Famiglia pari opportunità

Bonetti: "Le prime risorse del Piano sono la leva per la parità di genere"

Estratto dell'intervista di Alessandro Di Matteo, "la Stampa", 23 giugno 2021.

I 7 miliardi del Pnrr per la parità di genere sono solo «una leva», un innesco che deve consentire di attivare risorse ben più consistenti. La ministra Elena Bonetti parla dell'impegno del governo su questo tema e assicura: «Il presidente Draghi è la figura giusta per questo passo di maturazione».

Draghi promette 7 miliardi entro il 2026 per la promozione dell'uguaglianza di genere. Sono sufficienti?
«Sulla parità di genere mi lasci dire che il Paese è rimasto bloccato da anni. Adesso con il Pnrr, con la strategia che ha illustrato il presidente Draghi possiamo sbloccare il Paese e rimetterlo in moto. I 7 miliardi sono una "leva" di attivazione per la parità di genere, per la partecipazione delle donne in tutti i contesti sociali. Quei 7 miliardi permetteranno alle donne di accedere agli altri 240 miliardi del Pnrr con pari opportunità rispetto agli uomini. Faccio un esempio: il Pnrr investe più di 24 miliardi in innovazione, ma il gap digitale oggi è molto significativo per le donne. Il miliardo e mezzo sulla formazione è la leva che di fatto renderà quelle risorse davvero accessibili alla pari».

Quali sono gli obiettivi della strategia del governo in tema di parità di genere da qui al 2026?
«È la prima volta che il nostro Paese si dota di una strategia nazionale per la parità di genere. Ci sono cinque assi di intervento con obiettivi al 2026: lavoro, reddito, competenze, la condivisione dei carichi di cura familiare e la leadership. Ragioniamo sul lavoro: oggi abbiamo una differenza di 27 punti tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. Vanno diminuiti! E vogliamo aumentare di 10 punti la percentuale di imprese femminili. Poi c'è il tema del "gender pay gap" (le disparità di retribuzione tra uomini e donne, ndr) : nel settore privato è circa del 17%, dato del 2018. Dobbiamo scendere sotto al 10%. Addirittura, nell'ambito dei laureati il "gender pay gap" è più alto, nonostante le ragazze si laureino in media con voti migliori dei ragazzi. E c'è una disparità di accesso al mondo del lavoro che va colmata».

Ma il problema maggiore è il pregiudizio culturale - una mentalità maschilista che resiste - o l`ostacolo più grande è ora la carenza di infrastrutture sociali, di un sistema di welfare, di organizzazione del lavoro?
«Il tema è esattamente questo, bisogna mettere le donne nella condizione di partecipare alla pari con gli uomini. Il Family Act fa esattamente questo, supera quella visione antiquata e ideologica che ha guardato le persone divise per categorie: le donne erano o lavoratrici o madri. Il Family Act, che è una riforma di accompagnamento del Pnrr, propone un approccio di sistema. Investiamo 5 miliardi per raddoppiare i posti negli asili nido entro il 2026, sono previsti congedi paritari tra uomini e donne. Apro una parentesi: fa inorridire che il congedo obbligatorio per le madri oggi sia pagato all`80%. Deve essere retribuito al 100% come quello dei padri. Scegliamo di investire nel lavoro femminile: dobbiamo rimuovere le diseguaglianze per cui assumere una ragazza potrebbe poi diventare un costo aggiuntivo per l`impresa. Servono politiche per la promozione della carriera e della leadership femminile».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "la Stampa".