Intervista a Maria Elena Boschi per «Il Messaggero» del 8-07-2026
di Valentina Pigliautille
Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera, perché ha deciso di non raccogliere l’appello delle sue colleghe, secondo cui le preferenze nello Stabilicum finirebbero per penalizzare soprattutto le candidate donne?
«Chiediamo di introdurre la doppia preferenza di genere per superare questa preoccupazione, ma non di rinunciare alle preferenze. Le donne sono in grado di misurarsi con gli uomini anche con le preferenze come hanno dimostrato, per esempio, nel 2014 le capoliste alle europee indicate da Renzi. Ma anche le sindache e le consigliere regionali di Iv».
Ha ricevuto riscontri o commenti dopo la sua presa di posizione sul tema?
«Molti colleghi e colleghe sono d’accordo, anche se non lo dicono pubblicamente per non sconfessare la linea dei partiti. Tanti cittadini ci esortano a insistere perché l’unica cosa che chiedono è di poter tornare a scegliere».
Come risponde a chi obietta che nel 2018 e nel 2022 lei è stata candidata come capolista in collegi plurinominali considerati sicuri?
«Nel 2018 sono stata candidata in un collegio uninominale e l’ho vinto. Nel 2022, con il terzo polo, era purtroppo impossibile essere competitivi nei collegi uninominali. Sono stata candidata, al pari degli altri, sulla base della legge elettorale vigente. Con il nostro emendamento togliamo i capolista bloccati per misurarci con le preferenze. Non ho paura di confrontarmi con le preferenze e di farlo con chiunque».
Se il centrodestra presenterà un emendamento in Aula, Iv lo voterà o uscirà come hanno intenzione di fare le altre opposizioni?
«Abbiamo il nostro emendamento sulle preferenze e lo voteremo. Il punto è se lo voterà la maggioranza perché i loro voti sarebbero decisivi. Lì si vedrà se stanno bluffando. Anche perché il centrodestra non ha presentato nulla, nonostante le promesse di Meloni. Se mai ci sarà un loro testo lo leggeremo e siamo disponibili a votarlo, sempre che non sia una presa in giro per gli elettori».
Crede che, indipendentemente dalla legge elettorale, sia giusto ricorrere alle primarie per individuare il candidato premier della coalizione progressista?
«Chiediamo da tempo le primarie nel centrosinistra perché è il modo più bello per coinvolgere i cittadini e misurarsi sulla linea politica. Una festa di partecipazione. In assenza, il candidato premier è stato sempre il leader del partito che prende più voti».
Oggi prenderanno il via i banchetti di Italia viva contro il caro vita e per le preferenze. È una risposta alla piazza del campo largo a Napoli?
«Saremo presenti in tutta Italia. Nessuno può negare che Renzi guidi l’opposizione più dura a questo governo, inchiodandolo alla sua incapacità su costo della vita, sicurezza, crescita, trasporti e sanità. E non demordiamo sulla nostra battaglia per le preferenze. Alla Leopolda, ad ottobre, presenteremo le nostre proposte, frutto del lavoro delle Primarie delle Idee».
Un’unica “gamba centrista” può ancora nascere o, in vista delle prossime politiche, è più probabile che ci siano due liste divise, una guidata da Casa riformista e l’altra da Progetto civico di Alessandro Onorato?
«Iv-Casa Riformista ci sarà di sicuro e mi auguro possa essere rappresentativa di tante esperienze politiche e civiche, come già avvenuto in molte regioni e comuni. L’assessore Onorato sta riunendo alcuni amministratori. Gli auguriamo ogni successo, come lo auguriamo a Ruffini e agli altri amici. Noi siamo un partito strutturato con amministratori, parlamentari e iscritti: le nostre porte sono aperte a tutti con spirito costruttivo per vincere».
A settembre, quando il tavolo di coalizione si riunirà, riproporrete il patto anti-ribaltone per ridurre le distanze dal M5S di Giuseppe Conte?
«Presenteremo le nostre proposte a cominciare da quelle per i giovani con la start tax, per ridurre le liste d’attesa in sanità, per far tornare a crescere il Paese. E abbiamo detto che siamo pronti a firmare un impegno anti-ribaltone ma insieme a un programma per i cittadini che vincoli tutti. Quanto alle distanze con Conte: non chiediamo esami del sangue agli altri. Ma se qualcuno vuole aprire il file del passato, siamo pronti: non siamo noi ad aver fatto un governo con Salvini al Viminale».
Da politica e da donna, come giudica l’ultimo attacco rivolto da Donald Trump a Giorgia Meloni?
«Una vergogna senza giustificazioni. Però al pari di quando Trump dava della “scimmia” alla famiglia Obama o attaccava Zelensky alla Casa Bianca o offendeva delle giornaliste per il loro fisico. Ma a quei tempi Meloni non sentiva di dover dire nulla al suo amico Trump, anzi, lo proponeva per il Nobel».
