parlamento

Borghi: «Opacità in Libia, la premier riveli i veri rapporti»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

Intervista a Enrico Borghi per «Domani» del 15-07-2025

di E.Ri.

«La guerra è tornata nel cuore dell'Europa. La democrazia mostra le proprie fragilità». Si interroga sulle dinamiche nascoste di quest'epoca turbolenta Enrico Borghi, senatore e vicepresidente di Italia Viva nonché membro del Comitato parlamentare che si occupa di sicurezza. Lo fa nel suo ultimo libro Sotto attacco edito da Rubbettino con la prefazione di Matteo Renzi. Un volume che analizza il sistema globale, sempre più instabile e segnato da conflitti geopolitici, rivoluzioni tecnologiche e minacce emergenti: dall'egemonia delle grandi potenze ai nuovi pericoli legati a big data e intelligenza artificiale.

Partiamo dal caso Almasri. Come cambiano i rapporti tra ltalia e Libia dopo il "pasticciaccio" sul torturatore di Mitiga?

Non si arriva a umiliare l'Italia da parte di chi governa la "quarta sponda" se non si sentono le spalle ben coperte. Se dalla Cirenaica si sfratta il nostro ministro dell'Interno, e dalla Tripolitania si pretende il rimpatrio di un criminale come Almasri con tanto di aereo di Stato, evidentemente si ha la concezione dell'Italia come di una realtà ancillare, subalterna e debole. È ovvio che in Libia, dentro una endemica guerra civile, si gioca una partita sullo scacchiere che vede Turchia e Russia diventare decisivi. Ma tutto avviene alle nostre spalle, e con il balbettante assenso del governo Meloni che ha perso il bandolo della matassa, a cominciare dal dossier migratorio che infatti riesplode, e che non ha il coraggio di dirci qual è la vera natura delle relazioni con quel Paese.

Cosa pensa sulla gestione italiana del caso del libico?

Rischiamo di vedere un remake del caso Sangiuliano: Meloni e Mantovano, che hanno in mano la chiave che non vogliono fornire, stanno scaricando tutto su via Arenula. Ma la domanda che spiega il caso Almasri resta senza risposta: qual è la vera natura dei rapporti tra il governo Meloni e la Libia?

Il suo libro parla anche di sicurezza. E della riforma dei nostri servizi.

Su questa riforma dico che bisogna evitare un ritorno al passato e invece si sta andando verso il passato. Servono soggetti maggiormente specializzati. Come in Francia. Come negli Stati Uniti. Da noi troppe le porte girevoli. I servizi non dovrebbero essere un premio alla carriera.

Nel decreto sicurezza all'articolo 31 si stabilisce che i servizi segreti potranno dirigere e organizzare gruppi con finalità terroristiche.

È preoccupante. E mi stupisce che solo Italia Viva sollevi il tema. Nel paese della della P2 delle centrali di ascolto e dossieraggio illegali, da oggi si spalancano le porte al rischio di deriva opaca, se non autocratica, e si sbilancia un potere a favore dell'esecutivo con contrappesi saltati. E poi c'è un tema politico: questa norma, e questo decreto, certificano il cambio di passo del governo verso una politica di destra trumpiana ancora più marcata. Codice penale per la resistenza passiva, codice penale sul diritto di manifestare, poteri speciali ai servizi nei giorni di Paragon. La destra di governo si sta trasformando in qualcosa che nella Repubblica non si è mai visto.

A proposito di Paragon, cosa ci si aspetta per il futuro?

L'evoluzione delle tecnologie sarà sempre più forte. Il caso Paragon, rimandando alla relazione del Copasir, dice una cosa: la sicurezza sta andando in mano ai soggetti privati stranieri. Siamo solo all'inizio.