Famiglia inhomepage pari opportunità

Bonetti: "L'ora della parità"

Intervista di Ilaria Solari, "Elle", 4 novembre 2021.

È al suo secondo mandato alle Pari Opportunità, un punto fermo nel periodo nero della pandemia, che ha inferto un colpo duro alle donne e all'occupazione femminile. Ora, con i grandi investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la ministra Elena Bonetti si gioca una partita cruciale in nome della parità di genere.

In attesa di partecipare a Elle active, ci racconta gli impegni presi, la mente ai dati, nel cuore la speranza, «che ovunque ha un volto di donna».

Ministra, ha da poco presentato il Piano nazionale per la parità di genere, una tappa prevista per l'attuazione del PNRR: quali sono le priorità che il Piano identifica e quali di queste avranno un impatto sul mondo del lavoro femminile?
«Questa è la prima strategia nazionale per la parità di genere: il Piano, che accompagna il PNRR, è quinquennale, definisce cioè le azioni strategiche dell'Italia dal 2021 al 2026. Abbiamo individuato cinque ambiti su cui oggi riteniamo sia prioritario intervenire, sia per migliorare la situazione dell'Italia rispetto ai dati sulle disuguaglianze di genere, che per sostenere il progetto di sviluppo e di forte innovazione che il PNRR porta con sé, un progetto che ha come visione finale una società nella quale davvero tutte le donne e tutti gli uomini si trovino nella condizione non solo di realizzare la propria visione di sé e le proprie ambizioni, ma di contribuire a un processo di sviluppo collettivo».

Quali sono i 5 assi in cui si articola il Piano?
«Sono il lavoro, il reddito, le competenze, il tempo - non solo la sua gestione, ma l'armonizzazione dei ritmi di vita di ogni donna e uomo in una cornice di corresponsabilità sociale paritaria - e infine il potere, inteso come rapacità delle donne di esercitare un ruolo di governance, di leadership, come possibilità di partecipare ai processi decisionali, non solo nel mondo del lavoro, ma anche in quello delle istituzioni».

Con quale passo intendete procedere per raggiungere questi obiettivi?
«Per ciascuno dei cinque assi la strategia individua le coordinate in cui si trova l'Italia adesso e definisce, attraverso indicatori precisi, il traguardo in cui ci vogliamo collocare nel 2026: la strategia è quindi anche lo strumento di monitoraggio del processo, attraverso parametri e indici quantificabili e misurabili. In ogni ambito abbiamo già individuato azioni specifiche, anche interistituzionali, che coinvolgono più ministeri e più soggetti istituzionali. Govemo, Regioni, Province, Comuni: tutte azioni che verranno tradotte in normative e in politiche attive. Alcune di queste sono già previste nel PNRR».
 
Che ricadute avranno queste azioni per le lavoratrici e le donne che un lavoro ancora lo cercano?
«Sappiamo che in Italia le donne in età lavorativa attive nel mondo del lavoro sono ancora in numero troppo scarso, le professionalità femminili vengono spesso impiegate con qualifiche più basse e sono quindi anche penalizzate da una maggiore fragilità rispetto al mercato. L'obiettivo é quello di aumentare la quantità e la qualità dell'impiego femminile».

Ovviamente, assodata a questa battaglia, c'è un'altra gronde sfida, quello del reddito: il gender pay gap in Italia arriva a registrare il 20 per cento in meno sulla busta paga delle donne rispetto ai colleghi uomini.
«Proprio allo scopo di colmare il divario è stato conseguito un primo importante obiettivo: l'approvazione della Legge sulla parità salariale alla Camera. Tra le misure che abbiamo introdotto per rimettere le donne in pieno campo nell'ambito del lavoro vorrei anche citare la leva fiscale, ovvero benefici e decontribuzione per le imprese che promuovono il lavoro femminile. Promuovere vuol dire assumere donne, valorizzare e armonizzare le loro carriere, proporre nuovi sistemi organizzativi che permettano alle lavoratrici, anche nei periodi più "delicati" come la maternità, di mantenere una continuità professionale, attraverso la costruzione di servizi integrati per le imprese. Questo tema tocca anche il cosiddetto welfare, l'investimento a sostegno e supporto delle famiglie, in sinergia con la riforma del Family Act».

E cosa comporta, più concretamente?
«Nella Legge delega del Family Act abbiamo previsto un doppio incentivo per il rientro al lavoro delle madri dopo la maternità in forma di decontribuzione per le imprese, per sollevare le aziende dal costo della maternità, e direttamente per la mamma lavoratrice, che può essere sostenuta, al rientro della maternità, per esempio, con l'aumento dello stipendio e con voucher per i servizi educativi Sono misure, queste, pensate per inibire il fenomeno di uscita dal mondo del lavoro che imboccano molte madri dopo la nascita del primo figlio. Un'altra azione molto importante nella direzione dell'inclusione lavorativa è le certificazione per la parità di genere, che attesterà le politiche delle imprese che si impegnano sull'empowerment femminile e la parità di genere e che darà accesso a un percorso di premialità».

Viene anche introdotta la figura del Diversity manager.
«Sì, certamente, è la figura che all'interno di un'impresa promuove la migliore qualità di governance con progetti inclusivi».

