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Bellanova: "Trasporto a chiamata per sottrarre i lavoratori al controllo degli aguzzini"

Intervista di Martina Trivigno, "Il Tirreno", 2 febbraio 2022.

Due uomini armati si parano davanti alla Camera del lavoro di Villa Castelli, nel Brindisino. Vogliono colpire lei, quella sindacalista che lotta al fianco degli sfruttati dai caporali. È la fine degli anni Settanta e la sindacalista è la viceministra alle Infrastrutture Teresa Bellanova. Alla fine se ne vanno, costretti dai lavoratori che formano un cordone per difenderla. Perdono pure le armi per strada, mentre se la danno a gambe. Da allora sono passati più di quarant'anni ma il caporalato è ancora una piaga viva, in Italia.

Quando vedremo la luce in fondo al tunnel sul fronte caporalato?
«Quando lo Stato sarà stato capace di cancellare, e non solo smantellare, gli insediamenti informali. E quando l'attuazione di una legge come quella sulla regolarizzazione prevista nel primo Decreto rilancio accadrà finalmente nei tempi utili alla vita delle persone. Mentre, ancora adesso, quella norma di civiltà, che teneva insieme la tutela della salute dei cosiddetti invisibili e dignità del lavoro, stenta a essere pienamente esigibile».

Cosa si può fare in concreto per contrastare il lavoro nero nei campi?
«A cinque anni dall'entrata in vigore di una legge fondamentale come la 199 del 2016 approvata dal governo Renzi è tempo di bilanci: sconfiggere il caporalato attraverso la repressione e soprattutto attraverso la prevenzione, anche grazie a un convinto radicamento della rete del lavoro agricolo di qualità. Non dimentichiamo che il caporalato significa un attacco al cuore delle imprese sane, e che la concorrenza sleale è un vulnus micidiale per quel sistema dell'eccellenza alimentare che nel mondo significa "made in Italy". L'agricoltura nel nostro Paese non merita di essere confusa con chi sceglie l'illegalità, sottraendo qualità e avvelenando in questo modo i rapporti di filiera».

In che modo lo Stato può farsi carico della lotta al caporalato per non lasciare campo libero alle mafie?
«È semplice: scegliendo di contrastare il caporalato e la mafia a monte».

Come?
«Significa garantire l'incrocio trasparente domanda-offerta di lavoro e, insieme, i servizi di trasporto e foresteria, sottraendo ai caporali il controllo sui lavoratori e sulle imprese. L'ho ribadito anche nell'ultima riunione del Tavolo operativo insediato al ministero del Lavoro. I nostri uffici, che ringrazio per l'importante lavoro svolto e la proposta già formalizzata, sono disponibili da subito a un confronto con ministero del Lavoro e anche delle Politiche agricole, alimentari e forestali e altre istituzioni territoriali per la creazione della piattaforma mirata ad attivare una modalità di trasporto dedicato e a chiamata così da consentire un servizio di trasporto flessibile per i lavoratori agricoli, soprattutto quelli presenti negli insediamenti informali, sottraendoli al controllo dei caporali».

Potrebbe essere attivata fin da subito?
«È una proposta già strutturata e che potrebbe essere attivata, sia pure invia sperimentale, a partire da maggio, al servizio della rete delle imprese convinte che lavoro buono e concorrenza leale siano due elementi ineludibili per la nostra agricoltura di eccellenza. Sappiamo bene infatti, e le inchieste lo confermano puntualmente, come la legge dei caporali si radichi negli spazi sottratti a ogni forma di legalità con una presenza pervasiva e un controllo criminale sul trasporto, sull'erogazione dei servizi necessari alla vita, sul lavoro nei campi, sulle imprese e sulla stessa organizzazione degli insediamenti. È questa spirale che va spezzata e sconfitta».