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Boschi: «Carceri: sfido Nordio a un confronto all’americana»

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Intervista a Maria Elena Boschi per «L'Unità» del 13-06-2026

di Angela Stella

Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva, manca un anno o forse meno al termine della legislatura. Lei in un recente dibattito ha individuato il carcere come priorità. Cosa si può fare?

«Dopo 4 anni di fallimenti del Governo, inutile aspettarsi qualcosa in pochi mesi. C’è una emergenza umanitaria nelle carceri che non può essere ignorata e che non può essere rimessa alla buona volontà di chi in carcere ci lavora o magari della generosità degli avvocati come lo scorso anno. Serve quanto meno la liberazione anticipata speciale che con il collega Giachetti chiediamo da tempo per una “decongestione” immediata. E rivedere il dl Caivano, visto il disastro degli Ipm. Poi, certo, occorrerebbe puntare di più sulle misure alternative, rafforzare l’organico dei magistrati di sorveglianza, investire sulla polizia penitenziaria».

Il Ministro Nordio sostiene che l’attuale situazione carceraria dipende anche dai Governi precedenti. Come replica?

«Basta scuse. In via Arenula si assumano le loro responsabilità. Hanno avuto tempo, soldi del Pnrr e numeri in Parlamento per fare qualsiasi cosa e invece dopo 2 anni il commissario per l’edilizia carceraria non ha fatto nulla, le comunità per i detenuti con problemi di tossicodipendenza sono ferme al palo e continua ad aumentare il sovraffollamento, mentre diminuiscono i posti effettivi disponibili. E i suicidi non sono una mera statistica: sono vite spezzate. Nordio ha fatto il record di nuovi reati e aggravanti, ha stravolto la giustizia minorile e aumentato in modo vergognoso il numero di bambini in carcere con le loro mamme. E tutto questo senza che sia migliorata la sicurezza nelle nostre strade. Sono pronta ad un confronto all’americana sui numeri delle carceri ai tempi dei nostri Governi dal tragico sovraffollamento ereditato nel 2014 ai risultati positivi ottenuti con il ministro Orlando grazie anche a misure speciali e al coraggio di alcune depenalizzazioni».

A proposito di Nordio: avevate dato fiducia alle sue linee programmatiche condivise nel 2022. Adesso che bilancio fa?

«Cronaca di un fallimento annunciato. Non mi sono mai illusa che Nordio potesse cambiare pelle al giustizialismo di Lega e Fdl. Mi auguro loro non abbiano cambiato lui. Noi di Iv abbiamo avanzato proposte e sostenuto alcune leggi della maggioranza perché erano nel nostro programma elettorale e le condividevamo. Ma purtroppo il bilancio è negativo: le riforme su prescrizione, inappellabilità della sentenza di proscioglimento, legittimo impedimento dell’avvocato, sequestro dei cellulari, uso del trojan, sono tutte ferme e non vedranno mai la luce. In compenso abbiamo il reato di rave party e oltre 50 nuovi altri reati».

Secondo lei Nordio su molti dossier, quali ad esempio il carcere — si era detto a favore di misure clemenziali quando era ancora pm — e su depenalizzazioni, ha cambiato idea o si è dovuto piegare alla Meloni?

«Che differenza fa? Che abbia cambiato idea o si sia voluto tenere la poltrona, conta il risultato finale che è pari a zero. Ho conosciuto Nordio quando era ancora un magistrato, ho letto i suoi libri, apprezzato il suo pensiero, ma ormai non ritrovo più quelle idee nel Nordio Ministro. Forse poteva essere ricordato come il ministro di destra più liberale, sarà ricordato solo per il suo panpenalismo populista».

Nordio ha fallito il referendum e non porta a casa quasi nessuna riforma liberale. Si sarebbe dovuto dimettere?

«Sì, certo. Prima ha proposto una riforma del governo blindata, senza aprirsi al confronto in Parlamento e poi ha guidato una campagna referendaria tutta all'attacco della magistratura. Certo, non è arrivato a definire i magistrati un “plotone di esecuzione” come Bartolozzi o a mentire come Meloni che ha parlato di spacciatori e violentatori rimessi in libertà, ma questi toni hanno avvelenato il confronto. E gli italiani hanno sonoramente bocciato il governo. Si sarebbero dovuti dimettere Nordio, così come Mantovano, Meloni e tutto il governo. Invece, hanno fatto dimettere Santanchè, Delmastro e Bartolozzi — che non rimpiangiamo — ma quando si perde ci si assume la responsabilità della sconfitta, non si presenta il conto ai collaboratori».

Il Governo ora parla di dialogo sulle possibili riforme delle giustizia: atteggiamento tardivo?

«No, direi più una presa in giro. Nordio ha presentato una riforma costituzionale non emendabile — mai successo —, è andato avanti a decreti legge e voti di fiducia e ora che è del tutto sfiduciato dopo la sconfitta al referendum chiede il dialogo? O è il gesto disperato di chi si rende conto di non averne azzeccata una o il gesto troppo furbo di chi è già in campagna elettorale. Concentriamoci su poche cose come la stabilizzazione degli addetti dell'ufficio del processo, il ripensamento della riforma dei giudice di pace, le carceri».

Dodici milioni di italiani chiedono che la giustizia cambi. Come prendere in considerazione questo malcontento?

«In realtà molti di più. Tanti di coloro che hanno votato no, hanno bocciato il governo ma vorrebbero una vera riforma della giustizia. Magari non raccontata come “ritorsione” verso magistrati, ma come tentativo di dare ai cittadini un sistema più giusto ed efficiente, oltre che rapido. Con il doveroso ammonimento del presidente Greco: non si può barattare l'esigenza di celerità con la necessità delle garanzie».

Si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Csm. Lei teme in nuove derive correntizie o crede che la magistratura abbia voltato pagina?

«Temo che la nuova legge elettorale per il CSM varata da Cartabia lasci tutto inalterato rispetto al gioco delle correnti, motivo per cui non votammo a favore di quella riforma. Dopo il referendum, forse, cambieranno i pesi delle diverse correnti e quindi gli equilibri nel Csm ma non penso che spariranno come per magia, anzi. E peraltro non basterebbe nemmeno una nuova legge elettorale, serve un profondo ripensamento culturale».

Il caso Minetti ha riacceso il faro sull'istituto della grazia. In un mondo perfetto forse il Presidente della Repubblica potrebbe anche non conoscere il nome di chi la richiede, perché conta solo il percorso. Lei che idea si è fatto di questa vicenda?

«Non entro nel merito delle valutazioni fatte dalla Procura e, quindi, dal Quirinale perché non ho elementi sufficienti. Penso che ci dobbiamo fidare della correttezza degli accertamenti svolti. Mi ha colpito però la solita gogna mediatica sollevata che non ha avuto rispetto nemmeno del minore coinvolto».

Lei sarebbe d'accordo sulla responsabilità civile dei magistrati?

«Siamo stati noi con Renzi a cambiarla nel 2015 per rafforzarla e vi assicuro che quelle modifiche non piacquero molto ai magistrati, così come la riduzione della sospensione feriale. Noi siamo d'accordo a rivederla perché tutti devono rispondere per i propri errori, magistrati come avvocati. Ma resterà solo un altro spot elettorale del governo. Non hanno nemmeno voluto votare l'istituzione della giornata degli errori giudiziari in memoria di Tortora che avevamo proposto noi, figuriamoci se toccheranno la responsabilità dei magistrati».