03/10/19
Governo Bellanova agricoltura

Bellanova "L'agricoltura al centro dell'Agenda Italia"

Bellanova "L'agricoltura al centro dell'agenda Italia"
Intervista esclusiva a Teresa Bellanova - di Marco Bencivenga, la Provincia 3 ottobre 2019

 

 

Teresa Bellanova è uno dei volti nuovi della politica italiana. Pugliese, 61 anni, capo-delegazione di Italia Viva dopo una lunga militanza nel Pd, dal 5 settembre è Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel Governo Conte-2Alla vigilia della tavola rotonda in programma questa mattina a Milano, in occasione dell'inaugurazione delle nuova sede regionale di Confagricoltura, ha concesso un`intervista esclusiva a La Provincia.

Ministro Bellanova, la sua nomina è stata accolta con grande attenzione e curiosità da tutti gli operatori del settore primario e, in particolare, dagli agricoltori e dagli allevatori della provincia di Cremona, una delle più importanti a livello nazionale: come intende impostare il suo lavoro?
«L`ho detto fin dal primo momento: bisogna rimettere l`agricoltura al centro dell`agenda del Paese. È un obiettivo irrinunciabile se abbiamo vera mente a cuore il made in Italy e la sua forza. Dobbiamo far crescere la consapevolezza anche sul ruolo sempre più strategico che l`agricoltura può assumere 
nel contrasto ai cambiamenti climatici, nella difesa e salvaguardia del suolo, nella valorizzazione delle nostre identità e tipicità, che rappresentano un pezzo fondamentale della storia e della cultura del nostro Paese. L`ho ribadito anche ieri nel corso del Question Time alla Camera. Nessuna riduzione sulle agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo: la sostenibilità deve essere ambientale, sociale, economica. Non vogliamo più burocrazia, ma più qualità della terra, dell`aria, dell`acqua».

L`agricoltura può essere riscoperta dai giovani anche come opportunità occupazionale: chi ha un pregiudizio sul lavoro «nei campi» forse non ha mai visitato una moderna azienda agricola o non conosce l'alto livello tecnologico delle imprese di piccole, medie o grandi dimensioni. L`agricoltura ha bisogno di crescere anche sul piano dell`immagine?

«Lo ritengo essenziale. L`agricoltura deve essere conosciuta e comunicata di più e meglio. È una risorsa strategica, a maggior ragione se considerata 
nella sua multifunzionalità. La buona agricoltura é buon cibo, ma è anche il modo in cunoi conserviamo e consegniamo il nostro paesaggio. In questi giorni ho incontrato tante ragazze e ragazzi imprenditori agricoli. Hanno competenza, entusiasmo, sono più attenti all'ambiente e riescono a produrre più valore. Mi hanno chiesto di semplificare loro la vita e su questo mi voglio impegnare. Dobbiamo lavorare sul ricambio generazionale, certo, ma anche e soprattutto mobilità sociale. Così un settore diviene realmente attrattivo e realmente portatore di futuro».

Lei è la terza donna a diventare ministro delle Politiche agricole dopo Adriana Poli Sortone e Nunzia De Girolamo: con quali specificità? In generale quale ruolo possono assumere le donne nell'agricoltura moderna?
«Le donne producono più della metà del cibo del 
mondo. In Italia un`impresa agricola su tre è a conduzione femminile. Ora la scommessa è aiutare queste donne a competere su un mercato globale, mantenendo la propria distintività. Dobbiamo dare loro strumenti per colmare quelle difficoltà che ancora oggettivamente si incontrano. Ci stiamo già lavorando».

Per gli agricoltori - a
nello debole della filiera rispetto alle industrie di trasformazione e distribuzione - il primo ostacolo da superare è la bassa redditività delle produzioni, che diventa paradossale a fronte di prezzi sempre più alti per i consumatori finali: come si può riequilibrare il mercato agroalimentare?
«Dobbiamo ridare valore al cibo. Renderlo accessibile a tutti ma rispettando sempre il lavoro di ogni segmento della filiera. E serve un`
alleanza con il consumatore. Deve sapere che quando acquista un prodotto sotto il costo di produzione, quel margine lo sta pagando qualcuno: l`azienda agricola che non arriva a fine mese o il lavoratore sfruttato. Riallineare e rendere più equa la filiera e la catena del valore: non se ne può prescindere».

