20/05/20
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Bonetti: "150 milioni alle paritarie, ma ora 8xmille vada anche all'educazione”

Intervista di Sabrina Cottone, "il Giornale", 20 maggio 2020. 

Elena Bonetti, ministro alle Pari opportunità e alla Famiglia, il malumore che ha portato allo sciopero delle scuole paritarie riguarda novecentomila studenti e quindi centinaia di migliaia di famiglie. La scarsità di fondi anche per la messa in sicurezza è un segnale chiaro che mancano pari opportunità?
«È una richiesta di aiuto che va compresa in tutto il suo significato. Come Stato dobbiamo riconoscere che garantire il diritto all'educazione a tutti i bambini e a tutti i giovani del Paese significa prima di tutto che vanno dati gli strumenti anche economici alle scuole paritarie perché le famiglie possano scegliere dove far studiare i figli, come già prevedono leggi dello Stato. C'è un tema di pari opportunità anche perché, se lo Stato sostiene le spese per la sicurezza degli ambienti scolastici, deve farlo anche per le paritarie, a tutela degli studenti».

La situazione è particolarmente difficile per le scuole dell'infanzia, perché senza le paritarie non è nemmeno possibile garantire l'accesso all'istruzione. Bastano i fondi stanziati?
«Metà del servizio d'infanzia tra 0 e 3 anni è svolto da nidi privati e più in generale sono più di un terzo le private comunali o paritarie. È uno dei punti del Family Act riconoscere le spese educative come spese che la famiglia mette in campo già per il diritto all'educazione. Per le paritarie sono stati stanziati 150 milioni di euro. È un primo risultato importante. Spero che in Parlamento si arrivi a aumentare le risorse».

La detraibilità e la deducibilità delle rette possono essere una soluzione?
«In prospettiva sì, ma in questo momento di emergenza servono però risposte più immediate. Col bonus Asilo nido ho voluto che la retta venga rimborsata anche se il servizio non viene erogato, perché le scuole hanno costi fissi. Se il sistema di istruzione è fatto da scuole pari tarie e statali, bisogna mettere tutti in condizione di contribuire, creando un sistema integrato».

La didattica on line ha posto il tema della non risolta difficoltà di accesso alle rete per le fasce più deboli.
«Con il coronavirus è venuto alla luce come non tutte le famiglie abbiano gli strumenti, sia dal punto di vista delle competenze personali che delle strumentazioni digitali. Si nascondeva una sacca di diseguaglianza. Si assumeva che tutti gli studenti avessero computer e connessioni. La sfida è grande, fatta di strumentazione tecnologica adeguata per le famiglie, infrastrutture digitali a livello di Paese, formazione della classe insegnante. Deve essere fatto per le scuole paritarie e per le statali, perché l'obiettivo è fornire a tutti le stesse opportunità».

È indubbio però che nella maggioranza di governo si affrontino due diversi modi di intendere il ruolo del privato nel fornire un servizio pubblico. È sanabile la frattura con M5S e con il ministro Azzolina?
«Nessuna frattura. Se i partiti accettano di stare nella stessa squadra, bisogna che accettino le sensibilità diverse. Non ho trovato a priori un no ideologico nel ministero dell'Istruzione, ma difficoltà nel reperire le risorse. Certo l'ordine in cui si distribuiscono le risorse dice delle priorità politiche».

Vuol dire che le priorità del governo trascurano famiglie e scuole? Che cosa privilegiano?
«Italia Viva aveva posto un approccio diverso, non solo assistenziale, ma di assegno mensile per ogni figlio, riconoscendo che ogni bambino ha un diritto. Una persona non è solo un lavoratore, va sostenuta anche nelle responsabilità familiari, perché le famiglie supportano il tessuto sociale del Paese. Hanno fatto così la Germania la Francia il Canada. È necessario investire in un cambio di paradigma».

La carenza di insegnanti di sostegno ha di fatto negato il diritto di accesso all'istruzione alle persone disabili. Ci sono stati anche molti ricorsi.
«È una delle criticità su cui bisogna lavorare. Quest'esperienza di fragilità diffusa ha reso più fragili persone che erano fragili e la cui difficoltà non poteva essere gestita solo a livello familiare. Le reti educative sono fondamentali per aiutare questi bambini a essere integrati in modo paritario. Si sono create sacche di ulteriore distanza che saranno difficilmente colmate. L'investimento grande in servizi educativi per quest'estate serve anche per cercare di sanare queste situazioni».

Per gli istituti paritari cattolici, la Cei ha chiesto di poter utilizzare l'8 per mille anche per scopi educativi. Concorda?
«Sì. In questa richiesta c'è un messaggio importante per tutti e cioè il riconoscere alla dimensione ecclesiale la possibilità di svolgere il compito educativo: è un modo per servire al bene comune».