Intervista a Enrico Borghi per «Il Corriere della Sera» del 08-08-2025
di Adriana Logroscino
«II caso Almasri svela tre questioni alla base delle quali c'è una certezza: una grave responsabilità del governo, tutta politica». Enrico Borghi, senatore di Italia viva e componente del Copasir, respinge la lettura di Giorgia Meloni sulla vicenda del generale libico scarcerato e rimpatriato: «A noi della procedura giudiziaria interessa zero».
Il primo aspetto politico rilevato da Borghi è la contraddizione tra le motivazioni della scarcerazione e del rimpatrio del generale: «A febbraio i ministri in Aula sostenevano che il rimpatrio non fosse stato imposto da ragioni di sicurezza nazionale. Ora, in sede giurisdizionale, emerge che il governo sostiene di aver agito proprio per ragioni di sicurezza nazionale legate a interessi italiani in Libia. È la dimostrazione che Meloni non è riuscita a governare una vicenda che le è scappata di mano. La sua leadership assertiva non esiste».
Poi il senatore renziano evidenzia una «impalpabilità» della politica estera italiana. «La presidente Meloni dice sempre di non essere ricattabile -ricorda Borghi- ma i membri del suo governo, davanti al Tribunale dei ministri, ammettono di fatto che l'Italia è sotto scacco matto della Libia.
Al di là del fatto che tre giudici non abbiano riconosciuto la sicurezza nazionale come elemento scriminante, dal punto di vista politico il governo dovrebbe dire per difendere chi o cosa ha rimandato in patria Almasri. E invece ammicca, galleggia, fa cosmesi col cosiddetto Piano Mattei. Ma la sua azione in politica estera è inconsistente e il caso Almasri lo svela».
Per Borghi l'immagine è quella di «un governo che tira a campare», in cui un caso «fa esplodere la maggioranza e fa esplodere anche al suo interno il ministero della Giustizia». Oltre all'aspetto di merito, cioè la gravità delle accuse mosse ad Almasri e il rispetto che l'Italia deve a un mandato di arresto della Corte penale internazionale - «in base agli accordi che ci vincolano, violando i quali si costituisce un grave precedente» - per Borghi infine c'è stata anche una sgrammaticatura istituzionale.
« Se la tesi portata avanti dal sottosegretario Mantovano è quella giusta, cioè se c'erano ragioni di sicurezza di Stato per rimpatriare Almasri, Meloni avrebbe dovuto convocare i capi dell'opposizione, spiegare nel dettaglio gli elementi in suo possesso e porre il segreto di Stato. Non è un inciucio, è una prassi consolidata. Alla quale il governo non ha saputo attenersi».