Come ha dimostrato anche l`ultima stagione estiva, l`agricoltura è tra i settori produttivi maggiormente esposti alla variabilità climatica. Quali tutele possono essere adottate in materia? E quali misure possono garantire il diritto all'irrigazione, talvolta in contrasto con le esigenze del turismo e delle centrali idroelettriche?
«È così, l`agricoltura è il primo settore a risentire della crisi climatica. Per questo dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione e sulla tutela del reddito degli agricoltori. Sull'irrigazione dobbiamo sapere che l`acqua per usi agricoli non è sprecata, diventa cibo o viene riassorbita dai suoli. Su questo dobbiamo avanzare 
nel piano di investimenti sulle infrastrutture irrigue».

Un appuntamento particolar-mente atteso dal mondo agricolo è il varo della nuova Pac da parte dell`Unione Europea, uno strumento che vale da solo ben il 39% del bilancio comunitario: quale può essere l`influenza del ministro italiano sulla distribuzione degli aiuti diretti e sulle scelte del nuovo Parlamento europeo?
«Partiamo da un fatto: i fondi per l`agricoltura europea non vanno toccati. Non possono essere le imprese agricole a pagare la Brexit. Le risorse europee post 2020 non dovranno essere inferiori a quelle della programmazione precedente. Per quanto riguarda il nostro ruolo, i passati proclami contro l`Ue hanno prodotto soli danni. Non difendiamo il nostro Paese, la sua forza di negoziato e tanto meno l`interesse nazionale né con l`isolamento né inseguendo 
alleanze con chi non è disposto a sostenere per niente le nostre posizioni. Siamo tra i fondatori dell`Europa. Noi dobbiamo migliorarla, non farla fallire. Questa è politica, e la politica si fa con l`autorevolezza delle posizioni, non con i proclami».

Lei nasce come bracciante, per poi diventare operaia e sindacalista della Cgil, ed è ricordata per le grandi battaglie contro il caporalato: la piaga del lavoro nero e sottopagato - da sempre combattuta da Confagricoltura in nome della trasparenza e della legalità si ripropone oggi in conseguenza della grande disponibilità di manodopera a basso costo, soprattutto fra i migranti. Il fenomeno riguarda solo il Sud o ha contagiato anche l`agricoltura del Nord Italia? E come può essere contrastato? La legislazione è adeguata o servono nuove misure?
«Abbiamo scritto una delle Leggi più avanzate, e non solo a livello europeo. È una norma che negli altri paesi ha fatto scuola. Chi pensa al caporalato come un relitto del passato sbaglia: è a pieno titolo 
nella modernità. E non caratterizza i territori, ma le dinamiche economiche. Ora dobbiamo accelerare sul fronte della prevenzione e per consentire alle imprese agricole di avere certezza di reperimento della manodopera, soprattutto durante la raccolta. Ho scritto alle Ministre Catalfo e Lamorgese e abbiamo già concordato uno stringente cronoprogramma di lavoro su questo tema. Sconfiggere il caporalato è per me un obiettivo irrinunciabile. Perché è sfruttamento e riduzione in schiavitù ma anche concorrenza sleale. Un dumping che minaccia e danneggia pericolosamente le aziende in regola, e strozza le piccole e piccolissime imprese».

I soliti leoni da tastiera l`hanno criticata sui social perché lei ha il diploma di terza media e hanno trovato da ridire anche sull'abito che ha scelto per la cerimonia di giuramento da ministro, a loro dire troppo vistoso: il suo partito, il Pd e pure il M5S le hanno subito espresso solidarietà. Lei come risponde agli haters?
«Come vuole che risponda? Con un`alzata di sp
alle. Vorrei essere valutata per il mio lavoro e i risultati che riusciremo a produrre. Per la qualità dell`interlocuzione e dell`ascolto. Per le posizioni che assumeremo in sede europea. Nel merito, insomma. Mi sono fermata alla terza media, è vero, ho dovuto lavorare. Ma non ho mai fatto vanto di questo. Piuttosto ho sempre raccomandato a mio figlio e a tutte le ragazze e i ragazzi che ho incontrato: studiate, studiate, studiate. Più si sa, più si può. La laurea non è solo un pezzo di carta. Chi lo dice spesso manda i suoi figli a studiare nelle migliori università. E invece noi dobbiamo essere capaci di ritrasmettere il valore fondativo dello studio, e di contrastare con ogni mezzo l'abbandono scolastico».