01/11/19
territori Governo Famiglie

Bonetti: "Più asili e fondi per aiutare le famiglie"

Intervista alla Ministra Elena Bonetti, di NC, Gazzetta di Mantova, 1 novembre 2019

"Il voto in Umbria non è una sconfitta del governo. Noi andiamo avanti con un bilancio che mette al primo posto punti importanti per lo sviluppo del Paese". Parla il ministro per la Famiglia e per le Pari Opportunità, la mantovana Elena Bonetti, che stasera sarà in città per la prima iniziativa di Italia Viva, il partito fondato da Matteo Renzi. Un appuntamento importante che segnerà, di fatto, l'ingresso ufficiale nella scena politica mantovana del nuovo soggetto politico. Il ministro spiega alla Gazzetta di Mantova i punti principali dell'agenda di governo riguardanti le sue deleghe.

Cosa succede dopo il risultato delle elezioni in Umbria?
"Questo governo è nato con un compito preciso: fare e dare risposte, a partire dalla necessità di non aumentare l'Iva, che avrebbe penalizzato i cittadini e le famiglie. Eci siamo riusciti. Ripartiamo con la manovra di bilancio per portare avanti punti importanti quali sostegno alle famiglie occupazione, welfare".

Quali misure e quali risorse mettete in campo su questi punti?
"La scelta politica è chiara: mettere al centro le famiglie e investire risorse significative per sostenerle e renderle protagoniste. Il Family Act è questo: un piano nazionale per le famiglie, un progetto che parte dalla consapevolezza che sono un bene comune che genera valore umano, social ed economico. Stanziamo 600 milioni di euro aggiuntivi oltre ad un miliardo per il triennio 2020-2022 per la costruzione di asili nido e centri di servizi polifunzionali. Rifinanziamo ed estendiamo il congedo per i padri da 5 a 7 giorni, confermiamo il bonus mamma di 800 euro per ogni nuovo nato. Accanto a questo, i contributi annui per il pagamento delle quote per gli asili nido per tutti, da 1500 a 3000 euro. E, per tutti i bambini che nasceranno nel 2020, un assegno universale mensile di natalità da 80 a 160 euro secondo la ricchezza del nucleo familiare, per 12 mesi. È un primo passo importante, un inizio. Gettiamo le basi di un percorso di medio e lungo respiro. La volontà è fare ancora di più nel 2021, un assegno universale per tutti i figli, dalla nascita all'età adulta. Occorre riaffermare il ruolo sociale delle famiglie e ridare loro fiducia".

D'accordo, ma le risorse sono sufficienti?
Le risorse in termini assoluti non sono poche, ma sono un bene limitato. Sarà determinante il modo in cui verranno investite. Dobbiamo ricostruire una rete e considerare le famiglie non un luogo privato ma una risorsa di comunità. Le istituzioni hanno il dovere di far sentire le famiglie sostenute nella loro responsabilità. Se le famiglie ripartono, riparte anche il Paese".

Lei ha anche la delega alle Pari Opportunità. Il gender gap nel nostro Paese resta un problema. Come pensate di intervenire?
"È un tema importante perché, di fatto, produce divisione sociale. Garantire la partecipazione femminile è necessario ma non sufficiente per attivare un processo culturale diverso. Non è più il tempo della semplice rappresentanza femminile, serve dare spazio perché le donne possano contribuire. C'è il tema, cruciale per il nostro tempo e per le future generazioni, della generatività sociale. Si tratta, come istituzioni, di sostenere le donne e gli uomini perché ciascuno possa realizzarsi in tutto il proprio valore, per il bene comune. E questo in un'alleanza  tra donne e uomini, tra generazioni, tra parti sociali".

Come intende farlo?
A partire dalla conciliazione vita-lavoro. Con percorsi di formazione a distanza durante il tempo della maternità e incentivi che al rientro permettano alle donne il reinserimento nel lavoro. Con il credito e la formazione per l'autoimprenditorialità femminile, la costruzione di forme innovative di lavoro, lo smart working. Una maggiore flessibilità porta vantaggi alla dona che rientra al lavoro dalla maternità ma i potenziali benefici sono validi per tutti, donne e uomini. Imprese e famiglie. Occorre un cambio di passo, culturale prima di tutto".

Ministro, perché la scelta di aderire ad Italia Viva di Matteo Renzi?
"Italia Viva è una comunità che accoglie, uno spazio paritario in cui le donne sono protagoniste: in ogni ruolo di responsabilità, a tutti i livelli, ci saranno un uomo e una donna. E poi giovani che hanno voglia di impegnarsi e di investire nel Paese la loro speranza, non di tenerla per sé. È una casa, una comunità lontana dalle divisioni ideologiche, che parte invece dalle idee e dalle risorse di ciascuno. Matteo Renzi attiva tutte queste energie, è un uomo che crede nelle persone e nella loro capacità di costruire insieme il futuro. È questa la strada da percorrere se vogliamo rimetterci in cammino ed è la mia strada".

Cosa porterà Italia Viva a Mantova?
"Ci sono grandi temi sociali che appartengono all'oggi e che devono diventare rilevanti nell'agenda politica dei nostri territori perché possiamo tutti tornare a guardare con fiducia al futuro. Penso al lavoro femminile, ad uno spazio in cui i giovani che vogliono mettersi al servizio della comunità possano confrontarsi, crescere, contribuire, sentendosi protagonisti. Penso alle sfide dell'innovazione e dell'ambiente, da raccogliere oggi per il futuro dei nostri figli. Il territorio mantovano ha visto sorgere e strutturarsi un mondo sociale che per tutti è scuola di protagonismo civico, a partire dalle esperienze di volontariato e del terzo settore. Qui nasce il mio impegno di educatrice, di madre, di docente e oggi anche di ministra. Italia Viva ci sarà, per continuare a generare, nutrire e rilanciare tutti quei luoghi e quegli spazi di contributo al bene comune che hanno fatto bello il volto della nostra comunità".