22/04/20
economia territori

Beniamino Palmieri: "Avviare subito la Fase 2, Irpinia in sofferenza"

Intervista di Luigi Basile, "il Mattino", 22 aprile 2020.

«È necessario avviare il confronto sulla fase 2. La ripresa delle attività non sarà semplice». Ad affermarlo è Beniamino Palmieri, portavoce provinciale di Italia Viva e sindaco di Montemarano.

Palmieri, come è stata gestita l'emergenza in Irpinia e nel resto della Campania?
«I dati non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni. La Regione e le istituzioni del territorio hanno svolto un ottimo lavoro. I controlli rigorosi e celeri si sono rivelati efficaci. Il distanziamento sociale e le misure che hanno reso più stringenti i provvedimenti del governo nazionale hanno dato i loro frutti. È stato possibile frenare la diffusione del virus, evitando picchi ingestibili e consentendo alle strutture sanitarie di svolgere il proprio lavoro, senza andare in affanno. In provincia di Avellino purtroppo si è registrato qualche errore, ma adesso bisogna guardare in avanti».

Ritiene che i servizi sanitari vadano riorganizzati? Ed eventualmente in quale direzione bisognerebbe procedere?
«L'emergenza ci ha dimostrato che la sanità è un settore sul quale non si può pensare di risparmiare, perché assolve ad una funzione essenziale. Mi sembra che il modello organizzativo tedesco si sia dimostrato più efficace rispetto agli altri, grazie ad una rete di medicina territoriale molto capillare. Il numero dei decessi dovuti al Coronavirus è stato contenuto, nonostante il livello di contagi molto alto. I medici e le strutture di base sono stati l'interfaccia diretta della comunità. L'ampio monitoraggio dei casi ed un rapido intervento terapeutico probabilmente i veri punti di forza».

Adesso bisogna fare i conti con la crisi economica e con le difficoltà della ripresa. Qual è la situazione in Irpinia?
«La nostra provincia viveva già da tempo una condizione di fragilità e sofferenza, che oggi viene aggravata dagli effetti dell'emergenza sanitaria, che non è affatto superata. Serve, quindi, un piano di intervento organico, per sostenere le attività produttive e commerciali, oltre che le famiglie. L'avvio della nuova fase non sarà semplice. Alcuni settori, penso alla ristorazione, alla ricezione alberghiera, al turismo religioso sono più esposti, perché appare complicata l'introduzione di misure di distanziamento sociale».

È preoccupato dalla prospettiva?
«Sono molto preoccupato da ciò che potrà essere il dopo. Si registra un notevole ritardo nella discussione. Non dico che si debbano anticipare i tempi della riapertura delle attività, ma avremmo dovuto già avviare un ragionamento, per evitare problemi successivamente. Non si può improvvisare».

Il commissario provinciale del Pd, Cennamo, ha proposto la costituzione di una cabina di regia provinciale, con il coinvolgimento delle parti sociali, per l'attuazione della fase 2. È d'accordo sull'ipotesi?
«Di solito quando si ascolta l'opinione degli operatori non si sbaglia mai. Può essere utile a trovare la soluzione giusta. Occorre tener conto delle diverse specificità. L'idea di un coordinamento provinciale, quindi, mi sembra condivisibile».

In queste settimane non sono mancate polemiche politiche e scontri tra i vari livelli istituzionali. Che ne pensa?
«Posso sembrare presuntuoso nell'esprimere un giudizio netto su questo punto, ma è ciò che penso: ci saremmo aspettati, almeno in questa circostanza, un'immagine e soprattutto una risposta diversa dalla classe politica nazionale, che invece non è stata dignitosa. Credo che andrebbe raccolta la sollecitazione del pontefice, che invita tutti ad impegnarsi per il bene comune».

Saprà l'intera società trarre una lezione da quanto è successo?
«Siamo quasi costretti ad essere ottimisti. Ma nei giorni scorsi non sono mancati episodi amari. Quando sono emersi i primi casi di contagio nelle nostre comunità, non ho visto grandi segnali di solidarietà. Piuttosto reazioni di fastidio ed insofferenza, quasi che i malati avessero colpa della propria condizione. Ma fortunatamente c'è stato anche altro: gli aiuti venuti dall'Albania, dalla Romania, da Cuba, mentre la Lombardia era in ginocchio. Nessuno è autosufficiente ed una società non si può costruire soltanto sul denaro».