01/05/20
Governo agricoltura

Bellanova: "Un decreto per dire stop ai caporali"

Intervista di Francesco Faenza, "la Città di Salerno", 1 maggio 2020.   

ROMA - Lavoro nero e caporalato. Sono le prime due strade intraprese dal ministro alle politiche agricole, Teresa Bellanova, quando si è insediata a Palazzo Chigi. Per fare la differenza, per realizzare una svolta storica nell’azione di governo, la ministra pugliese ha lanciato una proposta “impopolare”. L’antitesi del sovranismo di Salvini. Una “rivoluzione” che spaventa anche i militanti di sinistra come lei: regolarizzare gli stranieri. Sono 600mila uomini con la pelle nera. Sfruttati e mal pagati. Vivono nel nostro Paese, in alloggi indecenti. Sopravvivono per anni, dopo giornate di lavoro in nite. In cambio di 20 euro al giorno. Con l’arrivo del Covid sono svaniti nel nulla. Li hanno de niti “fantasmi”. Negli ospedali e nei distretti sanitari, degli stranieri non c’è traccia.

Ministra Bellanova, regolarizzare gli stranieri è una battaglia nobile, ma nell'Italia ferita dal Covid quanto tempo ci vorrà?
Il meno tempo possibile. Per questo bisogna intervenire con strumenti e caci e rapidi. Si può utilizzare un decreto ad hoc o un emendamento da inserire in uno dei decreti in eri. Se c’è la volontà politica, e io credo che debba esserci a maggior ragione dopo le parole sagge e lucidissime di Papa Francesco, gli strumenti si trovano.

Nel Governo se ne discute?
La discussione è avviata. Ne ho parlato io nell’informativa alle Camere e nell’interlocuzione diretta con le Ministre Catalfo e Lamorgese. Ne ha parlato la Ministra Lamorgese a più riprese. Con loro abbiamo condiviso parola per parola il Piano triennale contro lavoro nero e caporalato in agricoltura. Quando ho svolto l’Audizione, proprio su questo tema, nelle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato è emersa nei diversi interventi l’esigenza di estendere la fattispecie individuata dalla norma di contrasto al caporalato anche ad altri settori dove questa piaga è presente, e inquina il mercato oltre che merci care e morti care il lavoro, danneggiando le imprese che scelgono la legalità. Credo che i tasselli ci siano tutti. L’Italia ferita dal Covid ha bisogno di giustizia sociale e di legalità ancor più di prima.

Con quali controlli si potranno evitare gli abusi delle sanatorie fatte con la legge Bossi-Fini (datori e avvocati hanno spesso abusato economicamente degli stranieri?
La strada è già tracciata, come dicevo, nel Piano triennale, a partire dalla mappatura del fabbisogno di lavoro agricolo che ovviamente è legata ai calendari stagionali di raccolta e lavoro della terra. Per questo, ben sapendo che per un’azienda agricola il raccolto è legato anche alle condizioni climatiche e alcune esigenze possono determinarsi in meno di 48 ore, sono necessari meccanismi automatici e trasparenti, gestiti dal pubblico. La piattaforma per incrociare domanda e o erta di lavoro che Anpal avrebbe già dovuto realizzare e far funzionare, e su cui si è in ritardo, non è più rinviabile. Su questo il confronto con la Ministra Catalfo è in atto. Incrocio di lavoro e regolarizzazione degli immigrati irregolari, che già lavorano nel nostro Paese, devono essere quanto più automatici possibili, non richiedere passaggi che aprano varchi alle discrezionalità e, purtroppo, anche all’abuso economico dei lavoratori. Stranieri o italiani non fa di erenza: chi ne abusa va perseguito.

Oltre la stipula di un contratto di lavoro, quale contributo chiederete a un imprenditore agricolo (alloggi per gli stranieri...presidi sanitari contro il contagio...?
La stipula di un contratto non è un contributo che si chiede all’impresa, è il rispetto delle norme che il nostro Stato si è dato. Quanto al rapporto con le imprese sul versante dei servizi da garantire ai lavoratori, dai trasporti alle mense agli alloggi, anche questo è puntualmente indicato nel Piano Triennale. E’ un tema su cui ci siamo interrogati nei giorni scorsi con associazioni di categoria e liera istituzionale. Da ultimo, proprio due giorni fa, con il sindaco di Saluzzo, allarmato ovviamente dal rischio che corrono i raccolti nel suo territorio, uno degli epicentri italiani dell’ortofrutta. Non escludo peraltro che si possa immaginare un concorso alle spese e alla sicurezza sanitaria dei lavoratori sotto forma di decontribuzione degli oneri fiscali.

