12/12/19
Italia Viva Governo pari opportunità

Bonetti: "Per la parità di genere investimenti sociali dal 2020"

Intervista di Giovanna Vitale, "la Repubblica", 12 dicembre 2019

Ministra Elena Bonetti l'elezione di una donna alla guida della Consulta è il segnale che finalmente qualcosa sta cambiando anche in Italia o un unicum destinato a restare tale?
«È un evento di enorme rilevanza che ci dice almeno due cose», spiega la titolare del ministero alle Pari opportunità e Famiglia. «Intanto che nel nostro Paese si è avviato un cammino virtuoso che riconosce la capacità e il valore di tante figure femminili in ogni campo, compresi quelli fino a oggi erroneamente reputati a esclusivo appannaggio maschile. Sta cioè emergendo un processo sociale che riconosce le donne come portatrici di capacità decisionale, di assunzione di responsabilità, di indirizzo e guida».

E la seconda cosa?
«Lo scalpore suscitato denuncia come la promozione di una donna in ruoli prestigiosi sia ancora ritenuta un fatto straordinario: significa che il Paese non reputa ancora normale che ciò possa accadere. Lo ha detto pure Marta Cartabia, a caldo: "Ho rotto un soffitto di cristallo". Più o meno le stesse parole usate da Nilde Iotti quando fu eletta presidente della Camera».

Però, parafrasando una nota canzone, una su mille ce la fa, gli altri 999 sono uomini.
«È vero ma le cose stanno cambiando. E le donne che arrivano in ruoli decisionali sono consapevoli di dover lavorare non solo per se stesse ma a simbolo di una comunità che purtroppo nel nostro Paese non è sufficientemente valorizzata: un potenziale di energia che stiamo tenendo in panchina. Perciò questa elezione è importante: è un messaggio di speranza per tutte le donne».

Dalla Germania alla Finlandia le donne guidano partiti e governi, in Italia no. Non a caso Cartabia si è augurata di poter presto dire, come la premier finnica, che nel nostro Paese età e sesso non contano, mentre contano eccome.
«Mi pare sia un dato incontestabile che in Italia il gender gap sia più pesante che altrove. In Europa lavorano due donne su tre, da noi una su due. Ed esiste anche un tema di scarsa rappresentanza nei luoghi decisionali e politici. Ecco perché è stato giusto alzare da un terzo, come prevedeva la legge Golfo-Mosca del 2011, al 40% la presenza femminile nei cda delle società quotate, soglia che io spero di portare al 50».

Ma perché l'Italia è così indietro? Non è segno di arretratezza culturale, oltre che politica?
«Per troppo tempo è stata proposta una figura femminile che non corrisponde alla realtà. Si è creata una antitesi fra la donna che lavora e quella che cura la famiglia. Troppo spesso alle ragazze viene chiesto: vuoi essere una brava mamma, e dunque non essere una brava lavoratrice, o una brava lavoratrice che però sacrifica la famiglia? Ma è una domanda inaccettabile. Una donna capace di relazioni familiari ed educative è più efficace anche sul lavoro. Dobbiamo promuovere, a tutti i livelli, un'alleanza di genere paritaria: donne e uomini non sono uguali e le donne non sono un valore aggiunto, sono necessarie per produrre valore. Lo dicono i dati».

Come si fa quando tocca quasi sempre alle donne supplire alla cronica mancanza di servizi?
«Occorrono scelte non più rinviabili. Riconoscendo ad esempio che il lavoro di cura dei figli non è un fatto privato di una donna e di una famiglia, ma se ne deve far carico il Paese. Da qui nasce l'idea dell'assegno universale per i nuovi nati e poi per tutti i figli, il contributo per le rette dei nidi e la costruzione di nuovi asili: misure intese come investimenti, non di sostegno sociale. Stiamo cioè dicendo che quel pezzo delegato alla donna è un fatto che interessa tutti. E che la maternità ha un valore sociale».

E la politica? In Italia sembra un affare per soli uomini...
«No e Italia Viva lo dimostra. Siamo l'unico partito italiano in cui tutti gli organismi dirigenti sono paritari. Alla guida ci sono Rosato e Bellanova, idem nei gruppi parlamentari».

E Renzi dove lo mette? Non è lui il leader?
«Renzi ha una leadership personale e politica, ma il partito ha due presidenti».

Insomma in Italia per le donne c'è speranza?
«Credo che oggi ci siano tutte le condizioni per promuovere un'alleanza tra uomini e donne che faccia crescere il Paese: a questo mira il primo piano strategico per la parità di genere che vedrà la luce nel 2020».