Infrastrutture porti

Bellanova: "La riforma dei porti è stata una svolta. Ora serve un accurato monitoraggio"

Estratto dell'intervista di Simone Gallotti, "la Stampa", 23 giugno 2021.

Teresa Bellanova, vice ministro del Mims (il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili) ha ricevuto da qualche mese la delega alla portualità. C'è un tema chiave per la ripresa ed è quello degli investimenti sui porti.

Cosa è previsto dal governo?
«La centralità dei sistemi portuali è un tema chiave nel rilancio del Paese, a maggior ragione per una leadership euromediterranea. In questa direzione il Piano nazionale di ripresa e resilienza agisce come vero e proprio documento strategico: visione integrata della catena logistica e scenario inclusivo della portualità del Paese a tempi contenuti di esecuzione. Qualità della programmazione e dei progetti, rapidità di decisione e di azione sono, qui come altrove, fattori chiave. È un dato nuovo e di rottura col passato, abituati come siamo a subire drammaticamente le ricadute nefaste, nella realizzazione delle opere pubbliche, della frammentarietà da una parte e degli extratempi dall'altra. L'insieme delle misure previste in materia di infrastrutture portuali e logistica incide infatti a livello di connessioni funzionali in ottica di cluster terra-mare (con investimenti mirati che vanno, solo per fare alcuni esempi, dall'aumento di capacità portuale di Trieste all'ultimo miglio stradale del porto di Civitavecchia, dalla Diga foranea di Genova a quella di Savona all'elettrificazione del porto della Spezia fino all'accessibilità stradale e ferroviaria del porto di Taranto), secondo una rigorosa gestione dei tempi, vera e propria "cintura di sicurezza" della realizzazione del Piano che io considero un indispensabile presupposto di efficienza e anche di trasparenza. Come governo e come ministero sappiamo che gli investimenti in infrastrutture imprimono una forte spinta alla domanda. La mia parte politica lo dice da tempo e sono fiera che questa azione abbia portato allo sblocco degli investimenti e ai commissariamenti. Tuttavia l'investimento è efficiente nella misura in cui i benefici economico-sociali sono massimi con costi e tempi di esecuzione congrui. Su questo versante la ratio che attraversa il Pnrr implica una ricalibrazione giuridica e amministrativa dell'impianto istituzionale, perseguita attraverso il Dl Semplificazione da cui ci aspettiamo effetti positivi per l'intero comparto infrastrutture, porti compresi. Naturalmente in un quadro di sostenibilità complessiva rafforzata, nello specifico dei porti, dall'efficientamento energetico delle rispettive strutture operative. Sbaglia chi lo considera un aspetto semplicemente a latere o di ordine inferiore delle nostre politiche del mare».

Non solo le banchine: anche la logistica reclama attenzione e fondi.
«Intermodalità e logistica sono strettamente connesse e funzionali alla logica che innerva il Pnrr. Va detto con forza: i porti costituiscono una leva strategica essenziale per strutturare un sistema logistico nazionale efficiente. Gli interventi che sviluppiamo muovono dalla consapevolezza che le caratteristiche geografiche del Paese con i suoi 8000 km di costa, inclusa la posizione baricentrica nel bacino del Mediterraneo, non sono sufficienti alla conquista di un ruolo di leadership. Perché il vantaggio competitivo della logistica è garantito da accessibilità, piazzali, capacità di movimentazione delle merci, efficienza di infrastrutture multimodali dell'entroterra, insomma da tutti i fattori di equipment. Puntare ad essere piattaforma logistica nel Mediterraneo significa anche saper mettere al centro la concezione fisica dei sistemi di movimentazione delle merci. Ovviamente in un sistema integrato di sostenibilità. Di qui gli investimenti infrastrutturali previsti in aree Zes o gli interventi sull'ultimo miglio ferroviario a Venezia, Ancona, Napoli, Salerno in un vasto quadro d'insieme di interventi, pari a oltre 3,8 miliardi. Segnalo infine che rispetto alla bozza Pnrr di gennaio scorso, le risorse per infrastrutture, mobilità e logistica sono aumentate di 14 miliardi. Direi che l'impianto programmatorio e il livello di attenzione sono entrambi significativi. E motivano la bontà del passaggio al governo guidato dal Presidente Draghi».

Crede che la legge portuale vada riformata?
«Segnando una svolta rispetto alle stagioni precedenti, razionalizzando i vari Porti e rendendo finalmente possibile una pianificazione nazionale senza doppioni, il Dlgs 169/2016 ci ha consegnato una strategia integrata, orientata ad affermare la centralità e rilevanza per il Paese del sistema portuale. Gli effetti di una riforma di tale ampiezza sono a lunga gittata e in questi anni stati affrontati problemi e nodi che sembravano insormontabili, altrimenti destinati - senza inversione di rotta - a perpetuarsi. La riforma ha avviato un ribaltamento di prospettiva e messo fine a conflitti tra autorità portuali contermini. Come è naturale c'è ancora molto filo da svolgere, e credo sia il caso di accompagnarlo con un accurato monitoraggio degli impatti della riforma. A 5 anni di distanza dalla sua applicazione, ritengo giunto il momento di fare un punto sugli elementi di forza e criticità, senza trascurare le aspettative che i territori e tutti gli operatori del settore ripongono nel futuro della portualità. Lo considero un passaggio indispensabile per ottimizzare gli ambiti di applicazione, rafforzare i profili identitari del cluster portuale, potenziare i livelli di competitività dell'offerta. Per questo è necessario un ruolo più forte della Conferenza nazionale, ideata proprio dalla Riforma Delrio, per concertare di più e meglio le politiche portuali nazionali e focalizzare più accuratamente le vocazioni dei singoli porti ma anche le sinergie. Un lavoro da condividere con i diretti interessati e che ha bisogno del massimo di inclusione».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "la Stampa".