16/09/20
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Bonetti: "Tamponi più veloci per i bambini"

Intervista di Veronica Passeri, "QN"/"la Nazione"/"il Giorno"/"il Resto del Carlino", 16 settembre 2020.

Tamponi rapidi, una «corsia preferenziale» per bambini e ragazzi, per non tenere scuola e famiglie col fiato sospeso a ogni caso sospetto di positività per Covid-19. E mai più un lockdown delle scuole. In un anno così difficile, le famiglie, assicura la ministra Elena Bonetti (Italia Viva), non saranno lasciate sole.

Ministra cosa significa sostenere la famiglia in un anno come questo?
«Significa riconoscere e restituire alla scuola la centralità di luogo principale attraverso il quale favoriamo il protagonismo dei bambini e dei giovani. È il loro punto di vista che va messo al centro in tutte le scelte che si fanno. È questo cambio di passo che ci permette di aiutare le famiglie».

Con quali strumenti?
«Ad esempio, nel caso i bambini debbano rimanere a casa per evitare che si creino focolai non controllabili, ho promosso la necessità che sia riconosciuto il diritto ad avere a casa un genitore che si occupi di loro. Il diritto allo smart working dei genitori tutela i bambini. Così come il diritto del genitore al congedo retribuito per stare a casa con i figli in quarantena. Queste due misure sono già attive dal 9 settembre».

La scuola è ripartita con lo spettro di nuove micro-chiusure in caso di contagi. Come aiutare su questo fronte le famiglie?
«Serve chiarezza, innanzitutto. Ho proposto che vengano istituiti percorsi territoriali, ad hoc, di screening, di test e tamponi rapidi ai primi sintomi, per evitare lungaggini, confusione e paura. Tutto questo a tutela di una serenità dei bambini che non devono vivere un anno scolastico nella continua incertezza, ma al contrario poter accedere a un percorso di recupero delle relazioni e dei luoghi di comunità».

Quindi corsia preferenziale sullo screening per bambini e ragazzi?
«Assolutamente sì, deve esserci una corsia preferenziale sul territorio, punti di riferimento integrati con il sistema dei pediatri. Per fare questo serve governare bene, penso qui alla candidatura di Italia Viva accanto a Eugenio Giani in Toscana, e c'è bisogno di risorse: usiamo senza indugio quelle che l'Europa ci mette a disposizione con il Mes e investiamo sui nostri figli. Non c'è investimento che meriti di più».

Concretamente a cosa pensa?
«Si deve prevedere che per le scuole e le famiglie ci sia un canale prioritario dedicato, ho chiesto che, istituto per istituto, vi sia un riferimento medico, in modo che davanti al primo caso sospetto di positività, insieme al pediatra di base, si faccia il prima possibile un test rapido, che dia in poche ore la risposta. Così al bambino eventualmente positivo sarà garantita una cura adeguata e non verranno tenute nell'incertezza una classe, una scuola e le famiglie coinvolte».

Mancano insegnanti di sostegno e alcuni bambini sono stati costretti a rimanere a casa...
«Il diritto allo studio deve essere riconosciuto a tutti. E se un bambino disabile necessita di un insegnante per accedere a questo diritto, quell'insegnante ci deve essere. Punto. Accanto al docente, poi, ci deve essere una rete di sostegno che integri l'azione della scuola e che aiuti la famiglia durante tutto l'arco della vita. Oggi o si costruisce un sistema educante per tutti, nel quale le disabilità vengono accolte e si restituisce piena dignità a tutti gli studenti, o avremo un Paese che non sa ripartire. La posizione di Italia Viva è molto chiara: l'investimento in umanità è un passaggio che non è più rimandabile».

C'è anche un gap digitale nel Paese, la didattica a distanza l'ha dimostrato. Che fare?
«La scuola che ha riaperto deve restare aperta, dobbiamo monitorare caso per caso, il Paese non si può più permettere un nuovo lockdown. Detto questo c'è un divario e una discriminazione da colmare che riguarda le competenze digitali, la strumentazione e le connessioni territoriali. Lo ripetiamo spesso, quello che ci occorre urgentemente è investire in infrastrutture, un vero piano shock per ripartire tutti insieme. È una questione di pari opportunità perché non si facciano parti uguali tra disuguali».