Infrastrutture

Bellanova: "Il Salento ha bisogno di certezze"

L'editoriale su "La Gazzetta del Mezzogiorno" , 16 Maggio 2021.

Quanto vale per lo sviluppo di una comunità meridionale una infrastruttura ritenuta da quello stesso territorio necessaria (per la domanda di mobilità, la qualità ed efficienza delle connessioni, la sicurezza stradale, l'abbattimento della mortalità da incidenti stradali), e dunque prevista, finanziata, progettata ma non realizzata?

È questa la domanda, ormai la ribadiamo come un mantra da anni, al centro di queste brevi riflessioni.

Tema su cui molteplici Osservatori, da Banca D'Italia alla Corte dei Conti a Svimez all'Osservatorio dei Conti pubblici - solo per citare alcuni tra i più autorevoli - si sono più e più volte esercitati con analisi e risultati praticamente sovrapponibili: un danno economico il cui valore si attesta su una soglia annuale di svariate decine di miliardi. Valori su cui si innestano drammaticamente le stime della recente indagine Svimez-Tagliacarne sullo stato di salute post Covid delle imprese italiane e sulla fragilità a rischio scomparsa per una elevata percentuale nel Mezzogiorno e nel centro Italia.

Lungi da me l'idea del replicare la retorica della lamentazione. Se questo è lo stato delle cose c'è, è indubbio, una evidente e non recusabile responsabilità anche delle classi dirigenti meridionali che dobbiamo avere il coraggio di soppesare adeguatamente. Non per l'antico rito della gogna ma per un laico: che fare? E questo chiama in gioco la qualità politica di quelle classi dirigenti con l'obiettivo ragionevole di impedire la replica di quanto già conosciuto.

Modificato in parte dalla acquisita buona, e spesso ottima, capacità di spesa delle nostre amministrazioni non sempre coerente con risultati di lungo respiro sul terreno della crescita, dell'occupazione giovanile e femminile, del modello di sviluppo.

Mettendo al centro il Mezzogiorno, come peraltro obbliga l'Europa vincolando le risorse all'attuazione delle riforme e al riequilibrio del gap nord-sud, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza sancisce un cambio di passo evidente, ancor più evidente se consideriamo le decise modifiche intercorse nel passaggio dal precedente impianto del Presidente Conte, dove il Piano era di fatto una Legge di bilancio con un maggior numero di risorse, a quello impresso dal Presidente Draghi, dove è riconoscibile una vera e propria strategia di sistema.

Cambio di passo che si conferma anche con il recente Decreto con cui nel nostro Paese si sbloccano, grazie ai Commissariamenti, 57 opere pubbliche per un investimento stimato di 83 miliardi di euro, di cui oltre 36 al Sud. Commissariamenti che, per quanto riguarda le infrastrutture ferroviarie, seguirò da vicino, rientrando questa competenza nelle mie deleghe.

È in questo quadro che si inserisce il confronto che ho ritenuto necessario e non rinviabile con Anas sullo stato dell'arte relativo al Corridoio Plurimodale Maglie-Santa Maria di Leuca SS 275, subito dopo la conclusione della procedura di verifica di ottemperanza sul progetto definitivo. Confronto obbligato perché c'è un diritto delle comunità che non può essere, pena la qualità stessa della democrazia nel nostro paese, bypassato: avere certezza sui tempi e informazioni chiare e trasparenti sulle dinamiche in atto.

Quello con l'amministratore delegato e direttore generale di Anas Massimo Simonini, sollecitato a ottemperare nel più breve tempo possibile, è stato un confronto proficuo. La società, impegnata in Puglia, con un portafoglio progetti di tutto rilievo tra opere programmate, manutenzioni in corso, nuovi investimenti previsti, è già al lavoro per rispondere ai rilievi emersi il 6 aprile scorso, formalizzati successivamente nel Decreto Direttoriale Mite, e ha indicato in circa 4 mesi il tempo necessario ad aggiornare lo Studio di Impatto Ambientale per le varianti localizzative, rinnovare la procedura VIA per i tratti richiesti, aggiornare il progetto definitivo per recepire le residue ottemperane.

Non credo infatti più tollerabile perdere un solo giorno per garantire certezze al Salento sulla realizzabilità di un'opera più e più volte indicata come strategica ma di cui si discute da circa 30 anni. C'è una responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nei confronti della comunità salentina e del suo futuro, che non può più essere sottaciuta.

Risuona peraltro come un imperativo categorico la strada obbligata già indicata da Svimez, quando fissa nell'integrazione degli strumenti e delle risorse la sfida più forte che abbiamo dinanzi ovvero tra una "una politica ordinaria che troppo a lungo si è disimpegnata dal suo compito di perseguire l'obiettivo del riequilibrio territoriale, con una politica di coesione europea e nazionale che nel nuovo ciclo di programmazione molto dovrà apprendere dai suoi limiti". Perché solo "una «visione» d'insieme, "centrata sulle due questioni dell'interdipendenza tra territori e della connotazione nazionale che ormai ha assunto la coesione territoriale nel nostro Paese, potrà seguire un'effettiva valorizzazione del contributo alla ripartenza del potenziale presente nelle regioni del Sud e negli altri territori in ritardo di sviluppo dove più forti sono i ritardi nella dotazione di infrastrutture e nell'offerta di servizi da colmare. Solo così la crescita nazionale potrà andare di pari passo con l'equità sociale e territoriale".

Ne discende un imperativo altrettanto categorico: tenere insieme qualità integrata delle opere, sostenibilità, accessibilità, sicurezza e qualità della mobilità è un passo obbligato per garantire sviluppo buono e buona crescita alle comunità locali.

Ed è evidente, non ci può essere né qualità integrata né accessibilità e tantomeno sostenibilità ambientale, sociale, economica, se non c'è certezza dei tempi. È la ragione per cui ho chiesto ad Anas aggiornamenti costanti in tempo reale sul lavoro in corso, per eventuali ulteriori valutazioni di merito.

Il rilancio del Paese parte dal Mezzogiorno, come dice il Pnrr e come io ho sempre sostenuto, se anche il Mezzogiorno volta finalmente pagina.