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Bonetti: "Family Act, Italia migliore. Ora alleanze per la natalità"

Intervista di Pietro Savarese, "Askanews", 11 maggio 2022.

"Da domani l'Italia sarà un Paese migliore: inizia a fare un passo avanti concreto, perché il Family Act il 12 maggio entra in vigore come legge dello Stato. E gli Stati Generali della Natalità organizzati dal Forum Famiglie certificano l'impegno del governo: nel dibattito pubblico ora è chiaro che gli investimenti in natalità, lavoro femminile e protagonismo dei giovani sono gli assi necessari non solo per risolvere una fragilità del sistema di oggi, ma per strutturare un sistema capace di affrontare le sfide dei prossimi anni". Lo dice in una intervista all'agenzia Askanews la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, in vista degli Stati Generali della Natalità che iniziano domani a Roma.

L'Istat ha certificato qualche piccolo segnale di ripresa, ma l'Italia è ancora in pieno "inverno demografico".
"È un tema centrale. L'appuntamento di domani è duplice come importanza: segnala la necessità di mantenere alto il dibattito sul tema demografico, ma anche di costruire le alleanze necessarie perché nel nostro tessuto sociale, imprenditoriale, culturale, educativo si incarni una nuova visione politica sulla natalità. Che è quella che il governo con forza ha portato avanti: riconoscere gli investimenti negli strumenti per sostenere la natalità, e quindi l'azione sociale fondamentale che svolge la genitorialità, ma anche creare le situazioni che aprano davvero all'opportunità di scegliere la vita familiare e nello stesso tempo di continuare a svolgere un'azione importante nel lavoro e nei ruoli sociali".

Con il Family Act il governo ha spinto molto per una nuova visione delle politiche famigliari: è un investimento a lungo termine, ma ci sono già delle ricadute positive?
"Assolutamente sì. L'assegno unico universale è già concretezza in molte famiglie, attiva un processo di sostegno economico in un momento di crisi e uno in prospettiva di stabilità dei contributi. Ma il Family Act ha attivato un processo che sta già cambiando il dibattito nel Paese. Le imprese hanno realizzato che investire in lavoro femminile e in strumenti a sostegno della genitorialità non è solo giusto e necessario, ma conveniente perché valorizza anche sul medio-lungo termine la quantità e la qualità produttiva. E nell'educazione abbiamo investito in percorsi a sostegno dei Comuni, del Terzo settore e per l'educazione non formale".

Sull'assegno unico sono state risolte le criticità legate a chi avrebbe potuto perderci?
"Siamo arrivati ai tre quarti della platea e abbiamo primi riscontri estremamente positivi di un sostegno economico fattivo, e i ritorni che abbiamo corrispondono a quanto previsto. Parliamo di 20 miliardi di euro strutturali per il sostegno ai figli. Ci sono nuclei familiari che a causa di un patrimonio molto alto possono aver avuto una penalizzazione o altri elementi di criticità su cui stiamo intervenendo puntualmente o che stiamo monitorando per risolverli. Avremo un monitoraggio costante, sto costituendo il gruppo dedicato, ma è evidente che non si potrà limitare ai primi mesi".

È necessario ora rivedere anche la formulazione dell'ISEE?
"L'ISEE va riconsiderato e il governo ha preso un impegno. È uno strumento che copre tutte le prestazioni sociali: quando lo applichiamo come strumento universale per una politica familiare non sociale necessita di una revisione. Alcuni correttivi è ragionevole metterli in campo, come il tema della prima casa. C'è una interlocuzione con il Parlamento".

Altra grande novità e opportunità sono i fondi del PNRR: potranno incidere per cambiare la situazione?
"I fondi del PNRR vengono accompagnati dalla riforma del Family Act. Devono finanziare investimenti da concludere entro il 2026 e noi li abbiamo usati per coprire le spese necessarie, come i 4,6 miliardi per gli asili nido, una cifra mai stanziata in Italia. Entro il 2026 arriveremo al 50% di copertura di posti disponibili per la fascia 0-3, con un minimo in ogni Regione del 33%. Sarà un impulso straordinario per i servizi educativi. Inoltre abbiamo investito 1 miliardo per garantire il tempo pieno nella scuola in tutti i territori. Il PNRR investe in imprenditoria femminile, nella certificazione della parità di genere: stiamo cambiando gli indirizzi degli investimenti del sistema produttivo italiano per favorire quei percorsi a sostegno della genitorialità e del lavoro femminile".

Sull'armonizzazione lavoro-famiglia e la conciliazione lavoro femminile-maternità siamo ancora molto indietro rispetto a molti paesi europei.
"La diseguaglianza di genere è uno dei motivi che hanno ostacolato la presenza delle donne nel mondo del lavoro e troppe donne, per troppi anni, sono state messe davanti all'opzione tra l'essere madri e lavoratrici. Abbiamo riformato in modo significativo questa visione investendo in lavoro femminile, nel valore educativo delle nuove generazioni, nell'autonomia dei giovani. Nel Family Act è previsto un incentivo a forme di organizzazione e di contrattazione di secondo livello per le aziende per portare avanti modelli organizzativi innovativi che sostengano la genitorialità, nonché percorsi di sostegno alla maternità come occasione di riqualificazione, per evitare che diventi una interruzione della carriera di una donna, ma anche strumenti per le partite Iva, liberi professionisti, imprenditori. E serve una parità di condivisione dei carichi di cura, come il Family Act fa con chiarezza con congedi di paternità strutturali e obbligatori, aumentando i 10 giorni finora previsti che sono insufficienti".