Famiglia pari opportunità

Bonetti: "Per ripartire dobbiamo puntare sul merito"

Intervista di Daniela Scherrer, "Provincia Pavese", 8 giugno 2021

Ospite di punta del Festival del Merito del Ghislieri sarà domani Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia ed ex-ghisleriana, che attraverso la piattaforma Zoom alle 21 interverrà sulla questione del merito calato nell'ambito delle pari opportunità.

Da ex-Ghisleriana come vede un Festival interamente dedicato al merito? È un buon modo per ribadire la valenza del merito?
«È un'occasione molto preziosa di riflessione per tenere accesi i riflettori su un tema che può e deve rappresentare una delle strade di ripartenza e di costruzione del futuro del Paese».

Merito e pari opportunità: un binomio che fa ancora molto discutere oggi... quante connessioni trova e che disconnessioni invece esistono tuttora?
«In occasione della Festa della Repubblica, lo scorso 2 giugno, il Presidente Mattarella ha ricordato che il traguardo di una piena parità non è ancora raggiunto. Non lo è riguardo alla condizione delle donne nel mondo del lavoro, alla loro presenza in termini di numero, al trattamento economico, alle prospettive di carriera, alla tutela della maternità, all'equilibrio dei tempi della vita lavorativa e di quella familiare. Il Presidente ha anche rimarcato quanto sia stato lento e accidentato il cammino per una piena affermazione della dignità della persona e dei suoi diritti. Si tratta di questioni fra loro connesse, che chiedono alle istituzioni una capacità di visione complessiva e di strategia, insieme alla volontà politica di intervenire con un approccio di concretezza. l tempi sono ormai maturi per dare al Paese questa direzione, ed è il motivo per il quale nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza abbiamo voluto un investimento ingente nei giovani e nelle donne, a partire dagli ambiti della formazione e del lavoro».

Realisticamente quanto potrà migliorare la situazione nei prossimi dieci anni e che cosa può concretamente fare un Ministro per lavo-rare in questa direzione?
«Il Pnrr offre all'Italia un'occasione storica, quella di poter disegnare un futuro di sviluppo per i prossimi anni. A noi è affidato il compito di non sprecare questa opportunità. Gli investimenti previsti nel Piano, così come quelli al centro del Family Act che abbiamo indicato come riforma di accompagnamento del Pnrr, indicano con chiaezza la scelta di sostenere le famiglie nelle spese per i figli, anche quelle educative, promuovere una effettiva parità di genere con un investimento vero nel lavoro femminile e con la riforma dei congedi parentali, dare slancio al protagonismo e all'autonomia dei giovani. Sono queste le leve da attivare in maniera integrata per un Paese davvero capace di liberare i desideri e i talenti di ciascuno».

Lasciando da parte il discorso del genere, quanto conta oggi la meritocrazia in Italia? Provi ad azzardare una percentuale e arrivare al 100% con le altre voci che ritiene importanti.
«Non azzardo percentuali ma l'intera riflessione sulla centralità della persona, con la maturazione delle sue aspirazioni, della creatività e delle relazioni positive che è chiamata a vivere deve certamente contare di più, proprio in quello spirito di promozione umana e di corresponsabilità che dalla Costituzione ci richiama a contribuire ciascuno al benessere della comunità nazionale. L'Italia ha una ricchezza umana e potenzialità straordinarie, come questi ultimi mesi di emergenza ci hanno confermato: un patrimonio di competenze nel mondo della ricerca, della scienza, dell'innovazione che merita una valorizzazione piena e che va sostenuto nell'ottica del raggiungimento di una vera parità. Questo vuol dire anche serie politiche di contrasto alla povertà educativa, ambito nel quale siamo fortemente impegnati anche in Europa, come paese pilota nel progetto della Child Guarantee».

Lei parlerà ai giovani sul merito... che cosa è lecito attendersi da parte chi si sta aprendo al futuro e sta studiando con profitto?
«Un incoraggiamento forte a seguire la strada del discernimento dei propri sogni e della disponibilità personale a far sì che si realizzino a beneficio di tutta la comunità. Questi mesi hanno certamente lasciato nelle giovani generazioni ferite profonde ma anche uno spazio di consapevolezza nuovo, che chiede fiducia, impegno e lo slancio a costruire insieme, da protagonisti, un modello di comunità più solidale e giusto».

Un'ultima domanda personale... che cosa sognava lei quando era ghisleriana? Avrebbe mai pensato di arrivare un giorno a vette così elevate?
«Sognavo di portare il mio contributo e di essere al servizio della mia comunità attraverso la ricerca matematica, in una maniera molto personale e autentica. Servire il Paese da Ministra è un onore che vivo con gratitudine e con la consapevolezza della responsabilità che mi è richiesta e che, in vario modo, penso sia richiesta a ciascuno per dare all'Italia la fiducia e il futuro che merita. Lo faccio portando con me la ricchezza di esperienze, di sogni e di prospettiva e tutti gli incontri straordinari che ho vissuto al Ghislieri negli anni all'università. I più belli, quelli in cui i sogni liberati possono aprire nuove e sconfinate opportunità».