31/10/19
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Bellanova: "Pronto l'emendamento sulle pensioni"

"In Parlamento proveremo a cambiare; pronto l'emendamento sulle pensioni", intervista a Teresa Bellanova, di Alberto Gentili, il Messaggero - il Mattino - il Gazzettino, 31 ottobre 2019

Ministro Bellanova, come è andato il vertice? La manovra è chiusa e impacchettata?
«Vertice produttivo, manovra chiusa. Siamo riusciti a trovare i migliori punti di equilibrio. La considero una bella prova di tenuta della maggioranza».

Proporrete comunque modifiche in Parlamento?
«Su Quota 100 il lavoro parlamentare lo avevamo già annunciato. Ancora una volta rimarco: nessun intento punitivo nei confronti di chi va in pensione, ma elementare giustizia sociale. Se la coperta è stretta, e troppe categorie fragili rimangono tagliate fuori da una misura che guarda solo a chi ha redditi garantiti, si ha l'obbligo di considerare l'intera platea e trovare una soluzione. Per le donne, per i lavori usuranti, per chi ha lavorato una vita in modo però discontinuo».

Dopo la brutta batosta in Umbria il clima nella maggioranza appare cambiato. Perfino Renzi da New York ha detto che Conte è il suo premier. Reggerà?
«È importante che regga perché l'Italia non può permettersi il lusso di perdere tempo. Troppe questioni da affrontare e soluzioni da individuare che hanno bisogno di un governo nel pieno delle sue prerogative. La nostra emergenza si chiama lavoro: non può dipendere né dagli umori né da timori, vantaggi, furbizie, di questa o quella forza politica».

Ciò è frutto della paura di Salvini o dell'avvertimento calato dal Quirinale e arrivato dal Pd: se cade Conte ci sono solo le elezioni...
«Lei chiama "paura" il senso di responsabilità che ha portato alla formazione di questo governo. Salvini ha sollevato falsi problemi ai quali ha cercato di dare pessime soluzioni. La sua violenza e il suo bullismo istituzionale, la costruzione del nemico sociale a tutti i costi, hanno prodotto danni enormi. La questione migranti è del tutto sotto controllo. Il che dimostra quanto fosse artificiosamente gonfiata, con violazioni delle norme ma soprattutto in spregio a qualsiasi spirito umanitario».

Premesso che voi la crisi dite di non volerla, se in Parlamento ci fosse una maggioranza in grado di reggere un altro governo, Mattarella non potrebbe sciogliere. E' così?
«Non partecipo a questo gioco e ho troppo rispetto del presidente Mattarella. Ho in testa il "qui e ora" di questo governo, una legge di bilancio che è solo l'inizio di un'azione di risanamento e di costruzione delle condizioni necessarie e sufficienti per reggere una situazione che potrebbe diventare difficile con i dazi americani e il rallentamento dell'economia tedesca. Le pare che si possa stare a gingillarsi?».

Si fa un gran parlare di Draghi, piacerebbe anche ai leghisti.
«Mario Draghi ha svolto in Bce un lavoro prezioso e le sue recentissime riflessioni lo provano ancora una volta. Tirarlo per la giacca non lo trovo elegante».

In più occasioni è apparsa evidente una sintonia tra voi e Di Maio. Avete in comune la necessità di creare un argine all'asse Pd-Conte?
«L'unico argine che dobbiamo porre è alla deriva populista, sovranista e antieuropea nella quale è precipitata una parte del Paese e che mostra inquietanti segnali anche in altri Paesi europei. In una maggioranza composita convergenze sono normali e auspicabili. Il gioco del retroscena è pericoloso anche per questo: perché traduce fisiologiche dinamiche politiche in conflitti allarmanti, spesso inesistenti».

A gennaio si vota in Emilia Romagna: se perdete anche lì, Salvini e Meloni pretenderanno le elezioni...
«Le crisi si aprono quando viene meno il consenso parlamentare a un governo e la questione rientra nelle prerogative del presidente della Repubblica. Non le decidono né Meloni né Salvini. Tra l'altro il contesto emiliano-romagnolo è ben diverso da quello umbro».

Italia Viva sosterrà Bonaccini?
«A spada tratta e convintamente».

Ora che Di Maio ha bocciato l'alleanza organica con il Pd avete perso il ruolo di battitori liberi...
«Non ho mai pensato che Italia Viva sia nata con l'aspirazione di fare il battitore libero. Non sarebbe neppure utile. Questo Paese ha un disperato bisogno di idee, di gente che pensi e che lo faccia interloquendo con tutte le forze produttive, le intelligenze, le culture di cui questo dispone. A noi interessa questo».

Per provare a dare respiro alla maggioranza Conte rilancia l'idea di una legge delega per riformare l'Iva e l'Irpef. È d'accordo?
«Anche questa è un'idea ma si tratta di questione delicatissima. Oltretutto verificherei se per caso prima non ci siano altre priorità. E poi, come si dice in questi casi? prima leggiamo le carte!».