Famiglia pari opportunità

Bonetti: "Premi alle aziende e matematica per ridurre le differenze di genere"

Estratto dell'intervista di Alessandra Arachi, "Corriere della Sera", 2 agosto 2021. 

«È la prima volta che in Italia si fa una strategia per la parità di genere».

Ministra Elena Bonetti, cosa significa?
«Significa mettere in atto un processo per sanare le disuguaglianze di genere che spesso ci vedono ultimi in Europa. È un momento storico grazie al Pnrr».

Da dove cominciare?
«Dal lavoro. È il tema che maggiormente mette in evidenza la disuguaglianza».

L'Italia è all'ultimo posto in Europa per l'occupazione femminile: 20 punti percentuali che separano le donne dagli uomini, che diventano 30 quando si parla di padri e madri: una donna su tre abbandona il lavoro dopo aver avuto il primo figlio.
«La strategia mette in atto un'azione sinergica - occupazione, retribuzione, competenze - per creare un mondo del lavoro più equo e aumentare l'occupazione in termini numerici e di qualità».

Qualche esempio.
«Decontribuire il lavoro femminile, anche prevedendo la defiscalizzazione per i contratti di sostituzione di maternità, così che assumere una donna non diventi un costo. Oltre, ovviamente, a migliorare il sistema di welfare».

E in generale per il lavoro delle donne?
«Formazione delle competenze e sostegno all'imprenditoria. Avremo a disposizione 440 milioni per l'imprenditorialità femminile: 400 vengono dal Pnrr e 40 dalla legge di Bilancio 2021».

A cosa servono?
«Sono fondi e leve per competere alla pari con gli uomini nell'accesso al credito e agli investimenti previsti dal Pnrr. Un esempio?».

Prego...
«Il gap più preoccupante rispetto all`Europa è nella digitalizzazione: in Italia il 19% delle donne ha adeguate competenze digitali, contro il 30% europeo. Questi fondi serviranno per la formazione. Ma in tema di formazione c'è un altro asse molto importante».

Quale?
«L'insegnamento delle materie scientifiche e della matematica. Abbiamo stanziato un miliardo di euro per un approccio didattico più inclusivo, per attivare le competenze femminili, a cominciare dalla scuola dell'infanzia».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa sul "Corriere della Sera".