parlamento

Borghi: «Evocano cospirazioni. Ma noi solleviamo solo un tema politico»

Le attività ed i successi che portiamo avanti dipendono dall'impegno di ognuno di noi. Ogni contributo è importante.
dona italiaviva

L'intervista a Enrico Borghi per «QN» del 20-08-2024

di Bruno Mirante

 

Enrico Borghi, senatore di Italia Viva, qual è la sua idea in merito alla vicenda Meloni e al presunto complotto che sarebbe stato ordito nei confronti della premier?

«Siamo in presenza di ciò che Gramsci avrebbe definito il sovversivismo delle classi dirigenti. È stata costruita una teoria e si è giunti addirittura a evocare parole ai limiti dell'eversione, cioè complotti o addirittura cospirazioni per fermare il governo. È stato il numero due di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, a ricorrere a tali parole. Il capogruppo Foti ha tirato in ballo, evocandolo, il presidente Renzi, non meglio precisati magistrati, faccendieri, lobbisti che starebbero tramando ai danni della premier. Allora io dico fate i nomi e le circostanze. Vengano in Parlamento a dirci chi sono le persone che hanno cospirato».

Si tratta di una bolla mediatica di fine estate o c'è di più?

«Le parlamentari di Italia Viva hanno fatto quel che normalmente fa l'opposizione: sollevare un tema politico. Arianna Meloni ha o no partecipato alle nomine? Per questo sono state aggredite e definite con epiteti quali "muta di cani". Noi siamo garantisti: i temi li poniamo in Parlamento, non in Procura. La mia opinione è che sia una campagna di comunicazione ben architettata, che punta a guadagnare consensi sulla diffusione della paura. In questo modo Meloni diffonde paura verso un cosiddetto sistema che la bersaglierebbe».

Faccia qualche esempio...

«È una straordinaria arma di distrazione di massa, perché se non ci fosse stata questa sparata di Sallusti, evidentemente orchestrata dietro cui sono corsi tutti gli esponenti di Fdl i giornali di che avrebbero parlato? Di treni e aerei che non funzionano, di Meloni e Salvini che si sono trovati per discutere di politica a prescindere dal terzo partner e cioè Tajani».

In alternativa?

«Forse è un'arma preventiva. Noi non lo sappiamo, anzi sarebbe interessante ce lo spiegassero. Se – e mi auguro da garantista di no – Arianna Meloni fosse indagata, noi la giudicheremmo innocente fino a sentenza passata in giudicato. Non siamo come i Fratelli d'Italia, che chiedevano le dimissioni di Renzi, Boschi e Paita prima ancora che intervenissero sentenze».

Sì, ma in quanto partito di opposizione avete contestato l'influenza di Arianna Meloni nelle nomine di governo.

«E ci mancherebbe. II ruolo dell'opposizione è di vigilare. La questione da noi posta è tutta politica. Nel caso in cui fosse vero che Arianna Meloni fosse intervenuta sulle nomine allora saremmo passati dalla partitocrazia alla parentocrazia. È un reato? No, e comunque non spetta a me dirlo. È un fatto politico da sottolineare? Crediamo di sì».