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Annibali: "Pena esemplare? Serve a poco, le donne chiedono protezione"

Intervista di Alessandro Belardetti, "QN", 14 settembre 2021.

«Bisogna sfatare un mito: le donne non chiedono pene severe per i loro aguzzini, ma implorano di essere protette, assieme ai propri figli». Lo sa bene Lucia Annibali, sopravvissuta a un attacco con l'acido organizzato dal suo ex otto anni fa. La paura è sempre lì, una compagna di viaggio indesiderata. Ancora una donna uccisa. Ancora da quell'uomo che diceva di amarla. Ancora perché lei voleva lasciarlo.

Onorevole Lucia Annibali, perché questo tragico copione si ripete ogni tre giorni in Italia?
«Le storie di violenza sono parte integrante del nostro Paese, la violenza è radicata nella struttura culturale e quindi va studiata meglio - risponde l'avvocatessa e deputata di Italia Viva -. Spesso non si è in grado di riconoscere queste storie, di intervenire per tempo».

Lei è una delle paladine contro la la violenza sulle donne e la firmataria dell'emendamento per l'arresto in flagranza dello stalker. Quando legge queste tragedie cosa prova?
«Ogni volta si apre una ferita. Provo un senso di sconfitta e tristezza. Partecipo alla solitudine delle donne, perché non viene fatto abbastanza. Rimango sgomenta sentendo procuratori che parlano di 'riappacificazione' quando viene fatto notare che la vittima aveva più volte denunciato l'ex, poi divenuto killer. Non si conosce il ciclo della violenza, fatto di ripensamenti costitutivi del rapporto insano: una riappacificazione apparente dopo denunce di violenze, deve far scattare l'allarme».

Cosa serve per fermare l'accanimento contro le donne?
«La violenza maschile non è un fatto privato, ma di interesse pubblico e soprattutto un reato. Va affrontata senza le sovrastrutture sessiste, non usando linguaggi sbagliati nelle sentenze e mai minimizzando. Bisogna metterci più attenzione».

Le leggi, grazie al Codice rosso, sono state inasprite. Ma la situazione dei femminicidi non cambia. È sicura che queste norme bastino?
«La legislazione italiana è avanzata, il problema è l'applicazione. Alle donne non interessa l'entità della pena all'aguzzino, ma che lui abbia una condanna certa e che a lei e ai figli venga garantita la sicurezza. Bisogna sfatare questo mito. Gli uomini violenti non hanno nulla da perdere e compiono atti estremi: lo Stato deve intervenire prima, proteggendo le donne».

La giustizia, è scritto nell'ultima inchiesta della commissione parlamentare sui femminicidi, non dà molto valore alla violenza contro le donne: se procure e tribunali latitano, non si vince questa battaglia.
«Il Senato svolge un importante monitoraggio e mette in evidenza storture e mancanze, che da anni però sono sempre le stesse. Condivido il pensiero del giudice Fabio Roia: queste storie interessano poco. La gente e lo Stato devono farsi carico di aiutare le donne».

In questi anni di militanza ha salvato qualche donna?
«Sì, ho ricevuto diverse mail e richieste di aiuto e mi sono impegnata. Alcune donne le ho messe in contatto con le forze dell'ordine, in un caso ho segnalato al ministro Bonetti la vicenda».

La sua storia le ha insegnato a riconoscere quando c'è un pericolo. Dopo l'aggressione con l`acido ordinata dal suo ex nel 2013 le sono capitate altre situazioni di rischio?
«No. Dopo traumi come il mio si ha una capacità diversa nel leggere i comportamenti degli estranei, cogliendo prima certe dinamiche grazie a una nuova sensibilità».

Come si fa a evitare di convivere con persone violente? Quali sono i segnali da cogliere già nei primi appuntamenti per non trovarsi nella rete?
«Siccome questi rapporti tendono a isolare e allontanare le donne dalla famiglia, mai chiudersi e mai vergognarsi dei propri sentimenti. Confidarsi sempre coi propri cari e amici».

Tra 4 giorni compirà 44 anni: come festeggerà?
«Starò coi miei genitori e la famiglia di mio fratello. Una cosa tranquilla: ho già una certa età».