16/01/20
Italia Viva parlamento

Lucia Annibali: "Loro a rimorchio del Movimento. La nostra cultura è diversa"

Intervista di M. T. Meli, "Corriere della Sera", 16 gennaio 2020.

Onorevole Lucia Annibali, lei è la capogruppo di Italia Viva in commissione Giustizia: il Pd vi accusa di giocare di sponda con la destra, come rispondete?
«Questa storia che noi facciamo il gioco del centrodestra è una strumentalizzazione. Semplicemente, noi abbiamo una cultura giuridica completamente diversa da quella dei Cinque Stelle. E votiamo in punta di diritto e di merito».

Però fate parte di una maggioranza di governo.
«Noi siamo profondamente contrari alla riforma Bonafede. E non è che stare in una maggioranza significa dover abdicare ai propri principi e alla propria cultura giuridica. Si cerca una mediazione, ma se non la si trova non si rinuncia ai propri valori: bisogna avere anche il coraggio di andare controcorrente. Del resto, avevamo già annunciato che avremmo votato la proposta Costa e lo abbiamo fatto giudicando nel merito».

Nel Pd dicono anche che voi volete rompere per cercare visibilità visto che siete in calo nei sondaggi.
«Al Pd diciamo basta con questi giochini. Noi non vogliamo rompere la maggioranza. È il Pd che ha deciso di andare a rimorchio del Movimento 5 Stelle anche sulla giustizia».

E ora che succederà?
«Si va in Aula. Costa ha spiegato che presenterà un emendamento che ricalca la proposta Orlando sulla prescrizione. Noi pensiamo che su questo emendamento si possa coagulare un'ampia maggioranza».

Questo metterà in difficoltà il Pd.
«Il Pd farà le sue scelte. Vedremo se ha deciso di recedere su principi come quelli del diritto e del giusto processo oppure cedere ancora alla cultura giuridica del Movimento 5 Stelle».

Però sulla prescrizione c'è stata una mediazione di Giuseppe Conte. E anche per questa ragione che il Pd si è fermato. Voi invece non accettate la soluzione trovata dal premier?
«Noi il cosiddetto lodo Conte non lo abbiamo ancora visto nero su bianco. Certo, è stato fatto un passo avanti perché si è rotto un tabù che per Bonafede sembrava intoccabile, ma vogliamo vedere un testo scritto, non possiamo decidere in base ad alcune cose dette a voce. Peraltro la differenziazione tra condannati e assolti per la prescrizione apre profili di incostituzionalità. Si viola il principio di non colpevolezza. Fino al terzo grado infatti vale la presunzione d'innocenza. E poi si mette in discussione anche il diritto costituzionale di tutti i cittadini di essere uguali davanti alla legge».