12/01/20
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Bonetti: "A Pavia ho imparato a lavorare con gli altri"

Intervista alla Ministra Elena Bonetti, di Anna Ghezzi, per "la Provincia Pavese", 12 gennaio 2020.

La ministra per la famiglia domani torna nel collegio dove ha studiato «il mio primo impegno è il piano nazionale per le pari opportunità» Elena Bonetti, una prof dal Ghislieri al governo «A Pavia ho imparato a lavorare con gli altri».
Matematica, scout, renziana: Elena Bonetti, da settembre ministra per la famiglia, le pari opportunità e la disabilità per il primo ritorno nella città in cui ha studiato e iniziato la sua carriera accademica ha scelto il Ghislieri, il suo collegio: lunedì alle 21 in aula magna si parlerà di donne e lavoro.

Ministro Bonetti, come donna di scienza e politica, com'è il passaggio dall'università a Palazzo Chigi?
«Un pezzo grande della mia vita, di studio e professionale, è legata all'Università di Pavia e sono arrivata a svolgere il compito che mi è stato assegnato partendo dalla mia esperienza professionale di ricerca e docenza universitaria. La chiamata è arrivata mentre ero all'estero come visiting professor in Francia, nel pieno del mio incarico. La mia attività politica nel Pd nella segreteria di Matteo Renzi è iniziata nel 2017, prima mi sono impegnata nell`associazionismo, nello scoutismo. Lì è forte l'impegno nell'educazione e la valorizzazione del mondo giovanile, così come nel mio lavoro di docente».

Come l'hanno aiutata queste esperienze a Roma?
«Nel costruire una squadra di lavoro che mi potesse supportare. La formazione universitaria e scientifica mi ha insegnato alcuni atteggiamenti utili nello svolgimento dei miei compiti: capacità di mettersi in ascolto, comprendere le dinamiche, apprendere contenuti e processi, lavorare in squadra. L'esperienza pavese al collegio Ghislieri mi ha insegnato che persone con vite, provenienze e studi diversi possono convivere e condividere un percorso di crescita trovando un linguaggio comune. Anche nello scoutismo le diversità vanno sempre ricomposte in una visione comune: questo mi sta aiutando nell`azione di governo».

In che modo?
«In un governo di coalizione come il nostro la sfida è trovare connessioni e relazioni che permettano di trovare quel "bene possibile" che dobbiamo rendere concreto. La capacità di ascolto e il riconoscimento del valore dell'altro permettono la costruzione di un percorso condiviso senza rinunciare all`identità».

Un esempio?
«Le misure del pacchetto famiglia hanno avuto 630 milioni di euro in più sui fondi familiari in una manovra che aveva un margine di soli 9 miliardi, un grande investimento sulle politiche familiari. Alcune misure coinvolgevano anche il ministero del Lavoro e delle politiche sociali: io e la ministra Catalfo abbiamo esperienze politiche diverse, ma abbiamo saputo trovare una sintesi che ci ha permesso di arrivare a strumenti che andassero nella direzione del sostegno familiare. Come l'assegno di natalità che spetta a tutti i nuovi nati in modo proporzionato all'Isee e non andrà a interferire su altre misure come il reddito di cittadinanza: è universale, prescinde dalla famiglia, perché ogni bimbo ha un valore sociale in sé. Il bonus nido è stato fatto in modo che possa essere usato da tutte le famiglie e non solo vincolato alla presenza di scuole pubbliche e private. In più investiremo 2,5 miliardi per costruire nuovi asili dove l'offerta è insufficiente».

A palazzo Chigi cosa l`ha stupita positivamente?
«La passione, l'umanità e la competenza di tante persone che in modo nascosto portano avanti le cose con costanza e tenacia. A Roma ho trovato una Stato che c'è e si prende cura dei cittadini».

E negativamente?
«Da matematica sono abituata a lavorare semplificando il problema e individuando gli elementi fondamentali, definendo ipotesi sul percorso evolutivo e sul punto di partenza dal quale attivarsi. Matematicamente, bisogna ottimizzare in modo vincolato il risultato, non si può ottimizzare senza tenere conto dei vincoli. Poi, certo, occorre provare a cambiare anche quelli. Per me la politica deve puntare a fare il bene possibile, con la possibilità che ci è data dovremmo fare il meglio che possiamo attivando processi di lungo periodo. Ecco: la chiarezza degli obiettivi, delle azioni e la progettazione sul medio e lungo periodo è uno degli elementi che vanno a mio parere ulteriormente incentivati e lavorerò perché ciò accada».

In Italia c'è un problema di pari opportunità?
«C'è, è evidente e va risolto, non è solo una percezione: lo dicono i dati della presenza femminile nei luoghi istituzionali, nel mondo del lavoro. Nel Sud Italia lavora una donna su 3, la media italiana è di una donna su 2, siamo lontani all'Europa, dove la media è di due donne su 3. C`è un divario tra uomini e donne sia nel guadagno che nella quantità di ore lavorate. Per questo quest'anno lanceremo il primo Piano strategico nazionale per la parità di genere: è un'assunzione di responsabilità, non è più rimandabile. Il punto di partenza non è la necessità di tutelare una minoranza, le quote rosa in sé non sono sufficienti se non si afferma un principio più alto, ovvero che solo nella compartecipazione della presenza maschile e femminile nella nostra società possiamo avere visione dell'oggi e del progetto di futuro. Dobbiamo portare avanti con forza la valorizzazione di due esperienze di umanità diverse tra loro, che solo nella compresenza possono fornirci una visione compiuta e spingerci a scelte responsabili».

Oggi poche donne si dedicano alla politica, scelgono la carriera o possono permetterselo.
«Non lo imputerei alle donne: carriera e politica si possono fare ove questi mondi siano strutturati in modi, tempi e spazi compatibili con la vita di una donna. Se la maternità è considerata solo come una sospensione, non si valorizzano i risvolti sociali della genitorialità, la crescita personale. Bisogna creare le condizioni perché non si debba scegliere se fare figli o fare carriera».

Bene, e come si fa?
«Non c'è una soluzione univoca, proveremo a dare linee guida a partire dall'armonizzazione dei tempi di vita e lavoro con strumenti innovativi. Abbiamo rifinanziato il congedo di paternità, esteso a sette giorni per dare un segnale: la responsabilità educativa va coesercitata anche dai papà».