18/12/19
Italia Viva Governo

Bellanova: "Non ci sono santuari intoccabili. Bankitalia deve rispondere"

Intervista di Carlo Bertini, La Stampa/Il Secolo XIX, 18 dicembre 2019

«Banca d'Italia? Non ci sono santuari intoccabili, ognuno deve farsi carico delle proprie responsabilità». Parola di Teresa Bellanova, la battagliera ministra di Italia Viva, che da pugliese doc ha partecipato con vigore ai vertici di governo sulla Popolare di Bari. Facendo capire che i renziani non faranno sconti alla banca centrale.

La sola cosa su cui siete d'accordo con i grillini è ad accendere fari sulla vigilanza di Bankitalia, giusto?
«Chi ha sbagliato deve rispondere degli errori. Io avevo posto una questione non accolta: si può permettere che la Popolare di Bari e la Popolare di Sondrio non si trasformino in spa come prevede una legge del 2015? Non farlo ha significato evitare il ricambio reale ai vertici di quella banca e una grande opacità nella sua gestione».

E come la mettiamo con il dogma dell'autonomia dell'Istituto centrale?
«Se c'è un'autonomia sacra, c'è anche un'autonomia della politica che va rivendicata. Ognuno deve rispondere delle proprie responsabilità. Mettiamo il paese nella condizione di sapere se tutto è stato fatto come si doveva fare. E aggiungo una cosa».

Prego.
«A Gualtieri chiedo come si fa a chiamare banca di investimento una banca retail con centinaia di sportelli? Questa misura è un salvataggio. Chiamiamolo col suo nome senza ipocrisie. Per noi la priorità devono essere i risparmiatori e i lavoratori, non chi ha sbagliato. Se la presentiamo ipocritamente come banca di investimento del sud, rischiamo di dare copertura a chi in questi anni ha determinato quella situazione di sfascio. E poi c'è un'altra considerazione».

Quale?
«Non mi piace quando sento parlare il governatore della Puglia Emiliano di pugliesità da salvare: non è un valore in sé. Anzi, questa difesa a prescindere rischia di essere una copertura delle commistioni tra politica e affari. Questi richiami mi preoccupano».

Ma ora ci penserà la commissione di inchiesta sulle banche a fare luce: può essere guidata da Elio Lannutti?
«No. E un antisemita e non mi pare nemmeno un esperto della materia: ha lanciato proclami ma non ha ricevuto dei giudizi di conforto alle sue teorie. Noi non lo voteremo. Ci vuole una figura più cristallina».

E il premier come si è comportato in questa vicenda?
«Se vuole arrivare a fine corsa, Conte non deve privilegiare una parte. Sul decreto sulla Popolare di Bari, si è tollerata l'ipocrisia grillina di non volerlo definire un salvataggio quale è».

Con tali premesse, si farà mai questa verifica tra i leader che vuole Conte?
«Per fare una verifica di governo va garantita prima pari dignità a tutte le forze di maggioranza, anche le minori. Quindi, se questa verifica si fa sulla base di cosa dobbiamo fare, bene; se ci porta in discussioni incomprensibili allora no. Vanno individuate priorità e su quelle va costruita un'intesa».

E cioè?
«Si può essere piccoli e avere idee giuste e grandi senza avere idee. Questo è un governo nato sulla base di un'emergenza, tra forze con posizionamenti diversi. Se si ha l'approccio muscolare di chi pesa di più, si può avere la forza dei numeri ma non si va lontano. Ripeto, non ci sottraiamo: ma prendendo ad esempio l'autonomia, si concorda prima la norma, non si porta avanti con ultimatum: le minacce con noi non valgono e alla quarta volta, come diceva Totò, si portano appresso una pernacchia. Bisogna trovare un accordo con le regioni ma anche con le forze di maggioranza».

Che tenuta può avere il premier in queste condizioni?
«Conte deve affrontare le questioni con un'autorevolezza che deriva dalla capacità di non piegarsi su una o sull'altra parte. Se c'è un approccio equilibrato può arrivare a fine legislatura. Se non fa questo, chiaro che si crea sofferenza».

Ma se cade Conte voi lo votereste un governo Draghi?
«La più grande riforma di cui ha bisogno il paese è fare scelte normali con le risorse che ci sono. Un paese a crescita zero deve far partire l'economia. Italia Shock è il progetto di Italia Viva. Se Salvini vuole dare un segnale che si è ricreduto, voti questa norma in Parlamento. Non serve il teatrino».