24/10/19
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Bellanova: "Ilva non diventi una seconda Bagnoli"

Approvato ieri in Senato il decreto Imprese senza lo scudo penale per gli amministratori dell'acciaieria impegnati nell'ambientalizzazione dello stabilimento. La linea di Italia Viva nelle parole di Teresa Bellanova a "la Repubblica"

In un articolo odierno a firma di Giuliano Foschini e Marco Patucchi, il quotidiano "la Repubblica" fa il punto sulla situazione dell'Ilva.

"Il caso della ex Ilva è ormai una mina innescata sotto i tavoli della politica e della siderurgia italiana. Ma gli unici a tremare davvero sono i diecimila operai (8100 solo a Taranto) che vedono profilarsi un disimpegno di ArcelorMittal o, bene che vada, la chiusura dell'area a caldo e 5000 esuberi", spiega il quotidiano.

Ieri, mentre a Taranto la nuova ad Lucia Morselli ha pranzato in mensa con gli operai, a Roma, in Senato, veniva approvato - con fiducia - il decreto Imprese senza lo scudo penale per gli amministratori dell'acciaieria impegnati nell'ambientalizzazione dello stabilimento.

Secondo il quotidiano, questo, insieme alla crisi, scoraggerebbe "l'investimento italiano (2,4 miliardi) di ArcelorMittal". Il quotidiano ipotizza l'entrata in scena del gruppo Arvedi: "potrebbe tornare in pista parte della cordata che aveva conteso proprio ad Arcelor l'azienda siderurgica italiana (quindi Del Vecchio e Jindal). Arvedi, che deve chiudere l'altoforno della Ferriera di Trieste, avrebbe convenienza a mantenere comunque la presenza nel ciclo integrale (altoforni, appunto), dopo aver risolto attraverso partnership industriali i profili antitrust dell'eventuale operazione".

I due giornalisti passano poi ad analizzare la situazione dal punto di vista politico. "Il Pd si è allineato ai grillini nell'esclusione dello scudo", spiega l'articolo.

Il quotidiano dà poi spazio alla linea di Italia Viva sulla questione Ilva, ospitando le parole di Teresa Bellanova: "l'attuazione del Piano ambientale e del Piano industriale è l'unica condizione per tenere insieme ambiente, lavoro e salute. Diversamente il rischio è un danno enorme per Taranto, che non può diventare una seconda Bagnoli, per migliaia di lavoratori, per le imprese italiane che hanno bisogno di acciaio di qualità a costi competitivi. Faccio voti perché il ministro Patuanelli e il premier Conte sappiano portare a sintesi la complessità del tema, scongiurando che a perdere siano il Paese, i lavoratori, le imprese, l'ambiente e la salute, una città che merita ben altro. Auspico che Conte sappia impedire la fine dell'acciaio in Italia".

"Ci sono tutte le condizioni per tenere insieme ambiente, salute e lavoro", conclude la Bellanova, come riporta il quotidiano.