23/10/19
Governo Bellanova agricoltura

Bellanova: "Nei dem eravamo bersagli"

Bellanova: "Nei dem eravamo bersagli",
intervista di Giovanna Casadio, la Repubblica, 23 ottobre 2019

 

 

Ministra Teresa Bellanova, lei nei vertici di maggioranza mostra i muscoli per conto di Renzi?
«Macché mostrare i muscoli. Io dico con chiarezza le cose che penso perché non è utile il politichese. Se si è trasparenti, si è rispettosi anche dell'interlocutore. È bene che il premier Conte garantisca a tutti gli alleati pari dignità. Si può essere una forza piccola e avere grandi idee e una forza grande e avere un'idea subalterna».

E nell'ultimo braccio di ferro sulla manovra chi ha vinto e chi ha perso?
«Quando si trova un'intesa il risultato è di tutti. Anche se noi di Italia Viva abbiamo combattuto di più perché si rispettasse quello che era il primo punto dell'accordo di governo, cioè bloccare l'aumento dell'Iva con un risparmio stimato di 540 euro a famiglia. Importante è avere ottenuto le risorse per la famiglia, perché è inutile parlare di denatalità e poi non creare le condizioni per cui le donne non debbano più scegliere tra la cura e il lavoro, oltre ai 7 giorni di permesso retribuito per paternità».

Insomma soddisfatta?
«Portiamo a casa un risultato, anche se ci sono punti aperti e presenteremo emendamenti in Parlamento. Per noi quota 100 è una scelta sbagliata. Dà risposte a chi ha un reddito e ha avuto un percorso di lavoro stabile. Taglia fuori le donne, chi ha avuto rapporti di lavoro precari e i lavori usuranti».

Su questo non siete disposti a mollare?
«È una battaglia politica. Nella riunione di maggioranza abbiamo anche detto che non volevamo la tassa sulle bevande zuccherate che colpisce i produttori di agrumi e piccole imprese. Non ci piace la cedolare secca che passa dal 10 al 12,5%. Ma Italia Viva non si è mai messa a giocare a più uno. Qualcuno invece pensa di potere nascondere ultimatum addossando agli altri il sospetto di volere rompere, e poi con un'aria di sufficienza...».

Si riferisce a chi? Qualche giorno fa lei ha definito il Pd un partito organizzato per bande armate: un'espressione infelice?
«Beh è un'espressione che purtroppo richiama momenti tragici. Nel Pd c'è stato uno scontro durissimo: si facevano battaglie ma poi si finiva per essere bersaglio di qualcuno. Non facciamo le anime belle: per mesi non si è parlato altro che di derenzizzare i gruppi. Però mettiamo un punto: chi vuole parlare di noi lo faccia, noi non vogliamo parlare di altri, né fare polemiche».

Italia Viva ha una sorta di golden share sul governo: se tirate troppo la corda, il governo cade. Conte può stare sereno?
«Noi ci sentiamo come quelli che con grande coraggio hanno permesso che questo governo nascesse e perciò siamo e saremo responsabili. Non abbiamo voluto e non vogliamo consegnare il nostro paese al sovranismo, all'isolamento e al rancore. Quindi puntiamo a portare la legislatura al suo compimento».

E il governo?
«Il governo dipende dalla qualità dell'azione che fa. Intanto con impegno, sforzo e fatica si sta mettendo insieme una legge di bilancio che comincia a dare risposte, ovviamente con la ristrettezza di risorse a disposizione».

La sua storia è nota: bracciante, sindacalista, comunista. Come è finita nel gorgo centrista?
«Quello che io sono è frutto di quello che sono stata. Non mi sono consegnata a nessun moderatismo, ma la radicalità della proposta va costruita nella mediazione».

Ha twittato: il merito è il nostro unico parametro di misura. E diventata liberista?
«La mia esperienza di donna del sud mi porta a dire che là dove c'è merito si prosciuga la clientela. Il merito è di sinistra. A mio figlio, ai ragazzi ho sempre detto: se avete più strumenti avete più possibilità di competere».

Con i 5Stelle l'alleanza non sarà duratura come invece spera il Pd?
«Non è per noi un'alleanza strategica e non implica prospettive politiche. Alle elezioni saremo avversari».

Dove mette l'asticella Italia Viva?
«Cresceremo. I giorni della Leopolda lo hanno confermato. Puntiamo alle due cifre».