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Anzaldi: "L'intervista a Henry Lévy: Damilano ha fatto il suo lavoro"

Intervista di Aldo Torchiaro, "il Riformista", 22 settembre 2022.

Onorevole Anzaldi, la destra ha attaccato la Rai per l'intervista di Marco Damilano a Bernard-Henry Lévy, arrivando a chiedere le dimissioni dell'Ad Fuortes. Che ne pensa?
Damilano ha un curriculum giornalistico di tutto rispetto e ha fatto semplicemente il giornalista: ha invitato un grande intellettuale di caratura internazionale per parlare delle impressioni dall'estero in vista delle elezioni italiane. Difficile pensare che, anche alla luce del collegamento e della traduzione simultanea in diretta, avrebbe potuto comportarsi diversamente. D'altronde il format della trasmissione prevede un unico ospite e infatti il giorno dopo è avvenuto il bilanciamento con l'intervista ad un intellettuale di diversa area culturale. Addirittura ad avere l'ultima parola in una data più vicina al voto è stato l'ospite ritenuto più vicino al centrodestra, quindi a lamentarsi dovrebbero essere gli altri.

Secondo lei, quindi, non c'è stata violazione di Par Condicio?
Vedendo come questa Agcom sta applicando le regole in questa campagna elettorale, una eventuale sanzione contro Damilano sarebbe davvero incomprensibile, a maggior ragione avendo bilanciato il giorno dopo. Nei tg Rai, in particolare nelle prime settimane di campagna elettorale, abbiamo assistito a violazioni plurime e conclamate, senza che l'Authority abbia fatto nulla, e anzi ha dato alle tv un'ulteriore settimana per mettersi in regola, arrivando quindi di fatto alla fine della campagna. Da inizio agosto avevo chiesto all'Authority di garantire il pluralismo fm da subito, facendo rientrare dalle ferie chi doveva vigilare, ma non è stato fatto nulla. Per settimane il Terzo Polo è stato oscurato, mentre al centrodestra è stato garantito il 50% degli spazi, ma l'Agcom non è intervenuta per chiedere il rispetto vero della Par Condicio.

Ad attaccare Damilano è stata anche l'Usigrai, che fin da subito ha contestato l'assunzione esterna. Su questo ha condiviso il sindacato dei giornalisti Rai?
La Rai in questi anni ha assunto una miriade di collaboratori esterni con curriculum discutibili se non totalmente inesistenti, addirittura senza alcuna esperienza televisiva. Assunzioni di chiaro stampo politico, sulle quali molto spesso sono stato lasciato solo a denunciare. Damilano, invece, ha una professionalità indiscutibile, è un giornalista autorevole e un personaggio televisivo affermato da tempo. Dopo tanti anni di scippi da parte della concorrenza, per la prima volta è stato la Rai a sottrarre un volto alle tv commerciali. Un'operazione di successo, tanto è vero che in Vigilanza ho fatto i complimenti all'azienda e nessuno ha obiettato nulla.

Crede che la richiesta di dimissioni a Fuortes sia l'antipasto di quello che succederà se la destra vincesse le elezioni?
La destra in Rai ha 5 direttori su 8, la Lega è il primo partito negli spazi televisivi nei tg, Rai1 ha addirittura tentato di organizzare il faccia a faccia Meloni-Letta esaudendo i desiderata della leader di Fdi e del segretario Pd: vogliono ancora di più? Mi pare che Fuortes li stia già accontentando in tutto. La Lega ha avuto il presidente per tre anni con Foa, ha un consigliere in Cda e i direttori di alcuni tg fanno la corsa a farsi i selfie con Salvini, ben visibili in rete. Direi che i partiti di destra abbiano ampiamente partecipato alla lottizzazione selvaggia di questi anni in Rai, basta leggere cosa scrive oggi il Foglio proprio sulla Lega e su Isoradio.