Tentiamo al welfare: fondamentale per le donne che lavorano è anche l'accesso agli asili nido.
«Sì, gli asili nido gratuiti rientrano nella riforma del Family Act, noi abbiamo già anticipato un investimento molto significativo: oggi é attivo un bonus di rimborso fino a €5.000 all'anno per le spese sostenute dalle famiglie per gli asili nido, in qualsiasi contesto. Questa misura vogliamo integrarla in maniera strutturale fino ad arrivare alla gratuità. Oggi abbiamo anche un problema di numero di posti disponibili negli asili nido, pensi che nel Sud Italia solo il 14 per cento delle domande ha una risposta di servizi effettivi erogati. I 4,6 miliardi stanziati dal PNRR porteranno ai raggiungimento della media francese, quindi al 50 per cento, da qui al 2026, e anche all'introduzione, nella prossima Legge di bilancio, di livelli essenziali delle prestazioni, che permetterà ai Comuni di avere maggiori risorse nella gestione degli asili nido».

Sono garantiti criteri d'inclusività anche nelle gare d'appalto?
«Nell'ambito dell'attuazione del PNRR c'è una misura importante che abbiamo introdotto come Governo: per la prima volta vincoliamo gli appalti pubblici che prevedono fondi europei a imprese che garantiscano progetti paritari, quindi trasparenza ai sensi del Codice delle pari opportunità, condizionando le nuove assunzioni a una quota di donne e di giovani e premiando, a livello di punteggio negli appalti, politiche come il bando di genere e l'introduzione del Diversity manager. Il denaro europeo viene impiegato per cambiare il sistema in una direzione inclusiva verso le dorme. Anche direttamente, attraverso incentivi all'imprenditoria femminile e l'accesso al credito per le startup di donne».

A proposito di incentivi, le opportunità e i fondi sono tanti, spesso però sono difficili da consultare e complessi da richiedere.
«Il piano prevede anche strumenti, servizi e, figure che garantiscano la formazione e la semplificazione delle procedure, proprio per aiutare anche le piccole e piccolissime imprese e agevolare nell'accesso e nella fruizione efficace ai fondi e ai servizi. E qui arriviamo al tema della conoscenza. Quando pensiamo a una strategia delle competenze è cruciale considerare il grande capitolo della formazione delle ragazze nell'ambito delle materie STEM».

Perché cruciale?
«È una delle strade che possono incidere da sul lavoro che sul reddito: le professioni del futuro richiederanno prioritariamente competenze nell'ambito STEM, le donne sono chiamate ad acquisirle se vogliono potervi accedere al pari degli uomini. Nel momento in cui oggi andiamo a progettare, concretamente, il tempo del futuro, é necessario anche pensare a garantire l'accesso di tutte le studentesse a quel tipo di formazione: il futuro deve essere scritto con un algoritmo che non sia solo codificato al maschile, ma che contenga in sé paritariamente l'esperienza del femminile. Per questo abbiamo previsto programmi rivolti alle bambine, a partire dagli asili nido, per superare gli stereotipi di genere che inibiscono l'accesso alle materie scientifico-tecnologiche e un orientamento che punti alla promozione di percorsi universitari qualificati. C'è poi, guardando al mondo del lavoro odierni, anche l'urgenza di un reskilling per tutte le professionalità femminili, in ogni settore».

Il discorso sulla formazione prevede anche un'educazione alla leadership?
«Sì, é anche quella una questione di formazione, ma credo che il processo di costruzione di una cultura di leadership al femminile non possa prescindere dal cambiamento delle regole del gioco e delle norme. Finalmente si sta diffondendo in modo forte e significativo la consapevolezza che una governance paritaria tra le dorme e gli uomini sia l'unica strategia che permette al nostro Paese di ripartire davvero con mi modello nuovo e sostenibile di sviluppo. La parità di genere dev'essere la struttura della nostra società, lo prevede la nostra democrazia: in tutti i contesti, da quelli istituzionali e pubblici a quelli privati, si deve assumere che i luoghi della governance debbano essere abitati sia dalle dorme che dagli uomini. A questo scopo, ho istituito un gruppo di lavoro che riunisce professionalità accademiche e costituzionaliste e che ha condotto uno studio molto interessante sulla rappresentanza. E nel privato, accanto all'implementazione della legge Golfo-Mosca sui board aziendali, devono essere individuati i processi che garantiscano, nell'ambito previsto dalla certificazione sulla parità di genere, una presenza di donne a tutti i livelli».

Un'ultima domanda, Ministra, se ce lo consente più personale: che cosa le ha insegnato questa esperienza a fianco delle donne, in un periodo che si è rivelato casi duro per loro?
«Mi ha mostrato, una volta di più, il volto straordinariamente ricco e generoso delle donne del nostro Paese, la loro altissima qualità umana: durante la pandemia hanno sofferto più degli uomini e tutte hanno dimostrato doti di coraggio e resistenza. Come spesso accade, il femminile è il volto della speranza, in ogni società. Per questo, la parità di genere non è una questione solo femminile, serve a tutta la comunità, ci aiuta a mettere in campo uno sguardo di ricostruzione, per una società in cui tutte e tutti possano esprimere la propria energia».