Intervista a Maria Elena Boschi per «Il Tempo» del 01-08-2025
di Edoardo Sirignano
«Italia Viva sarà decisiva come accaduto a Genova per Silvia Salis. Alle regionali in Liguria la sinistra estremista ha messo il veto su di noi e ha perso, consegnando la regione alla destra. Il nostro contributo fa la differenza tra il successo e la sconfitta, sia in termini di attrazione di voti moderati, sia in termini aritmetici: si vince al centro, ormai è chiaro».
A dirlo Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera dei Deputati.
I 5 Stelle dicono sì a Ricci, ma non a Giani. Non le sembrano eccessivi tutti questi veti?
«La mia impressione è che ieri abbiano detto "sì" a Ricci e "ni" a Giani. Alla fine sulla candidatura di Eugenio convergeranno anche loro. In ogni caso in Toscana il centrosinistra tornerà al governo della Regione, veti o non veti».
Conte detta la linea in Campania su Fico. Non le sembra Schlein sia troppo appiattita sulla linea pentastellata?
«Guardo con simpatia al paziente sforzo di Schlein di costruire il centrosinistra, anche ingoiando qualche boccone amaro. La sua è una scelta politica: lei sa bene che se stiamo tutti insieme vinciamo. E per questo è testardamente unitaria, fa bene. Quanto ai 5 Stelle, possono ben proporre un candidato in una delle regioni. Ne hanno la forza numerica. Deve essere chiaro che in questa coalizione c'è spazio per loro, ma deve essere altrettanto chiaro che non si può pensare di fare a meno di Vincenzo De Luca, della sua esperienza, del suo contributo. Ha governato bene in Campania e una rottura sarebbe inspiegabile oltre che masochista».
Scoppia, intanto, il caso Milano. La decisione del Gip: sei arresti. Sala adesso dovrà di mettersi?
«Spero che stia scherzando. Se valesse il principio per cui chi è indagato deve dimettersi, allora dovrebbe dimettersi la presidente Giorgia Meloni, il ministro Piantedosi, il ministro Nordio tutti indagati. Non scherziamo! Basta con il giustizialismo. Su Milano aspettiamo le sentenze e rispettiamo i magistrati e questo vale per tutti, di qualunque colore politico. Io sono stata massacrata dai commenti giustizialisti di Lega, M5S, Fratelli di Italia e sinistra radicale. Non li ripagherò con la stessa moneta: lavoriamo insieme per cambiare approccio e non rendere la politica subalterna alle inchieste. Serve un patto repubblicano: chi è indagato continui a lavorare, commentiamo le sentenze e non le indagini. Perché spesso il problema non è la giustizia ad orologeria, ma la debolezza della politica».
Italia Viva, da sempre, favorevole alla separazione alla separazione delle carriere. Possibile dialogare ancora con la maggioranza sulla giustizia?
«Certo, ma è stata la maggioranza a chiudere la porta alle nostre proposte. Meloni non ha voluto neanche discutere i nostri emendamenti: è un atteggiamento pericoloso e sbagliato. Noi siamo garantisti da quando ancora Giorgia Meloni cavalcava la vicenda di Bibbiano. Ovviamente, finita nel nulla. Le nostre proposte mirano a migliorare il testo secondo principi liberali. Purtroppo non hanno voluto ascoltarci».
Aumentano gli episodi di antisemitismo. Non le sembra si stata aizzata troppo la piazza da una certa sinistra?
«Gli episodi di antisemitismo allarmano e preoccupano. Un fenomeno che purtroppo in Europa ha visto negli ultimi anni una recrudescenza e che in Italia sta mostrando i suoi amari frutti. Non può e non deve esserci alcuna ambiguità sul tema. Una cosa sono libertà di manifestare e di esprimersi, altra le violenze e il razzismo. La politica sia unita nel fermare quest'ondata antisemita».
Negli ultimi mesi si torna a parlare di polo riformista. Da Israele al garantismo, spesso vi siete ritrovati con Calenda. Il grande centro è ancora possibile?
«Oggi è chiaro che il bipolarismo, ci piaccia o no, è un dato di fatto. Noi di Italia Viva stiamo lavorando per portare il nostro contributo a una tenda riformista, in cui qualunque esperienza riformista, civica è benvenuta. Non mettiamo veti, portiamo voti. E faranno la differenza».