Le leggi penali in materia di caporalato sono soddisfacenti?
Assolutamente sì, considero quella norma un momento altissimo della nostra democrazia e un testo efficace sul versante del controllo e del contrasto a questa forma criminale di gestione del lavoro. Ad affermarlo non so o io ma i dati e il lavoro di chi quotidianamente agisce grazie all'applicazione di quella norma. Quella norma indica nel contrasto e nella prevenzione la strategia da perseguire. Senza furori ideologici o ipocrisie tutti noi abbiamo il dovere di saperlo_ o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla. Tra queste due opzioni io non esito: mai con il caporalato.

Quali richieste vi fanno gli enti locali a proposito della regolarizzazione degli stranieri? E quali sforzi chiedete voi agli enti?
Leale collaborazione. Me lo avrà sentito dire tante volte. Leale collaborazione istituzionale. Monitoraggio, confronto costante, controllo sono essenziali: solo in questo modo potranno essere affrontate sul terreno concreto tutte le criticità. Gli enti locali sono antenne del territorio. Per questo l'interlocuzione è preziosa e necessaria. 

Si può immaginare un piano d'investimento per aiutare gli stranieri costruendogli delle case dove vivere?
Si può e si deve. È un investimento per la qualità territoriale e la sicurezza sociale. Quei lavoratori una volta tornati dalle campagne non possono essere risucchiati nell'invisibilità più indecente. Sono persone, sono cittadini. E come tali vanno considerati. Le risorse del Pon sicurezza hanno questa finalizzazione. Vanno utilizzate bene.

Cosa è mancato in questi anni tra governo centrale e territorio per frenare lo sfruttamento degli extracomunitari?
Direi che spesso ci si è fermati alle Intese e ai Protocolli, illudendosi o convinti che fossero sufficienti. Invece la battaglia contro il caporalato è soprattutto una battaglia culturale: la vinciamo se tutti remiamo dalla stessa parte. Quando accade i risultati si vedono. Il caporalato è mafia, è criminalità. Una catena del valore così strozzata a valle avvelena l'intera filiera, danneggia le imprese sane, introduce fenomeni distorsivi di enorme gravità, inquina la reputazione di intere filiere sui mercati globali. Si tratta di un danno enorme, anche economico, per il Paese. Non voler vedere tutto questo è un errore enorme, sociale e politico.

C'è il rischio che aumentino gli sbarchi con la regolarizzazione dei migranti. Il governo ha le spalle politiche larghe per reggere un fenomeno che favorisce i partiti populisti (Lega e FdI)?
Non vedo assolutamente questo rischio. Nonostante le norme, l'utilizzo dissennato e ideologico di questo tema e dei disgraziati che arrivano dall'altra parte del mondo, le persone hanno continuato ad arrivare nel nostro Paese e quando non è accaduto è perché molto spesso sono state fermate nelle prigioni libiche o lungo gli infiniti snodi per arrivare in Occidente, controllati dalla criminalità spesso in combutta con poteri locali mercenari e corrotti. Non è una questione di spalle larghe o meno ma di primato della politica. Mettere fine al caporalato sul lavoro e alla riduzione in schiavitù delle persone è un obiettivo non negoziabile. Anche perché è l'emergenza senza fine che favorisce i partiti populisti e la loro demagogia.

Cosa intende per primato della politica?
Il primato della politica, come capacità di rispondere a quello che il reale ti impone, è l'antidoto migliore: alla demagogia, al sovranismo, al populismo più becero che si illude di raccattare consenso in questo modo. Il consenso, se parli alla pancia delle persone costruendo nemici sociali come altrettanti nemici capri espiatori, lo puoi anche moltiplicare: è un gioco facile. Perverso, pericoloso, ma facile. Governare è un'altra cosa. Il fallimento di Salvini, nei 18 mesi del Governo giallo verde, è lì a ricordarlo.