Governo Famiglia elezioni 2022

Bonetti: “Il meccanismo dell’Isee va riformato, Family act nel programma Azione-Iv”

L’intervista di Emilia Patta, Il Sole 24 Ore, 13 agosto 2022

«Il Terzo polo creato dall’unione di Azione e Italia Viva è l’unica offerta politica che propone la prosecuzione delle politiche avviate dal governo Draghi, ed è l’unica composta da donne e uomini che hanno votato la fiducia a Draghi fino all’ultimo: gli italiani avevano il diritto di poter fare questa scelta alle urne. Nello scempio compiuto contro Draghi hanno vinto le spinte a destra e a sinistra. Del centro non c’è neppure l’ombra, con Berlusconi che ora pensa a come mandare a casa il Presidente Mattarella». 

Elena Bonetti, ministra per la Famiglia e le Pari opportunità e "centrista" della prima ora tra gli esponenti di Italia Viva, rivendica la scelta della corsa solitaria e si appresta ad essere uno dei volti della campagna elettorale terzopolista assieme alle ministre ex azzurre Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. All’insegna, appunto, dell’Agenda Draghi. 

L’assegno unico e universale è una delle misure più significative del governo Draghi oltre che misura qualificante del suo mandato ministeriale. Qual è il suo bilancio? 

«Si tratta di 20 miliardi di euro strutturali, destinati alle famiglie con figli. Un pezzo di una riforma anch’essa strutturale, quella del FamilyAct, che ha cambiato l’approccio alle politiche familiari e che ha risposto in maniera integrata a criticità sistemiche finora mai affrontate con strumenti adeguati: su tutte la denatalità, la presenza insufficiente di donne nel mondo del lavoro così come sono insufficienti le retribuzioni e le carriere femminili. Per la prima volta abbiamo introdotto una misura non assistenziale di welfare ma di investimento a carattere universale, dimensionata sul nucleo familiare e non più per categorie di lavoro. E il 45% delle famiglie italiane prende la cifra massima. Anche questo ha permesso alle famiglie di reggere l’urto dell’aumento dei costi che le sta colpendo tutte duramente». 

Che cosa non ha funzionato, che cosa si può correggere? 

«Il 20% delle domande è stato presentato senza Isee: queste famiglie hanno quindi ricevuto la cifra universale minima. Le nostre stime dimensionavano una progressività in base al reddito familiare più ampia. Quello che oggi si deve fare è riconoscere che questo risparmio sarà strutturale e reinvestirlo per rafforzare l’assegno, aumentandolo per i redditi familiari più bassi e in quelle poche, ma pur esistenti, situazioni di perdita rispetto al previgente sistema (anf e carichi fiscali). La clausola di salvaguardia le corregge per il 2022 e sto lavorando ad una norma che renda strutturale questa clausola e ne alzi il tetto. Altro punto chiave a cui stavo lavorando è rafforzare in modo significativo la parte dell’assegno di incentivo al lavoro femminile, che viene erogata quando entrambi i genitori lavorano: da simulazioni, l’aumento potrebbe arrivare anche a 200 euro al mese. Ora questa proposta fa parte del nostro programma per la prossima legislatura con l’attuazione del FamilyAct». 

Il meccanismo dell’Isee è finito sotto accusa: non va riformato? 

«L’Isee nasceva come strumento per dimensionare lo stato di bisogno di un nucleo familiare. Nel momento in cui diventa uno strumento per definire la progressività degli interventi di welfare o delle politiche familiari e sociali necessita di una revisione. L’avevamo iniziata e la crisi di governo l’ha interrotta, ma va assolutamente ripresa e lo faremo». 

Nello spirito del Family act rientrano anche le novità sul welfare aziendale introdotte con l’ultimo Dl Aiuti... 

«Abbiamo più che raddoppiato il plafond di welfare disponibile per le imprese: 600 euro che potranno essere utilizzati anche per il pagamento delle bollette di acqua, luce e gas delle famiglie. È una novità che nasce dal tavolo di ascolto sul Family Act che ho attivato con più di 70 imprese ed è un modello di come utilizzando il welfare in modo innovativo e defiscalizzando si riesca a diminuire i costi per le imprese e ad aumentare il reddito netto delle famiglie. Abbiamo bisogno di creare nella contrattazione una nuova alleanza nel Paese fra le imprese, le lavoratrici e i lavoratori e le parti sociali». 

È un mese dal lancio della certificazione per la parità di genere per le imprese: quali sono le aspettative? 

«La certificazione è uno dei progetti del Pnrr che siamo riusciti a realizzare in anticipo ed è una vera rivoluzione. Non solo nelle politiche a sostegno e incentivo del lavoro delle donne, ma nel raggiungimento della sostenibilità del nostro sistema Paese. Dobbiamo avere chiaro che oggi il gap di presenza delle donne nel lavoro è un costo per l’Italia: vuol dire meno risorse di Pil che viceversa ci farebbero crescere tutti. Per questo il governo Draghi ha investito con forza in questa direzione, e il tasso di occupazione femminile più alto della nostra storia è solo il primo risultato che abbiamo raggiunto. E dai prossimi mesi, per tutte le Pmi che vogliono accedere alla certificazione partirà un percorso di formazione con Unioncamere, finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità». 

La leadership del Terzo polo è andata a Calenda, con un passo indietro di Renzi. È la scelta giusta? 

«Matteo Renzi ha dedicato la vita alla politica e sa bene che l’Italia ha bisogno di una forza centrista, che l’elettorato moderato ha diritto di essere rappresentato e di avere in Parlamento una voce forte che si assuma la responsabilità davanti al Paese di continuare la stagione riformista di Mario Draghi. Si è sacrificato? Sì. Ma lo ha fatto davanti alla storia e al futuro del Paese. E questa è la sua grandezza di politico». 

E le donne? 

«Faremo una campagna elettorale in squadra. Noi ministre siamo in prima linea come nel governo Draghi, ma insieme a tante altre donne. Avevo detto che il Centro avrebbe avuto molte donne e anche in questo faremo la differenza».