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Bellanova dura con Emiliano: "Il suo silenzio uccide la politica"

L'intervento pubblicato dal "Corriere del Mezzogiorno - Bari e Puglia", 09 luglio 2022

«Come giudico il silenzio di Emiliano sulla vicenda Ruggeri? Assordante». Viceministra alle Infrastrutture e vicepresidente di Italia Viva, Teresa Bellanova non fa sconti al governatore in merito all'inchiesta che sta travolgendo non solo la sanità leccese. «Non prendere posizione - sottolinea - sancisce la morte della politica come strumento di trasformazione dei reale».

Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e copresidente di Italia Viva, come interpreta il silenzio del presidente Emiliano sull'inchiesta di Lecce?
«Assordante. E non è ia prima volta. È già accaduto e non ho avuto remore nel rilevarlo, anche se in perfetta solitudine. Ma a volte essere soli non è un difetto. II punto non è quello che pensa o non pensa a titolo personale Michele Emiliano. Piuttosto la distanza o meno che il presidente della Regione sente, come responsabilità etica e politica, di dover assumere rispetto a episodi che aprono squarci su un sistema di gestione del potere e del consenso a dir poco inquietante.
Io sono garantista sempre. Per questo aspetto, come è doveroso, tutti i gradi di giudizio per poter dire se le persone coinvolte sia no penalmente responsabili. Sta di fatto che verità politica e verità giudiziaria non sono la stessa cosa. Noi oggi siamo chiamati a prendere posizione, al di là dei reati, su un modo simile di gestire cosa pubblica, consenso, selezione delle classi dirigenti, incarichi in società e asset strategici come Acquedotto pugliese con il solo fine di costruire reti sempre più ampie di consenso non per il bene della Puglia ma per esclusivo uso e consumo personale. Significa sdoganare modalità devastanti, quasi che questo sia l'unico modo che istituzioni e partiti hanno a disposizione per affermare leadership sociali e politiche.
È un messaggio pericolosissimo che viene lanciato alle comunità. Che sancisce la morte della politica come strumento straordinario di trasformazione del reale e legittima a tutti i livelli i peggiori comportamenti. Ma davvero vogliamo condannarci e condannare le nuove generazioni a una Puglia così?»

Silenzio assordante anche dal Pd?
«Vale il ragionamento di prima e, mi creda, vedere quello che un tempo è stato il mio partito ridursi a questa acquiescenza per me è dolorosissimo. Eppure, i segnali da cogliere ci sono stati tutti nel corso di questi anni e tutti fortemente eloquenti. Ricorda quando, come Italia Viva, definimmo farsa le primarie che poi hanno condotto alì'incoronazione di Michele Emiliano, chiedendo al Pd di azzerare un processo evidentemente distorto per lavorare al progetto di una nuova Puglia? In quell'occasione dicemmo che il centrosinistra non poteva essere la somma di sigle o dubbie formazioni civiche con unico obiettivo la raccolta di voti. Per questo chiedevamo di partire dai programmi, non dai nomi. A queste osservazioni l'allora ministro Boccia rispose dicendo che contestare le primarie equivaleva a favorire la destra. Certo, se questo significa imbarcare di tutto di più per convergenze e alleanze che di programmatico non hanno niente e di gestione malata del potere e del consenso invece tutto, il problema nemmeno si pone».

Il "civismo trasversale" di Emiliano in questi anni è la cartina di tornasole di una rete di potere e consenso che porta alla vittoria ma paradossalmente svuota le urne?
«Non lo chieda a me. All'indomani della vittoria di Emiliano ho rivolto la stessa domanda al Pd. Non ho avuto risposta. E forse questa domanda va fatta anche a quel pezzo di sinistra che pur definendo Emiliano "il peggio, trasformista e plebeista", poi comunque lo ha sostenuto».

Come articolare la riflessione urgente che lei auspica in Puglia?
«Intanto bisogna volerla fare, con rigore e coraggio, correndo il rischio di perdere rendite di posizione e anche il favore di molti tra coloro che sono stati invitati a riempire tutti gli spazi a disposizione pur di guadagnare degli utili servitori. Se c'è questa volontà gli spazi e i modi si trovano. E, paradossalmente, anche il consenso delle persone per bene. Che sono tantissime e oggi disorientate. Ma la strada è lunga e, come dire, bisogna essere disposti ad attraversare il deserto».