più riformista, ma Schlein, candidandosi, propone il suo profilo, come è normale che sia».

Possono convivere le istanze più radicali con quelle più moderate?

«Per vincere contro la destra e governare serve il contributo di forze più radicali, come possono essere Avs e il Pd a guida Schlein, e al tempo stesso vanno portate alcune istanze riformiste che parlino al ceto medio e alle professioni, come la quattordicesima per insegnanti, forze dell'ordine e infermieri, la cancellazione degli acconti per partite iva e start tax per i giovani».

Anche se la strada tracciata sembra quella che porta alle primarie, in molti sperano in un federatore. Italia viva come si pone?

«Noi abbiamo tenuto una linea coerente in questo periodo. Abbiamo detto che il Pd è la forza maggiore della coalizione quindi è legittimo che siano loro a decidere. Noi siamo pronti a fare le primarie ma siamo anche d'accordo se si dovesse decidere che sarà il partito più forte ad esprimere il leader. L'idea del federatore non mi sembra sia sul tavolo».

Giuseppe Conte vi accetta al tavolo di coalizione solo se sarete sotto il controllo della garante Schlein. Non siete a disagio?

«Faccio fatica a capire il linguaggio di Conte. Se le garanzie, secondo i criteri di Conte vanno date sulla base del passato, dovremmo essere noi a chiedere la garanzia che lui non firmi più i decreti sicurezza e non faccia un esecutivo con Matteo Salvini».

Secondo Conte, Italia viva fa perdere voti a M5s.

«In questo modo, alla fine, nel 2022 hanno fatto vincere la destra. Eviterei di ripetere lo stesso errore. A noi interessa l'unità per non trovarsi Meloni al Quirinale e non la polemica quotidiana di alcuni dei cinque stelle. Conte sembra preoccupato di fare tutta la sua campagna contro Renzi, a Renzi invece interessa di farla contro Meloni. E infatti parlerà in Aula contro la premier e con Giorgetti».

Cioè il tavolo sul programma, che ancora non è stato convocato?

«Sì, prima si comincia e meglio è. Dobbiamo tornare a parlare di quello che succede fuori, non solo di primarie. Quindi carovita, crisi del debito alle porte, bollette alle stelle e se ampliamo lo sguardo alle questioni internazionali il quadro peggiora con Trump che sembra mollare l'Ucraina e gli Houti che attaccano Riad. Di fronte a queste sfide penso che abbiamo la responsabilità di proporre una cornice di proposte condivise».

Lei è ancora convinta della necessità di una lista unica di centro?

«Casa riformista di sicuro sarà candidata. Noi stiamo già raccogliendo la disponibilità delle candidature per fare le liste e abbiamo visto una grande partecipazione di giovani entusiasti alla Leopolda. Se ci fossero le condizioni per una lista unica sarebbe preferibile, ma non mi pare all'orizzonte».

Alessandro Onorato non ne vuole sapere.

«Onorato sta lavorando per una sua lista ed è suo diritto. Noi però non possiamo stare in lista con Ingroia che con la sua attività ha provato a sporcare tutta l'esperienza politica del presidente Napolitano. È un esempio di quel giustizialismo con il quale non abbiamo nulla da condividere».

E invece con chi state dialogando? Con Benedetto Della Vedova, Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli?

«Siamo aperti a tutti purché ci siano persone che oltre a presentare candidature portino voti».