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Bellanova: "Ora è il momento delle decisioni. Basta consulenti, largo alla politica"

Intervista di Nando Santonastaso, "il Mattino", 18 dicembre 2020.   

Ministra Bellanova, l'attesissimo faccia a faccia tra Italia Viva e il premier è durato pochissimo, 40 minuti circa: difficile immaginare che siano state sciolte tutte le vostre riserve sulla permanenza nel governo, è così?
«È stato un primo passo per un possibile chiarimento —risponde Teresa Bellanova, ministra per le Politiche agricole e capo delegazione di Italia Viva al governo -. Abbiamo consegnato al premier i nostri rilievi politici sul metodo e sul merito, le questioni da mesi all'ordine del giorno, i nodi da sciogliere. E due sole parole d'ordine: discontinuità e pari dignità. Se non e la prima volta che ci troviamo di fronte ad un passaggio particolarmente stretto perla nostra permanenza al governo, ritengo impossibile proseguire senza affrontare e sciogliere i nodi politici che poniamo. Non abbiamo mai tirato a campare, tantomeno possiamo permettercelo adesso. Mi auguro sia la regola di tutti, non solo la nostra. Ora tocca a Conte che ha definito interessante e utile la lettera di Matteo Renzi».

Avete criticato la decisione del premier di affidare a tecnici esterni la gestione dei fondi Ue, parlando di Parlamento esautorato. Non temete l'ipotesi di un partito del premier e dunque il rafforzamento politico di Conte?
«Abbiamo criticato la totale assenza di discussione su un modello di governance che ci è stato consegnato dalla notte alla mattina. I motivi li abbiamo esplicitati da subito, e non hanno nulla a che fare con l'ipotesi di un eventuale futuro politico di Giuseppe Conte di cui ho solo letto sulla stampa e certo non mi appassiona come argomento. Contestiamo radicalmente, questo sì, il consulentificio che quella governance richiama e il commissariamento di ministeri, Regioni, pubblica amministrazione, con poteri straordinari affidati a perfetti sconosciuti scelti per via amicale. Ad essere esautorato in quel disegno non era solo il Parlamento, ma anche i ministri, le parti sociali. Insomma, la Politica, con la "p" maiuscola. Che serva una regia centrale attenta alla fase esecutiva dei progetti mi pare ovvio, che questa debba rispondere solo al Presidente del Consiglio e a un triumvirato mi pare arbitrario e anche incostituzionale».

Mes e rimpasto di governo, lei crede che rinviare certe decisioni farà bene alla credibilità del governo ma anche alla vostra stessa credibilità?
«Si è arrivati a questo punto per l'attitudine a rinviare i problemi. Da mesi diciamo: il Mes serve. Il guadagno sarebbe solo di 300 milioni? Allora spiegatelo a chi si vede rinviare un ricovero programmato per causa Covid. Il nostro immaginario è saturato dall'emergenza legata al coronavirus. Ma in questo Paese non ci si ammala solo di questo; altre patologie ugualmente importanti rischiano ancora di passare in seconda linea, ma quei pazienti hanno uguali diritti e timori, paure, urgenze. E poi il tema della sanità territoriale, che dovrebbe essere il primo presidio, e le Usca, che non dovunque funzionano come devono. E la necessità di un confronto sull'edilizia sanitaria, sull'efficienza e l'efficacia integrata del nostro sistema. Quando, se non ora?».

E se non vi ascoltano neanche stavolta?
«La credibilità del governo sta nella capacità di affrontarci problemi, nel coraggio di fare scelte controcorrente se necessarie, anche a rischio di non essere immediatamente compresi. Questo è il tempo per decidere. La stella polare deve essere la qualità della mediazione politica e della sintesi sulle decisioni. Non l'ansia o la bulimia da comunicazione che troppo spesso ha caratterizzato i due esecutivi guidati da questo Presidente dei Consiglio. Serve discontinuità, ed enorme, anche su questo».

Ma questo governo per voi deve completare la legislatura osi dovrebbe, stante la conflittualità di questi tempi, pensare ad una nuova maggioranza, magari con forze del centrodestra disponibili a dare una mano? O bisognerebbe tornare subito alle urne?
«Siamo stati noi per primi, mesi fa, a porre il tema della verifica di programma. E noi per primi a indicare tutte le criticità che rendono obbligato il parlarsi in modo chiaro senza troppi giri di parole. Adesso aspettiamo le risposte di Conte e poi valuteremo se persistono le condizioni per continuare questa esperienza di governo. Altrimenti la parola andrà al Presidente della Repubblica, della cui saggezza e correttezza non ho mai dubitato».

Non avete detto nulla finora sull'allarme lanciato dal Sud sul pericolo che i maggiori fondi del Recovery plan italiano non arrivino al Mezzogiorno. Non pensa che questo ed altri temi specifici sul futuro del Sud impongano ben altra attenzione?
«Il Recovery è un'occasione di rilancio per l'intero Paese: il Mezzogiorno è e deve essere centrale. Non mi accusi di avere in testa solo l'agricoltura e la filiera agroalimentare, ma se l'Italia è la prima agricoltura dell'Unione Europea per valore aggiunto davanti a Francia e Spagna, lo deve in massima parte alla sua specializzazione e alla sua capacità di creare valore attraverso le produzioni agricole tipiche della "dieta mediterranea": se siamo una nazione leader in queste produzioni agricole lo deve soprattutto al Mezzogiorno. La centralità dei territori meridionali non è retorica. Bisogna saper guardare fino in fondo questo Paese. Se serve, anche cambiando occhiali, e liberandoci da retoriche, pregiudizi, pigrizie e furbizie. Fortis, Sartori e Corradini ce lo hanno spiegato benissimo: il nostro Paese è leader a livello mondiale ed europeo non soltanto nel lusso" delle produzioni manifatturiere della moda o dell'arredo ma anche di quelle dell'agricoltura. Che questo è soprattutto merito del ruolo di produttore agricolo primario del Mezzogiorno. Siamo quelli che hanno parlato di sviluppo a trazione meridionale per primi. Per questo considero la filiera agroalimentare un paradigma. Capace di fare la differenza, nel Mezzogiorno e nel Paese, di imporsi per un nuovo modello di sviluppo, di parlare alle nuove generazioni e alle donne, straordinarie leve per l'innovazione. E capace anche di legare fortemente ecologia e tecnologia. Al nord come al Sud ma con ancora più forza al Sud».