Famiglia inhomepage pari opportunità

Bonetti: "Le mie misure concrete per le donne"

Intervista di Rossana Linguini, "Gente", 8 aprile 2022.

Dai banchi della sessantaseiesima Sessione della Commissione Onu sulla condizione delle donne, a New York, la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti lo ha detto e ridetto. Le donne non sono vittime, sono protagoniste attive della società, agenti del cambiamento.

È davvero così, ministra Bonetti?
«Sì, tutti noi abbiamo visto che le donne sono state i soggetti più colpiti dalla crisi sanitaria prima e da quella economica poi: non perché siano fragili, ma perché si trovano in condizioni di minor tutela. E malgrado questo sono la parte della società che ha meglio reagito e che ha dimostrato la maggior capacità di resilienza. Questo ha acceso un faro sull'energia del femminile nella nostra società e oggi siamo tutti più consapevoli che per attivare un processo di ripartenza dobbiamo mettere in campo le migliori risorse, spesso rappresentate proprio dalle donne. Il premier Draghi lo ha detto con chiarezza, indicando la parità di genere non come elemento riparativo ma come leva di sviluppo, anche a effetto moltiplicativo dei benefici».

Tra le novità del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, c'è la Certificazione di parità di genere, che sembra un miraggio. Invece diventa realtà?
«È già realtà: questo progetto, che partirà tra qualche mese, consentirà a tutte le imprese che portano avanti politiche per promuovere il lavoro femminile e le pari opportunità di avere vantaggi fiscali. Sto anche lavorando affinché le imprese certificate abbiano un punteggio premiale negli appalti pubblici».

Quali sono i parametri per ottenerla?
«Tra gli indicatori ci sono il numero di donne nei ruoli dirigenziali rispetto agli uomini, il rapporto tra le nuove assunzioni maschili e femminili, la paritaria distribuzione delle remunerazioni tra uomini e donne, la possibilità di percorsi di formazione che valorizzino le donne, gli strumenti di Welfare che l'impresa mette in campo per poter favorire una maggior conciliazione della vita personale e lavorativa di tutti i lavoratori».

La certificazione è solo una delle misure per l'empowerment femminile del Pnrr: quali sono le altre?
«Tutti i progetti e le imprese che intendono accedere ai fondi del Pnrr devono rispettare condizionalità che promuovono il lavoro femminile, come garantire la presenza di almeno il 30 per cento di donne e giovarti tra le nuove assunzioni e processi di trasparenza che attestino parità salariale e rispetto dei principi del codice del lavoro sulle pari opportunità. Sono previste anche premialità per incentivare le imprese che valorizzano la carriera femminile e favoriscono gli strumenti di Welfare per agevolare la condivisione dei carichi di cura familiare tra uomini e donne, ancora oggi quasi solo sulle spalle delle donne. In particolare abbiamo bisogno di strumenti per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la maternità».

Si comincia da Milano...
«Sì, è la prima città che ha deciso di inserire la certificazione come clausola di premialità nell`ambito degli appalti promossi dal comune. È un segnale importante che Milano abbia condiviso questa visione».

Per esempio, costruendo asili nido, da sempre troppo pochi e ancora meno dopo la pandemia?
«Per questo il Pnrr prevede 4,6 miliardi. Poi, 400 milioni per l'imprenditoria femminile, e 1,1 miliardi destinati alla formazione Stem (le discipline scientifico-tecnologiche, ndr), in particolare per le ragazze».

Queste misure funzioneranno in sinergia con quelle del Family Act che, a parte l'assegno unico universale già attivo, arrivano al traguardo ora: cosa cambia?
«Sì, tra le novità introdotte da quella che è la prima riforma integrata delle politiche per la famiglia c'è la riforma dei congedi parentali, che aumenta in modo significativo il numero dei giorni di congedo di paternità, introducendo un principio paritario tra donne e uomini, oltre che maggiore flessibilità nell`utilizzo dei congedi, un aumento dell`indennità prevista, congedi utilizzabili fino all'età di 14 anni dei figli e, soprattutto, l'estensione della misura ai lavoratori non dipendenti. Ma ci sono anche strumenti per premiare le aziende che portano avanti politiche di integrazione e di Welfare, favorendo forme integrate con il lavoro agile per sostenere la conciliazione dei tempi personali e di lavoro».

Non si rischia che il lavoro agile diventi un ghetto per le donne?
«Questo strumento deve servire a riorganizzare il mondo del lavoro, consentendo maggior efficienza alle aziende e maggiore armonizzazione di lavoro e vita personale per i lavoratori. Tutti, non solo le donne».

Il 90% dei profughi ucraini arrivati nel nostro Paese sono donne e bambini: come li stiamo aiutando?
«Prima di tutto costruendo una rete di accoglienza diffusa, coordinata dalla Protezione Civile, che mette insieme le risorse e le competenze del terzo settore e del privato ed è costantemente in coordinamento con prefetture, enti locali e Regioni, affinché sia garantita la trasparenza e l'identificazione precisa di tutte le donne e i bambini sul nostro territorio. Questo anche come presidio nei confronti di quelle forme di violenza insidiose che riguardano la tratta delle persone. Stiamo poi lavorando su un protocollo che favorisca il rafforzamento delle forme di prevenzione e di contrasto alla violenza sulle donne, il sostegno all'accompagnamento di bambine e bambini in ambito scolastico e di integrazione al di fuori della scuola, la costruzione di percorsi di accesso sanitario grazie alla protezione temporanea, la disponibilità di alloggi adeguati e l'attivazione di reti territoriali di sostegno che lavorino sulla lingua, sulla mediazione culturale e quindi sull`inserimento lavorativo».

"La violenza è la negazione delle pari opportunità", sono parole sue, ministra. E noi non possiamo dimenticare che il numero dei femminicidi non cala e che lei, a novembre scorso, ha presentato la mozione contro la violenza sulle donne in un`aula vuota. Stiamo stilla strada giusta?
«lo credo che vada riconosciuto che il Paese ha maturato una coscienza maggiore su queste tematiche e pure una volontà di ripudiare la violenza contro le donne. Come governo noi abbiamo scelto di investire in modo strutturale sul contrasto alla violenza di genere, introducendo a norma di legge la necessità che il Paese sia dotato di una strategia con azioni concrete che coinvolgono non soltanto i ministeri ma anche gli enti territoriali e la rete della società civile, per prevenire la violenza e proteggere le donne. Mi chiede se sia la strada giusta. Si, lo è, ma certo è ancora lunga».