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Bellanova: "I fondi Ue non sono un fatto privato"

Intervista di Roberto Calpista, "la Gazzetta del Mezzogiorno", 15 dicembre 2020.  

Ministro Teresa Bellanova perché Italia viva contesta la formula della task force scelta da Giuseppe Conte per il Recovery Fund?
Contestiamo l'impianto complessivo del sistema di governante immaginato da Conte. Il modo in cui, senza carte alla mano se non quelle inviate tra domenica 6 e lunedì 7, siamo stati chiamati a discuterne nel Consiglio dei Ministri, a poche ore dall'invio. Senza aver modo di confrontarci innanzitutto nel merito delle scelte che compongono il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, mai discusse né in un CdM né altrove, se non nell'ambito tecnico del Comitato Interministeriale Affari Europei. E solo con i singoli Uffici ministeriali, senza quella chiara visione d'insieme necessaria.

Non vi va bene il metodo o il merito?
Né l'uno né altro. Quei 209 miliardi, lo ripeto, non sono un fatto privato ma una straordinaria occasione per il Paese e soprattutto per le nuove generazioni, a partire da quelle del Mezzogiorno. Ragazze e ragazzi a cui stiamo chiedendo in prestito parte delle risorse. E con loro che dobbiamo siglare il Patto, guardandoli ben in faccia. Non possono certo farlo sei manager che nemmeno si sa come vengono individuati. Né politica né Governo devono abdicare a responsabilità che sono proprie dell'esecutivo, del Parlamento, dei partiti di maggioranza chiamati a fare le scelte e di quelli di opposizione che possono dare il loro contributo. Non voglio venire meno a questa responsabilità, né a quella Costituzione su cui ho giurato quando sono stata nominata Ministra.

Quali opportunità potrà offrire il Recovery per il Sud?
Enormi, per il Mezzogiorno e per il Paese. Lo dico anche pensando al modo in cui le risorse del New Generation devono potersi intrecciare con quelle europee destinate alle Regioni del Mezzogiorno o a quelle della Politica agricola comune. Il Recovery è l'occasione per nuova qualità territoriale integrata, nuova occupazione, nuovo sviluppo, rigenerazione dei tessuti sociali ed economi. È una ulteriore sfida nella sfida, che non può essere delegata a un gruppo di sconosciuti. Se è necessario sburocratizzare e semplificare facciamolo!

Governo al bivio. Vede un possibile rimpasto, un cambio a Palazzo Chigi o nuove elezioni?
La crisi si apre se si viene meno al rapporto di pari dignità e collegialità tra forze di maggioranza. E se non saranno rispettati tutti i passaggi necessari ad assumere decisioni nel solo interesse del Paese. Non avalleremo nessun «consulentificio».

Sulla risoluzione al Mes s'è fatto tanto gridare ma non è accaduto nulla. Qual è la sua chiave di lettura?
Non la leggo così. La risoluzione ha dato mandato al Presidente del Consiglio di finalizzare l'accordo con i partner europei per la riforma del trattato del Mes ed ha liberato il campo da alcune ambiguità presenti nella maggioranza ed in particolare nei 5 Stelle. Peccato che una parte dell'opposizione non abbia colto l'occasione di votare insieme su una riforma che le forze europeiste non possono che sottoscrivere. Rimane il nodo di fondo: l'utilizzo del Mes per la sanità italiana è ancora tutto sul tappeto, e così l'urgenza di attivarlo. Quei 36 miliardi sono necessari: per i nostri ospedali, il personale sanitario, la medicina territoriale, il ricambio generazionale. Capisco l'emergenza che ci ha fatto richiamare i medici in pensione, ma quale occasione migliore per mettere in corsia ie giovani e i giovani neo-laureati, piuttosto che lasciarli andare in altri Paesi? Non ci sono alternative. Quelle risorse vanno chieste; avremmo già dovuto farlo.

Italia Viva è sospettata di avere pronta una trappola parlamentare. È così?
Ma quali trappole! Italia Viva fa e dice quello che pensa alla luce del sole. Piuttosto mi disorienta la facilità con cui un pezzo della politica preferisce abbandonarsi ai retroscena piuttosto che stare al testo e affrontare i problemi.

Conte. Il suo giudizio sul premier? E sulla squadra (i ministri) di cui lei fa parte?
Non è mio compito, né mia abitudine, dare giudizi. Quando sono in disaccordo, lo dico alla luce del sole.

Cosa pensa della giunta regionale guidata da Michele Emiliano che, unica in Italia ripropone l'alleanza di governo centrale, con la sola esclusione di Iv?
Non mi interessa la politica politicista. Mi interessa di più il modo in cui le scelte che si fanno, o non si fanno, impattano sulla vita delle persone. Il lavoro che si mette in campo per le nuove generazioni. Come si recuperano i ritardi accumulati in questi anni in agricoltura. E il destino dell'Ilva, che continuo a considerare un gravissimo irrisolto a danno dell'ambiente, del lavoro, della salute, di Taranto e della Puglia.

Ha detto che i 60 mila morti per il virus indicano che qualcosa non ha funzionato. Chi ha sbagliato?
Ci sarà il tempo per affrontare questo tema. Quanto è accaduto nei primi drammatici mesi della pandemia, negli ospedali come nelle Rsa, è scolpito nella memoria di noi tutti. E il numero di persone morte in questi mesi, mi dice che alla seconda ondata dovevamo arrivarci più pronti. Anche perché non tutto è solo Covid. Penso agli ospedali, come in Puglia, dove vengono sospesi i ricoveri programmati: gravissimo. Alle difficoltà tra cui si è dibattuta la sanità territoriale, che è presidio per eccellenza, prima ancora dei pronto soccorso dove si riversano ancora tante, troppe persone. Alle cosiddette Usca, che ancora non riescono a funzionare a pieno regime.

Non crede che Arcuri sia commissario di un po' troppe cose?
Non è questione di nomi. Credo che non si possano fare bene troppe cose insieme, soprattutto in un momento così complesso e delicato, in cui ogni scelta e ogni decisione impatta sulla vita di migliaia e migliaia di persone. Francamente vedo un po' troppa enfasi sui padiglioni per i vaccini mentre ancora non è chiara la dinamica sostanziale, a partire dalla prenotazione dei vaccini e dalla trasparenza delle liste d'attesa.

Italia Viva ha criticato alcune regole per il Natale. Non serve rigore per evitare la terza ondata?
Rigore e coerenza. Altrimenti le persone non ci capiscono. Non ho condiviso, ad esempio, la scelta di chiudere i centri commerciali nei giorni festivi concentrando gli acquisti nelle città e si sono incentivati gli acquisti fisici con la garanzia del rimborso previo utilizzo della moneta elettronica, forse bisognava prevedere che le persone si sarebbero riversate nelle strade centrali soprattutto dei grandi centri urbani, con il rischio di sovraffollamento. Bisogna dare poche regole chiare e ragionevoli.

Lei si vaccinerà?
Mi affido alla scienza, come spero vogliano fare tutti. Lo farò. Ma attenzione! Non dobbiamo alimentare né speranze fuori misura, né disorientamento né confusione. Alla comunità scientifica e ai commissari chiedo la stessa sobrietà che ritengo debba essere propria della politica.