11/12/20
salute paese

Antonio Palermo: "Sanità in Calabria, cosa è davvero urgente fare"

L'intervento pubblicato da "il Quotidiano del Sud", 11 dicembre 2020.

 

 

Nei giorni scorsi insieme a centinaia di colleghi sindaci calabresi abbiamo manifestato a Roma per chiedere al governo risposte concrete e urgenti per la sanità calabrese che, per restare in tema, appare sempre più un malato terminale. In Piazza Montecitorio abbiamo portato il grido di dolore della tanta gente di Calabria stanca di ammalarsi e non potersi curare, dei tanti medici, infermieri e operatori sanitari costretti a lavorare in condizioni disumane. Ma abbiamo anche ricordato il dramma di padri e madri calabresi obbligati ad indebitarsi perché costretti a portare i propri figli ammalati a curarsi negli ospedali del nord da un sistema che stretto nella morsa tra il debito da ripianare e i lea da rispettare è da anni fuori controllo.

Tante sono state negli anni le responsabilità di questo scempio, tra, cui non ultime, e forse più gravi, quelle dello Stato centrale. Certo, le classi dirigenti calabresi non sono immuni da colpe, e con esse noi cittadini e amministratori locali che quando venivano chiusi i reparti avremmo dovuto organizza reazioni di protesta vibranti per impedire la soppressione, poi invece avvenuta, di decine e decine di strutture sanitarie pubbliche. La pandemia però ci ha svegliato dal nostro torpore e ci ha riaperto gli occhi. Perché è giunta l'ora di dire "basta" alla lunga stagione del commissariamento della sanità in Calabria, così come ai viaggi della speranza, alla chiusura progressiva degli ospedali e al continuo taglio di posti letto.

Non possiamo accettare che la Calabria sia sollevata dalle proprie competenze in ogni settore, dai rifiuti al dissesto idrogeologico fino alla sanità. Dobbiamo ribellarci a questo stato di cose. E il miglior modo per realizzare ì cambiamenti che non sono più rinviabili come diceva un grande magistrato è quello di usare bene la matita. Tra qualche mese i cittadini calabresi saranno chiamati nuovamente ascegliere e dovranno farlo al meglio. Ma chi ci governerà a livello regionale dovrà, però, assumere l'impegno di chiedere al governo anzitutto una sterilizzazione del debito accumulato negli anni, come avvenuto già per grandi Città italiane, oppure di dotare il bilancio regionale di una somma cospicua di risorse attraverso una perequazione straordinaria o ancora di introdurre un qualsiasi altro strumento che rimuova la spada di Damocle che in questi anni, al fine di risanare i conti della sanità in Calabria in una chiave esclusivamente economicista e ragionieristica, ci ha portato alla distruzione della nostra sanità pubblica. In attesa che ciò avvenga, e si ripensi anche ad una modifica del titolo V che soppianti il sistema delle 21 sanità regionali che tanti guasti ha creato al Sud e alla Calabria sia in termini di diritto alla salute sia dal punto di vista economico sulle casse regionali, il Governo deve assumere un impegno concreto per risollevare la disastrata sanità calabrese, fissando una data di scadenza sin da ora al commissariamento, e adottando alcune scelte non più rinviabili.

Occorre ottenere subito la riapertura dei tanti ospedali dismessi o ridimensionati in questi anni, come, nella provincia dì Cosenza. quelli di Acri, Trebisacce, Cariati, San Giovanni in Fiore, Scalea, Praia a Mare, San Marco Argentano, Lungro, Mormanno. Ed è necessario accanto a ciò l'aumento degli ospedali spoke e il potenziamento di quelli di "confine". Urge poi l'assunzione di personale medico e paramedico necessario alle strutture sanitarie attraverso lo sblocco definitivo del turn-over, con l'acquisto di tutte le attrezzature necessarie, possibilmente nuove. Ma bisogna necessariamente mettere in campo un'azione decisa al fine di ottenere, qui e ora, il potenziamento della medicina territoriale e delle lisca. Tutto ciò al fine di raggiungere quei tanto agognati e spesso disattesi lea, affinché anche i cittadini calabresi possano finalmente usufruire di un sistema sanitario con standard accettabili di qualità e di servizio. Speriamo, dunque, che questo grido di dolore di tutti noi, sindaci e cittadini, si trasformi presto in azioni urgenti e di vero cambiamento perché i calabresi onesti e operosi chiedono rispetto, pari dignità e soprattutto il diritto ad essere curati bene e nella propria terra.