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Borghi «Euroatlantismo a targhe alterne. Meloni ora deve fare una scelta»

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Intervista a Enrico Borghi per «La Stampa» e «Il Secolo XIX» dell' 8-12-2024

di Alessandro Di Matteo

Il senatore Iv e membro Copasir: «Subito strumenti contro la guerra ibrida».

La vicenda delle elezioni romene conferma che è in atto una «guerra ibrida» della Russia contro i Paesi europei, secondo Enrico Borghi, capogruppo Iv al Senato e componente del Copasir. La posizione di Matteo Salvini è «inquietante», aggiunge, e per Giorgia Meloni è arrivato il momento di «fare una scelta di fondo, perché «non si può essere euro-atlantici a targhe alterne».

Lei parla di "guerra ibrida" contro i Paesi europei, ma Salvini si definisce un patriota...

«Sì, bisognerebbe capire di quale patria. E di quali padri: visto che la parola patria significa terra dei padri c'è da chiedersi chi siano i "padri" di Salvini. Il leader della Lega è inquietante ma non sorprendente. C'è da ricordare che fu l'unico ministro di tutto il G7 che corse immediatamente a celebrare le elezioni farsa vinte da Putin mentre tutto l'occidente non le riconobbe».

Però lui è vicepremier e parla sempre più spesso di politica estera. Chi dà la linea del governo?

«Avendo risolto i problemi dei treni - che come è noto arrivano in orario, anzi partono 50 minuti prima per farlo - si sente in diritto di parlare di cose di altri. L'attuale capo di stato maggiore Luciano Portolano in Parlamento, nei giorni scorsi, ha posto il tema della guerra ibrida come uno dei primi punti - se non il primo - da affrontare. In precedenza c'era stato l'allarme dell'ammiraglio Cavo Dragone, e del capo del Dis Belloni, oltre alle diverse prese di posizione del ministro Crosetto. Aggiungo anche lo scivolone del ministro Tajani che venerdì ha presieduto alla Farnesina un tavolo-monstre dedicato alla riapertura delle relazioni commerciali con la Russia. Qualcosa di imbarazzante direi. Che ci sia un'intima contraddizione interna al governo mi pare di tutta evidenza. Giorgia Meloni rispetto a questi temi deve fare una scelta di fondo: non si è euroatlantici a targhe alterne. Anche se per onestà questo accade anche a sinistra, leggo le dichiarazioni di Conte. Il tema rischia di essere sistemico nel nostro Paese».

Ma forse era meglio intervenire prima, se c'erano segnali di intromissioni straniere. Non le sembra pericoloso annullare le elezioni? Non si rischia di delegittimare ancor di più la democrazia?

«E un terreno minato, che però deve essere sminato attraverso un'azione preventiva che parta innanzitutto dalla consapevolezza dell'esistenza della guerra ibrida. Lo abbiamo visto già in Georgia e Moldavia, con pesanti interferenze che hanno influenzato significativamente l'esito del voto. Bisogna ricordare che la Corte costituzionale della Romania -Paese Ue e Nato - arriva a seguito di un corposo rapporto dei servizi segreti romeni che hanno svelato una complessa campagna di manipolazione del voto. Anche per questo io ho presentato da tempo un disegno di legge per la creazione di una agenzia per la sicurezza cognitiva e contro la disinformazione. Paesi come gli Stati Uniti, la Francia, la Svezia o la Repubblica Ceca si sono già dotati di strumenti di questo genere».

Non si rischia la censura?

«No, è l'esatto opposto della censura. L'agenzia deve disvelare le attività di guerra ibrida. Le istituzioni devono essere consapevoli quando ci sono operazioni di questo tipo in corso. L'88% degli americani si informa prioritariamente sui social network. Se vogliamo evitare di essere vittime della dittatura dell'algoritmo abbiamo bisogno di adeguare gli strumenti a tutela della nostra libertà. Si aprono nuovi scenari, bisogna esser consapevoli che bisogna adeguare gli strumenti e leggere i tempi nuovi che arrivano».