31/07/20
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Bonetti: "Sostenere e incentivare la presenza femminile nelle PMI”

Gli interventi pubblicati dal "Sole 24 Ore" e da numerose altre testate, a commento dei dati Unioncamere e Istat, relativi al lavoro femminile, diffusi il 31 luglio 2020.

C’è un pre Covid e un post Covid nell’anagrafe delle imprese fondate da donne secondo l’ultimo Rapporto sull'imprenditoria femminile realizzato da Unioncamere.

Un esercito di un milione e 340mila aziende, il 22 per cento del totale in Italia, che negli ultimi cinque anni è cresciuto molto più velocemente di quelle guidate da uomini: +2,9 per cento contro +0,3 per cento. Ma tra aprile e giugno di quest’anno si sono registrate oltre diecimila iscrizioni in meno da parte di neo-imprenditrici rispetto allo stesso trimestre del 2019.

Perché? L’ipotesi più accreditata, condivisa sia da Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere, che da Tiziana Pompei, vicesegretario generale di Unioncamere e direttore generale di Si Camera, è che a pesare sull'idea di avviare una impresa in questo periodo, oltre alle preoccupazioni comuni e trasversali, sia rientrata prepotentemente in scena una questione di genere, il fattore C, inteso come ‘cura’ o ‘care giving’.

Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia, sottolinea: “L’esperienza imprenditoriale femminile è l’unico dato italiano in controtendenza e migliore della media europea rispetto all'occupazione in generale“.

Come incentivarla? “Serve sostenere  - spiega la ministra Bonetti - e incentivare la presenza femminile nelle PMI, settore privilegiato per il lavoro delle donne. Abbiamo quindi individuato, come Dipartimento per le pari opportunità, tre direzioni di intervento: accesso al credito e formazione finanziaria, per i quali dall’inizio della crisi sanitaria abbiamo già incrementato di 5 milioni di euro il fondo destinato al credito delle PMI femminili; un piano nazionale di formazione al digitale, con particolare attenzione ai settori e alle categorie di donne imprenditrici, che sono maggiormente escluse da tali percorsi formativi; promozione incentivata, tra le imprese femminili, e condivisione di strumenti di welfare e di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa. Sono convinta che il coraggio delle donne che sanno osare scelte innovative possa fare di queste imprese il primo passo per la ripartenza di tutto il Paese”.

Inoltre, l'Istat fotografa un mercato del lavoro ancora in sofferenza. Ma quel che colpisce è la spaccatura tra gli uomini, per cui si iniziano a vedere segnali incoraggianti, e le donne, sempre più estromesse. I numeri dicono che a giugno si contano 4,6 mila occupati in meno a causa dell'emorragia. che ha colpito la componente femminile (-86 mila), mentre quella maschile fa progressi (+39 mila). E stavolta, al contrario di quel che si era verificato nei mesi precedenti, a perdere terreno sono i contratti a tempo determinato, con 60 mila posti fissi andati in fumo.

"Le donne. stanno pagando un prezzo altissimo a causa della crisi da Covid-19", twitta la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, secondo cui dall'Istituto di statistica arriva una conferma "drammatica". Serve uno strumento "shock", come "la decontribuzione del lavoro femminile", suggerisce.