Famiglia inhomepage pari opportunità

Bonetti: "Con l'assegno unico ai figli benefici da 1600 euro l'anno per 4,6 milioni di famiglie"

L'intervista di Gianni Trovati, "Il Sole 24 Ore", 31 dicembre 2021.

"Con l'assegno unico e universale introduciamo un sostegno strutturale e stabile per oltre 7 milioni di famiglie con figli. Non solo una riorganizzazione di misure ma un aumento di risorse da 6 miliardi: consideri che 4,6 milioni di famiglie avranno in media 1.600 euro all'anno in più rispetto a oggi".

Archiviata la manovra, la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti traccia il consuntivo di un anno ricco per la sua delega, che si è chiuso ieri con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sull'assegno unico.

Nelle polemiche di queste settimane, l'assegno che aiuta i redditi più bassi "salva" gli effetti redistributivi di un'azione di governo che nella riforma Irpef secondo alcuni ha privilegiato i redditi chiamati "medio-alti". È questa la sua funzione?
No. Il disegno è più complesso. Il tratto chiave, che cambia la prospettiva, è che per la prima volta nel nostro Paese il sostegno alle famiglie con figli si concretizza in uno strumento universale e stabile.
Finora gli assegni al nucleo famigliare riguardavano i lavoratori dipendenti (non tutti) ed escludevano autonomi e persone prive di occupazione. L'aiuto, insomma, era condizionato dalla situazione lavorativa dei genitori. Ora non sarà più così: le famiglie potranno contare fino ai 21 anni dei figli su uno strumento stabile che non verrà meno se cambiano le condizioni di lavoro dei genitori.

Il "quoziente famigliare" francese però resta fuori dall'orizzonte italiano. 
I meccanismi di calcolo dell'assegno però si basano sullo stesso principio, e aumentano l'importo al crescere del numero dei figli. L'obiettivo è di dare una spinta concreta alla genitorialità per contrastare la crisi demografíca che in Italia è pesante. 

I calcoli si basano sull'Isee, che in Italia ha storici elementi di debolezza. Non è un problema?
L'Isee è oggi il parametro per tutte le politiche sociali e oltre al reddito considera il patrimonio famigliare. Certo tutti gli strumenti sono migliorabili. Ma i numeri su cui abbiamo costruito il nuovo strumento ci permettono di avere indicazioni chiarissime sull'impatto positivo dell'assegno.

C'è chi agita l'ipotesi di un avvio ritardato dell'assegno per l'ingolfamento di richieste di Isee. È un rischio concreto?
No. Le domande partono il primo gennaio e le erogazioni da marzo. Le famiglie avranno tempo fino al 30 giugno per fare domanda e ricevere le retroattività. L'erogazione sarà mensile in una finestra temporale che va dal 15 al 21 di ogni mese.

Torniamo agli effetti redistributivi. In sintesi?
Abbiamo una riforma equa, che guarda a tutti. Su 7 milioni di famiglie, 4,6 milioni avranno in media 1.600 euro all'anno in più di oggi, e 2mila quando il reddito è inferiore a 20mila euro. Fra queste, ci sono circa un milione di nuclei con lavoratori autonomi, e 3,6 milioni formati da lavoratori dipendenti. 
Altri 1,8 milioni di famiglie mantengono sostanzialmente la condizione attuale, cui vanno aggiunti i vantaggi dei nuovi sgravi Irpef.
Ci sono poi circa 600mila famiglie teoricamente svantaggiate ma attenzione: per circa 200mila il confronto è fatto considerando una situazione transitoria, caratterizzata dal bonus mamma da 800 euro che è un una tantum. Per altre circa 200mila con Isee non superiore a 25mila euro c'è una maggiorazione perequativa.

Per l'Upb sarebbe utile allungare e ampliare la clausola. È un suggerimento percorribile?
Un intervento da 20 miliardi all'anno va naturalmente valutato nell'attuazione, ed è istituito un osservatorio per il monitoraggio insieme al Mef che ringrazio per il lavoro straordinario compiuto nell'elaborazione della misura. Eventuali affinamenti fanno parte del percorso. Ma mi lasci ricordare che le restanti circa 200mila famiglie "svantaggiate" dall'assegno vanno incontro a questo effetto o perché caratterizzate da un livello patrimoniale molto consistente o perché il reddito di uno dei due
genitori è molto alto, e l'assegno è disegnato sul reddito complessivo e non, come avviene adesso, sui singoli redditi.
Questo è un altro elemento di equità. Parliamo in ogni caso di una differenza media da 700 euro l'anno, di fatto compensata dalle riduzioni Irpef.

Anche le famiglie più benestanti potranno però ricevere 50 euro al mese. Non è uno spreco di risorse?
No, perché l'assegno è costruito per realizzare un diritto universale dei figli ad essere sostenuti nella crescita, come è universale il diritto all'istruzione. 

L'assegno sostituisce molti aiuti ma non il bonus nido, che rimane. 
Sì, è una misura ad hoc per le spese educative, che ho voluto strutturale dalla legge di bilancio 2020 e rappresenta uno dei filoni del Family Act insieme agli aiuti alla genitorialità e agli incentivi per l'occupazione femminile e giovanile nel Pnrr.