giustizia elezioni 2022

Bonifazi: "Il Terzo Polo è garantista al 100%"

Intervista di Gia. Pul., "il Dubbio", 24 agosto 2022.

Francesco Bonifazi, senatore di Italia Viva e fedelissimo di Matteo Renzi, spiega senza mezzi termini che «l'obiettivo è riportare Mario Draghi al governo» e sul programma del terzo polo in tema di giustizia è netto: «come terzo polo abbiamo un'identità nettamente garantista, senza sbavature - commenta - anche sul tema delle carceri il nostro programma sulla giustizia è chiaro, la pena deve tendere alla rieducazione: non lo dicono Renzi e Calenda, lo dice la Costituzione».

Senatore Bonifazi, chiusa la partita delle liste si apre la campagna elettorale vera e propria: qual è l'obiettivo minimo del terzo polo e di Matteo Renzi?
L'obiettivo del terzo polo non è solo un numero, ma quello di offrire un progetto serio agli elettori, una casa peri riformisti e per i liberali, alternativa a populisti e sovranisti. Riportare al centro del dibattito la competenza e non la simpatia e le vecchie e superate ideologie novecentesche. Saremo determinanti e se gli italiani ci daranno fiducia lavoreremo dal giorno dopo le elezioni per riportare Mario Draghi alla guida del Paese.

All'alleanza tra Renzi e Calenda si è arrivati dopo la rottura tra il secondo e il centrosinistra di Enrico Letta, ma al momento dell'accordo tra i due da Italia Viva piovvero critiche al fondatore di Azione. Come faranno Renzi e Calenda ad andare d`accordo?
Io penso che dobbiamo uscire da questa dinamica caratteriale e se vogliamo anche folkloristica: Renzi e Calenda non devono andare in vacanza, ma portare le loro competenze in Parlamento. Hanno lavorato insieme, il primo da presidente del Consiglio, il secondo da ministro dello Sviluppo economico, producendo risultati eccellenti. Penso, solo per fare un esempio, a Industria 4.0, che ha permesso di far crescere la produttività davvero. Hanno discusso in passato? Vero. Ma la politica è il centro della discussione per antonomasia, in democrazia.

Il governo Draghi ha portato avanti la riforma del penale, del civile e del Csm, improntate al garantismo: in che modo il terzo polo ha intenzione di continuare su questo lavoro e su una certa idea di giustizia, vista ad esempio l'emergenza carceri tuttora in corso?
Il merito della riforma Cartabia è stato quello di superare quella Bonafede, un vero e proprio schiaffo in faccia al garantismo e ai principi costituzionali. A mio avviso non è però entrata nel profondo delle questioni che sotto dirimenti: lo strapotere delle correnti che condizionano l'operato della magistratura e la responsabilità civile. I magistrati devono andare avanti perché sono bravi, non perché sono iscritti a una corrente. E come chiunque svolga rana funzione così delicata e importante, se sbagliano devono pagare. Ci sono sette milioni di italiani che in occasione del referendum sulla giustizia hanno scelto di andare a votare sì rinunciando a una domenica di sole: dobbiamo ripartire da quei voti, che dimostrano come la necessità di cambiamento non sia solo nelle parole di politici e addetti ai lavori. Da avvocato che esercita la professione credo che quelle voci debbano essere ascoltate con attenzione. Come terzo polo abbiamo un'identità nettamente garantista, senza sbavature: anche sul tema delle carceri il nostro programma sulla giustizia è chiaro, la pena deve tendere alla rieducazione. Non lo dicono Renzi e Calenda, lo dice la Costituzione.

Quali punti del programma saranno per voi imprescindibili nel caso in cui doveste arrivare a un risultato tale da rendervi protagonisti per la formazione di un nuovo governo?
Dagli interventi sulla produttività, al lavoro, al fisco, alle politiche energetiche, vogliamo riportare l'agenda Draghi al centro dell'azione di governo. Agenda Draghi significa sviluppo e crescita. Significa puntare su uno Stato che investe e non che elargisce mance, che è nettamente ancorato a un posizionamento atlantista ed europeista, che punta sul lavoro e non sui sussidi, sui rigassificatori e non sulla decrescita.

Calenda senza mezzi termini dice che l'obiettivo è che non vinca nessuno: cercherete dunque di sabotare la formazione di un nuovo governo, così da mandarla per le lunghe e far sì che sia Mario Draghi a scrivere la prossima legge di bilancio?
Sabotare è una parola che non mi piace: noi abbiamo perso un referendum cercando di cambiare questo Paese e far sì che la volontà degli elettori fosse rispettata; sognavamo e sogniamo ancora un'Italia in cui il giorno dopo le elezioni si sa chi ha vinto e chi governerà per 5 anni. Mi auguro quindi che in questa legislatura si riesca finalmente a portare a compimento una riforma che consenta l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Giocando con le attuali regole del gioco, vale a dire quelle di una Repubblica parlamentare, il giorno dopo le elezioni, se Giorgia Meloni non avrà la maggioranza, proveremo a riportare Mario Draghi a Palazzo Chigi, così come abbiamo fatto già una volta mandando a casa Giuseppe Conte.

Molti dei collegi contendibili sono raggruppati tra Emilia-Romagna e Toscana, dove voi dovreste avere un buon bacino di voti. Non credete che un vostro buon risultato finirebbe per avvantaggiare la destra proprio in questi collegi?
La destra non la avvantaggiamo noi, ma la politica miope di Enrico Letta. Il Pd aveva tre strade: una, quella che personalmente avrei ritenuto inaccettabile ma numericamente sensata, consisteva nel costituire una grande alleanza dai moderati al M5S. La seconda, quella di allearsi in un progetto riformista con Italia Viva e Azione. La terza, far correre da solo il Pd seguendo una vocazione maggioritaria. Ha scelto di dire no a Italia Viva e sì a Fratoianni, un vero stratega del rancore personale, direi. Poi, il primo giorno di campagna elettorale, ha proposto di alzare le tasse. Credo che Giorgia Meloni dovrebbe davvero ringraziarlo: a fare campagna elettorale per lei ci pensa il segretario del Pd.

A proposito di Pd, Conte ha prima aperto a un futuro riavvicinamento ai dem, per poi ripensarci. Voi invece sareste pronti a un governo centrosinistra-terzo polo?
Noi siamo pronti a riportare Mario Draghi alla guida del paese. E a questo lavoreremo, cercando di rimediare alla sciagurata scelta di Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi che ha privato l'Italia di un leader solido e credibile. Ci aspetta un autunno durissimo, l'inflazione mette in difficoltà le famiglie, la crisi energetica e il costo delle bollette rischiano di mettere in ginocchio le imprese. Affrontare queste difficoltà con un governo credibile è il primo dei nostri obiettivi.