26/09/20
Governo parlamento paese istituzioni

Bonetti: "Il Paese deve ripartire dalla bellezza per combattere la povertà educativa"

Intervista di Barbara Bertocchi per il "Giornale di Brescia", 26 settembre 2020.  

Ripartire tendendo la mano alle famiglie. Combattere la violenza investendo nella formazione. Superare la povertà educativa facendo leva (anche) sulla bellezza del nostro Paese. Sostenere l'occupazione femminile con misure come la decontribuzione. A questo e molto altro sta lavorando la Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti in visita ieri a Brescia, alla Congrega della Carità apostolica e all'Istituto Vittoria Razzetti Onlus.

Ministro, la violenza contro le donne è una piaga sociale ancora da combattere: quali sono le linee guida del nuovo piano strategico nazionale triennale? Che appello si sente di fare alla società bresciana? E alle donne che vivono situazioni di violenza?

È un tema complesso e il piano individuerà anche nel prossimo triennio diverse direzioni. Certamente dovremo investire di più in educazione e formazione. E, sul fronte dei fondi, sul monitoraggio: è importante che quel che lo Stato stanzia per centri antiviolenza e per le vittime sia effettivamente utilizzato. Alle donne dico che non sono sole. C’è una comunità pronta a sostenerle, non accettino la violenza.

Un altro problema del nostro Paese è la povertà educativa. È in previsione un nuovo bando per contrastarla? In cosa consiste?

Dopo il bando «EduCare», stiamo lavorando a un bando da 15 milioni di euro per contrastare quelle situazioni di povertà educativa che di fatto sono per tanti bambini una negazione dei loro diritti fondamentali. Saranno diversi i filoni, ma uno di questi coinvolgerà in particolare i luoghi della bellezza e del nostro straordinario patrimonio culturale. Inoltre l'Europa ha scelto il nostro Paese per realizzare un progetto pilota della Garanzia infanzia proprio sul fronte della povertà educativa: un riconoscimento che rimarca, se ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza dell'educazione nelle scelte politiche che il nostro Paese deve fare.

Sostegno all'educazione e più in generale alla famiglia. Come il Family Act aiuterà i nuclei in difficoltà? A quanto ammonta l'operazione? Si sta pensando anche a ulteriori misure in questo ambito?

Non è un caso che il Family Act sia stato il primo atto di ripartenza approvato dal Consiglio dei Ministri dopo il lockdown: il nostro Paese ha finalmente preso coscienza che occorre investire nelle famiglie. Tra i suoi cinque pilastri c'è l'assegno unico e universale per ogni figlio, l'importo sarà maggiore per i nuclei con difficoltà ma andrà a tutti i figli, ogni mese fino ai 21 anni e senza limiti d’età per i figli con disabilità. C'è il sostegno per le spese educative, la riforma dei congedi parentali, l’incentivo al lavoro delle donne il sostegno ai giovani e alle giovani coppie. Il costo delle misure va considerato non nel sistema fiscale vigente, ma in quello che stiamo riformando. Ma la strada è tracciata, è ben chiara, e non si torna indietro.

Uno dei temi che le sta a cuore è l'occupazione femminile. Con quali misure il Governo intende aiutare le donne in un momento in cui sono ancora più «equilibriste»?

Il lavoro femminile è uno dei pilastri del Family Act: lo è perché serviva e serve un quadro di sistema e azioni integrate per essere efficaci su un fronte importantissimo per il nostro Paese. Specie in tempi come questi, tutti dobbiamo sapere che promuovere il lavoro femminile significa attivare energie finora inespresse e far aumentare il Pil del nostro Paese. Per farlo c'è un grande strumento, la decontribuzione, e serve sostenere l’imprenditoria femminile con investimenti nella formazione e accesso al credito.

È novità di quest'estate il fondo per la formazione delle casalinghe. Quale principio lo ispira?

Investire in occasioni di qualificazione vuol dire garantire alle donne libertà di scegliere e accompagnarle ad accedere ad opportunità di crescita personale e anche di lavoro. Con questa consapevolezza è nato il fondo: aggiungere opportunità, in particolare per quelle donne che vorranno formarsi o aggiornarsi nelle competenze finanziarie digitali.

Stante la situazione politica attuale ci sarà modo e tempo per portare a termine tutti questi progetti? Il Governo reggerà?

Il Governo è al lavoro e finché lavora per il Paese andrà avanti. C'è una sfida enorme davanti a noi: rimettere in cammino il Paese, anche con le risorse del Recovery Fund e del Mes, che dovranno essere utilizzate per colmare quel gap che attualmente ci separa in tema di opportunità, di crescita e di futuro, dagli altri Paesi europei. Per quanto riguarda le mie deleghe, abbiamo messo in campo idee e progettualità che il Paese mai aveva avuto, e questo vuol dire anche la responsabilità di farle diventare realtà.

Ministro, lei è mantovana, cosa la lega alla nostra città? Che immagine ha di Brescia?

Brescia è una città ricchissima di storia, di solidarietà e di bellezza, da lombarda le sono legata ed è qui che è nata mia figlia Chiara. E come non pensare a Paolo VI? Porto con mela sua lezione: il mondo ha bisogno di testimoni.