17/02/21
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Boschi: "Aver creato le condizioni per il governo Draghi è stata un'impresa di cui godranno innanzitutto le nuove generazioni"

Intervista di Barbara Jerkov, "il Messaggero", 17 febbraio 2021.     

Presidente Boschi, il governo Draghi nemmeno ha avuto la fiducia che già si alzano le prime voci di ministri in polemica con l'operato del governo. Forse non hanno ancora capito che vuol dire stare in una maggioranza di larghe intese?
«È normale qualche difficoltà in fase di rodaggio, ma sono comunque ottimista. Abbiamo un leader riconosciuto e autorevole come Draghi, molte risorse europee e finalmente un governo che pensa alle prossime generazioni anziché ai sondaggi».

E come valuta questo intergruppo Pd-M5s-Leu all'interno della maggioranza?
«Penso sia una scelta che rende il Pd subalterno ai grillini. Un autogoal figlio della stessa strategia utilizzata durante la crisi. Ma per noi va bene così: questa nuova alleanza parlamentare apre una prateria a chi come noi vuole diventare la casa del riformismo».

Nessuna difficoltà, da parte sua, a ritrovarsi nella stessa coalizione con Salvini?
«Non è una coalizione politica tradizionale, ma un governo di unità nazionale promosso dal Capo dello Stato in un momento difficile per il Paese. E dunque la collaborazione con Salvini e la Lega, come pure con tutti gli altri, è possibile e necessaria. Fino alla fine della legislatura dobbiamo lavorare insieme, come richiesto dal presidente Mattarella».

Il fatto di essere una coalizione che va da sinistra a destra vuol dire che inevitabilmente alcuni temi più divisivi dovranno essere accantonati nell'agenda dei prossimi mesi?
«Accantonare tutto ciò che era divisivo ha portato al fallimento del governo Conte. Sono certa che non si replicherà anche con Draghi. Ciascuno dovrà fare dei passi indietro. Altrimenti se andiamo avanti sulle sole cose su cui siamo d'accordo restiamo fermi su tutto. Occorre una sintesi confidando sull'autorevolezza del presidente del Consiglio».

A breve in Parlamento tornerà d'attualità il nodo prescrizione. Iv era pronta a votare con il centrodestra contro il testo Bonafede. Ora che succederà sulla giustizia?
«Ripongo molta fiducia in Marta Cartabia. La nuova Guardasigilli saprà trovare la strada giusta per una riforma organica che superi anche le misure più controverse dell'ex ministro Bonafede. Sulla prescrizione si gioca la civiltà giuridica di un Paese: noi non molliamo. E tuttavia non abbiamo problemi a rinviare di qualche settimana: l'importante è che si apra una riflessione seria su tutto il mondo della giustizia, dalle carceri al civile».

Italia Viva ha innescato la crisi del governo Conte e ora si ritrova con una ministra in meno nella nuova squadra. Ne valeva la pena?
«Se avessimo detto sì al Conte ter oggi avremmo molti più ministri, sottosegretari, posti. Ma la politica non è solo poltrone. Questo è un passaggio storico: dobbiamo vincere la sfida della pandemia e gestire una ripartenza che sarà come un dopoguerra. Aver creato le condizioni per il governo Draghi è stata un'impresa di cui godranno innanzitutto le nuove generazioni. La capacità di fare politica non si misura dal numero di ministri, ma dalla speranza che puoi restituire al Paese. Verrà il giorno in cui Italia Viva sarà ringraziata per il coraggio e la generosità di queste settimane».

Quanto ai sottosegretari, è vero che saranno tutti politici? Lei stessa potrebbe cambiare ruolo?
«Il profilo della squadra di governo lo deciderà il presidente del Consiglio. Quanto a me, no grazie. Faccio il capogruppo ed è un lavoro bellissimo. Nei prossimi due anni voglio contribuire al consolidamento di Italia Viva nel nostro Paese e in Europa. Ho già rinunciato a fare il ministro per aiutare a comporre il quadro durante la crisi di governo. A maggior ragione non faccio minimamente parte dei potenziali sottosegretari».

Si è molto parlato in questi giorni della mancanza di ministre a sinistra. In realtà ricordo che solo Renzi ebbe un governo per metà di donne. La parità è ancora così lontana per la politica italiana?
«Renzi premier, ma anche da sindaco e poi da segretario, ha sempre insistito sulla parità. È uno dei meriti che ha e che in pochi gli riconoscono. Italia Viva aveva due ministre, donne. Ora ha una ministra. Penso che ci sia un gap culturale: anche nel giornalismo, in magistratura, nelle professioni, le donne sono valorizzate spesso solo a parole. Sono felice di militare in un partito capace di riconoscere davvero il ruolo delle donne. Da noi il problema delle quote lo porranno gli uomini, prima o poi».

Tra le esponenti democrat c'è chi dice che sarebbe un errore accettare ora posti di sottogoverno e che avrebbe più impatto un rifiuto come azione di lotta per la parità di genere. Lei cosa farebbe al posto loro?
«Penso che alla fine le donne del Pd accetteranno i posti di sottogoverno. Ma il punto non è nemmeno questo. C'è una sfida culturale da vincere, soprattutto nel Pd: parlano di ideali che poi rinunciano a sostenere. È stato così in passato per i diritti civili: se non avessimo messo noi la fiducia saremmo ancora a fare i convegni sui Dico. Lo stesso riguarda le donne: con l'eccezione della parentesi renziana le donne nel Pd sono considerate spendibili per i ruoli minori. Mi spiace, sinceramente, per le colleghe. Spero che tirino fuori il coraggio. Quanto a me, sono felice di stare in una comunità che ha fatto delle politiche di genere un biglietto da visita. Anche su questo Italia Viva ha indicato prima degli altri la direzione».