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Boschi: «Genova esempio da seguire. Insieme anche alle politiche»

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Intervista a Maria Elena Boschi per «Il Secolo XIX» del 21-09-2025

di Simone Rosellini

Portofino – “La Liguria è la cartina di tornasole del ruolo di Italia Viva. Alle regionali è stato messo il veto su di noi e si è perso. Alle comunali di Genova si è vinto e i nostri voti sono stati decisivi. La prospettiva è questa anche a livello nazionale”.

Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia Viva, già ministra e sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio con i governi Renzi e Gentiloni, dà la sua lettura del quadro politico nazionale intervenendo ai Portofino Talks organizzati dalla Philia Associates di Giovanni Toti.

È l’unica ospite dell’evento non appartenente al centrodestra. Non si sente fuori luogo?

“A parte che non ci si può sentire fuori luogo in un posto bello come Portofino, sono qui come esponente dell’opposizione, partendo dal principio che il confronto sia essenziale. Noi, alla Leopolda, dal 3 al 5 ottobre prossimi, avremo ospiti ministri come Crosetto e Valditara. Meloni, piuttosto, ha smesso di invitare Renzi ad Atreju perché è critico verso il suo governo. Credo che sia un momento in cui sarebbe fondamentale abbassare i toni e su questo non dobbiamo certo prendere lezioni dal centrodestra”.

Dove sta il limite del dibattito politico? Di chi è la colpa di fatti come l’omicidio di Charlie Kirk?

“In primo luogo di chi lo ha commesso, con l’aggravante che la vittima aveva due bambini. Partendo dal presupposto che le idee di Kirk erano quanto di più lontano possibile dalle nostre, penso sia orribile cercare di trovare giustificazioni alla sua uccisione. Certo, dall’altra parte, è sbagliato strumentalizzare il caso Kirk. Avrei voluto la stessa indignazione nel centrodestra per l’omicidio della deputata democratica del Minnesota Melissa Hortman. Nel dibattito politico è importante tenere i toni bassi. Se un ministro come Ciriani, evoca le Br soltanto perché l’opposizione fa il suo lavoro, non va bene. Chi è al governo ha anche una responsabilità in più rispetto a chi fa opposizione. Nel 2018 ci fu l’attentato di Macerata: una persona che era stata candidata con la Lega sparò alla sede del Pd e ferì diversi immigrati, presentandosi con tanto di saluto romano. Io ero sottosegretaria, Gentiloni Presidente del Consiglio, Renzi segretario del Pd. C’era la campagna elettorale ma decidemmo di non “sfruttare” un episodio del genere. Non andammo nemmeno sul posto”.

La prossima campagna elettorale è quella per le regionali, dalle Marche, alla Campania, alla Toscana. Che ruolo avrà Italia Viva?

“Ci presentiamo come 'Casa riformista', cioè un soggetto nuovo, un simbolo nuovo. I sondaggi sono molto positivi. Siamo decisivi per la vittoria del centrosinistra, come è stato a Genova. E, anche a livello nazionale, al cento per cento, ci si dovrà presentare uniti nel 2027. Giorgia Meloni, che ha capito la situazione, sta non a caso ragionando di modificare la legge elettorale”.

La sindaca Silvia Salis potrebbe essere una candidata premier? Potrebbe essere il nome dei riformisti?

“Salis è sicuramente bravissima ma nessuno la vuole tirare per la giacchetta, tanto meno noi. Sta facendo bene a Genova, è stata eletta da poco, è sicuramente molto brava ma si dovrà vedere. Ora c’è tutto un percorso da definire. Se si passerà attraverso le primarie, è verosimile che vi si presentino Elly Schlein e Giuseppe Conte e allora si porrà il tema di chi correrà per Casa Riformista”.

Altri nomi che si sentono sono quelli del sindaco di Napoli Manfredi e dell’assessore romano Alessandro Onorato...

“Sì ma ora noi non facciamo nomi. In questo momento, servirebbe soltanto a danneggiare chi fosse tirato in ballo”.

Parliamo di programmi, allora?

“Cercheremo di riportare al centro un’agenda riformista. Siamo quelli che hanno fatto il Jobs Act, che tutti gli altri hanno sempre criticato, nel centrosinistra e nel centrodestra, ma che nessuno modifica. Meloni e Salvini lo hanno sempre attaccato, ma non lo cambiano. Tutti sanno che qualsiasi imprenditore si rivolterebbe ma anche che il Jobs Act ha portato pure garanzie importanti per i lavoratori. Le sentenze recenti favorevoli ai riders si basano su nostre norme. Ora, per la prossima campagna elettorale, un tema dovrà essere quello del costo della vita. Le agenzie di rating daranno giudizi positivi all’Italia ma, come ci diceva Meloni quando era all’opposizione, i mercati che contano sono quelli rionali. E oggi i salari sono inadeguati al costo che ha raggiunto la vita, per le cose di base. Costo della vita ma anche qualità della stessa, che passa anche dalla sicurezza”.

Un tema che non è della sinistra?

“Credo che invece sia molto sentito, per esempio, da chi vive in una periferia degradata e deve prendere un mezzo pubblico il mattino presto o la sera tardi. È una questione che deve stare al centro dell’agenda politica e noi la porremo”.

Intanto, si guarda con preoccupazione agli scenari internazionali. Il ministro della Difesa Crosetto ha appena detto che l’Italia non sarebbe preparata a una guerra.

“Al governo avevamo cercato di invertire la tendenza sulla preparazione anche militare del Paese. Credo che, oggi, Crosetto debba guardare soprattutto nella propria maggioranza, perché quando c’è da votare chi fa problemi sulle questioni delle spese militari sono quelli della Lega”.

L’Europa è stata morbida con Israele sulla situazione di Gaza o no?

“Purtroppo c’è un tema che si trascina da tempo, che è l’assenza dell’Europa da questo scenario, che poi è anche l’assenza del governo italiano. Io ritengo che ora la situazione di Gaza sia inaccettabile e non ci siano nemmeno più parole per commentare quello che sta accadendo. Da amica di Israele, ritengo che le politiche di Netanyahu non possano essere accettate e siano un danno anche per i milioni di ebrei che vivono nel mondo. Bisogna sconfiggere Hamas, ma la strada per arrivarci è quella dei due popoli e due stati, quindi si può lavorare sulla posizione assunta dalla Lega Araba”.