Intervista a Maria Elena Boschi per «La Repubblica» del 29-03-2026
di Giovanna Vitale
Onorevole Maria Elena Boschi, dopo la sconfitta al referendum, la premier Meloni cederà alla tentazione di chiedere il voto anticipato?
«Non lo so, non credo che abbia il coraggio di fare una scelta così radicale. Ma sono convinta che il logoramento non farà bene né a lei né all'Italia. Invece il centrosinistra potrà e dovrà sfruttare l'occasione per una grande campagna di radicamento sul territorio e di proposte concrete per rilanciare l'economia».
Quanto pesa il fatto che con due guerre in corso e la crisi in agguato, al governo restano pochissimi margini di manovra?
«Non credo sia solo questo. Certo la situazione internazionale è complicata. Ma la verità è che Giorgia Meloni ha perso il racconto. Per quattro anni ci ha detto che era a Palazzo Chigi per scelta degli elettori, pur avendo preso solo il 26% alle politiche e il 29% alle Europee. Adesso si è capito che può ottenere la fiducia in Parlamento ma non ha la fiducia degli italiani. E quindi tutta la sua narrazione è venuta meno. Non ha fatto una riforma, la produzione industriale è crollata, il Pil è il più basso d'Europa, i giovani fuggono: che cosa può raccontare nei prossimi dodici mesi? Nulla. Ecco perché le conviene votare subito».
Il presidente Mattarella scioglierà le Camere o proverà a formare un governo tecnico?
«Intanto bisogna vedere se Meloni trova il coraggio. Una leader che fa dimettere gli altri non è una leader. Se dovesse accadere, penso che nessuno possa dare consigli al presidente Mattarella. Lui sa cosa fare. Quello che secondo me dovremmo evitare, noi come centrosinistra, è cadere nella trappola del governo tecnico. Se la premier si dimette, noi dovremmo chiedere elezioni anticipate, non regalare a Fratelli d'Italia la facile narrazione che siamo quelli che vanno al governo senza vincere le elezioni. Andiamo al voto e sconfiggiamoli su salari, sicurezza, sanità, non con inciuci di palazzo».
Ma il centrosinistra è pronto, se si vota a giugno?
«Per me sì. Se si va al 2027 si devono fare le primarie. Se si andasse a giugno penso che potremmo fare una coalizione vincente sui collegi e poi ciascun partito dovrebbe fare la propria parte sul proporzionale».
Se però resta il Rosatellum non si rischia il pareggio in Parlamento?
«Prima del referendum i sondaggi fotografavano il pareggio con questa legge elettorale. Dopo il referendum, se la giochiamo bene, possiamo vincere, specie se al centro troviamo il modo di irrobustire la casa riformista e coinvolgere i delusi della destra e chi vuole lo sviluppo del Paese, non gli Urso e i Tajani a far danni».
Non si riuscirebbe neppure a fare le primarie. E allora come si sceglierà il candidato premier?
«Sono affezionata alle primarie e spero che ci siano i tempi. Se non ci sono le condizioni perché si vota presto, il meccanismo che hanno usato a destra nel 2022 è quello che mi convince di più: il leader del partito di maggioranza prende l'incarico per formare il governo. Meloni ha fatto così».
Schlein e Conte dovrebbero fare un passo indietro a favore di un nome che accontenti tutti?
«Schlein e Conte sono i leader dei due partiti principali del centrosinistra: non mi sembra giusto che le loro minoranze interne o i commentatori chiedano passi indietro a chi è stato legittimamente eletto dalle proprie comunità. La logica del papa straniero funziona se sono tutti d'accordo, non se viene usata per attaccare i leader. Smettiamola di chiedere passi indietro, è il momento di proporre a tutti passi in avanti: poi chi avrà più filo da tessere, tesserà».
