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Bellanova: Non si lascia un partito quando non ci sono più poltrone.

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Intervista a Teresa Bellanova su Repubblica,

di Giovanna Casadio

“Se devo criticare Renzi, lo faccio. Ma penso che non si lasci un partito quando non ci sono più incarichi da spartirsi: si scende da cavallo e si tira la carretta”. Teresa Bellanova, ex sindacalista, ex ministra all’Agricoltura, alla vigilia del congresso di Italia Viva, si toglie qualche sasso dalla scarpa. Sugli addii degli ex renziani e su Carlo Calenda. Con una speranza: “Sarebbe una gioia collaborare con Emma Bonino e +Europa alle europee”.

Teresa Bellanova, siete rimasti in pochi renziani storici in Italia Viva Elena Bonetti è andata via, l’ex coordinatore di Italia Viva, Ettore Rosato pure. Lei resta, è una notizia.

“Sono andati via Rosato e Bonetti, gli altri sono rimasti e tanti arrivano. Io condivido l’impostazione politica di Matteo Renzi perché l’Italia ha bisogno di una forza riformista. Non sono in Italia Viva per avere un posto di potere. Quando si fa politica è sbagliato dire ‘andiamo via perché abbiamo avuto il coraggio di dire le nostre idee e siamo stati criticati’. Il coraggio io l’ho avuto quando ho contrastato i caporali o contro chi pensava di bloccare la Tap. Per esprimere le proprie idee non ci vuole coraggio, a meno che non si pensi ci sia un capo che deve distribuire incarichi e quindi meglio non mettersi contro”.

Con Renzi lei è in sintonia, quindi. Cosa non gli perdonerebbe?

“Siamo entrambi caratteri non morbidissimi, ma sappiamo confrontarci. Io non rinuncio a dire la mia con Renzi, ma la nostra collaborazione è solida”.

Critiche non gliene fa? E dove non lo seguirebbe?

“Quando devo fargliene, le faccio. Ad esempio, il matrimonio con Calenda per le politiche dopo che il leader di Azione si era baciato con Enrico Letta, non mi convinceva. Mi era parso strumentale per presentare la lista senza raccogliere le firme. La piattaforma di Renzi in questo congresso di Iv è chiara: no alla destra sovranista, no alla sinistra massimalista. Per la mia storia, non seguirei Renzi se si spostasse a destra, ma il rischio non c’è avendo come riferimento Blair e Clinton".

Amarezza per gli addii di Bonetti e Rosato?

“Sì, per le motivazioni. Abbiamo fatto un percorso importante insieme, ma nessuno è indispensabile. Non si può dire di sì quando ci sono incarichi da dividersi, e si va via quando non ci sono più. Si scende da cavallo e si tira la carretta insieme agli altri. Se devo essere sincera, i motivi dell’addio a me non sono ancora chiari”.

Con il nuovo congresso quale ruolo avrà?

“Non cerco incarichi. Sono impegnata a dare il mio contributo contro i sovranisti di destra e i massimalisti della sinistra. Come si possa poi, considerare Giuseppe Conte di sinistra, qualcuno me lo deve spiegare. Ho ancora davanti agli occhi la foto di lui con il ministro Salvini che applaudono ai decreti sicurezza sull’immigrazione che, ricordo, l’allora premier grillino del governo giallo-verde firmò". 

Lei si candiderà alle Europee?

“Ripeto, non sono alla ricerca di candidature né di incarichi. Chi come me ha avuto la fortuna di stare nelle istituzioni, ha svolto funzioni di governo, deve essere grata alla comunità politica e sapere restituire, mettendosi al servizio degli altri”.

Adesso però Azione sembra più attrattiva di Italia Viva. Alle europee sarà un derby in casa tra Calenda e Renzi.

“Per noi le porte per una lista unitaria sono aperte”.

Sembra che tra Renzi e Calenda ogni ricucitura sia impossibile?

“Non so se tutto è perduto. Certo se le condizioni per l’unità, sono che Renzi scompaia dalla scena politica, che si doveva cancellare la Leopolda e la selezione politica è prevista su base amicale e di simpatia, allora è effettivamente difficile.

Le Europee sono la resa dei conti tra Iv e Azione?

“L’attrattività la misureremo dopo le elezioni europee: vedremo chi avrà avuto più consenso, se chi va a firmare il documento per il salario minimo con Conte e con Schlein e fa propaganda a buon mercato, o chi pensa come Italia Viva a una battaglia europea sull’armonizzazione contrattuale, sulle politiche di welfare, su come attrarre investimenti in Italia per lavoro buono e di qualità. Tanti problemi italiani possono trovare soluzione solo in Europa con politiche di sicurezza, industriali e di transizione ecologica adeguate”.

Cosa succederà dopo il vostro congresso, che ha peraltro candidato leader unico Matteo Renzi?

“Renzi è il leader naturale. Doveva essere un congresso regionale provinciale, poi Bonetti chiese che fosse un congresso nazionale. Così è stato, ma lei se n’è andata via nel frattempo. Con il congresso si rafforza una comunità. Da settimane giro l’Italia, e ho visto interesse”.

A quali nuovi compagni di viaggio pensate? A +Europa?

“Sarebbe una grande gioia collaborare con Emma Bonino e +Europa. C’è stata sintonia vera sui migranti e le regolarizzazioni”.