Bologna amministrative

Amministrative a Bologna, Conti: "Nidi gratis e Passante, il Pd mi ascolti. Non corro, il modello è Bonaccini"

Estratto dell'intervista di Silvia Bignami, "Bologna - la Repubblica", 4 luglio 2021.

Lista o non lista? Trascorse due settimane dalle primarie, Isabella Conti parla dalla sua San Lazzaro, «la mia terra di pionieri, dove sono felice di essere». E dove intende restare: «L'unica certezza è che non mi candido in una lista a Bologna». Tra le sue mani c'è però un 40% di consensi da trattenere a sinistra: un bel problema, senza il suo volto e il suo nome sulla scheda. «Credo dobbiamo creare un vero campo largo, modello Bonaccini» dice lei.

Il governatore fece una lista del presidente, per allargare il campo. Matteo Lepore dovrebbe fare una lista del sindaco, per dar spazio ai moderati che hanno votato per lei?
«È una delle ipotesi, ma stiamo ancora valutando quale sia lo strumento più adatto. Il punto è che dobbiamo dar rappresentanza a 10.600 persone che hanno votato per me alle primarie e anche a tanti altri che non sono venuti ai gazebo. Dobbiamo capire quale sia lo strumento più efficace».

C'è chi sostiene che sia difficile trattenere i suoi voti, perché erano contro il Pd. O addirittura di centrodestra. È così?
«Io questo non lo penso affatto. Credo fossero persone che si sono riconosciute in un approccio alla città diverso rispetto a quello di Lepore. Ma non antagonista a lui o al Pd. Penso la mia partecipazione alle primarie abbia coinvolto tanta gente che non deve andare dispersa e che anzi può dare un grande supporto al centrosinistra. Anche perché stiamo per entrare in una grave fase di crisi post-pandemia: dobbiamo essere consapevoli che ci saranno tensioni sociali e che bisogna prepararsi con sistemi di welfare evoluti. Non è il momento di litigare tra di noi, ma di essere uniti».

Se Lepore glielo chiedesse, entrerebbe in giunta a Bologna?
«I destini personali non sono importanti e non me ne occupo. Io mi sono candidata per tre motivi. Perché dopo dieci anni di governo c'era bisogno di riaprire una discussione: il fatto che durante le primarie ci si ritrovasse a discutere della città è stato per me un successo. Poi perché le istanze della città metropolitana, dei comuni di confine, vanno di nuovo abbracciate e considerate. Io ho cercato di dare loro voce. E infine per dire alle ragazze che se sentono di aver qualcosa da dire devono alzare la mano. Senza paura. Si vince e si perde e spesso anche nelle sconfitte c'è una vittoria. Detto questo, più delle persone, per me sono importanti le idee».

Quali sono le sue idee che Lepore dovrebbe fare proprie?
«Sono due in particolare i temi a cui tengo: welfare e urbanistica. Ci sono proposte del mio programma sulla importanza della scuola d'infanzia e sui nidi gratuiti, che vorrei trovassero spazio a Bologna. C'è un tema gigantesco sulla casa pubblica, soprattutto per giovani e fasce medie. E poi io credo si debba lavorare sul progetto del Passante di mezzo, e valutare l'acquisizione pubblica delle caserme militari».

Alcuni nel Pd avevano dei dubbi che sarebbe rimasta nel centrosinistra. L'hanno ferita quei sospetti?
«Sono state dette cose scorrette, che minavano la mia credibilità e la mia storia. Conoscendo la mia etica, il mio percorso, come si poteva pensare che io tradissi il centrosinistra? Io sento ancora la politica come una missione e ho trovato superficiali, persino cattive, certe insinuazioni».

Enrico Letta la rivorrebbe nel Pd. Lascerà Italia Viva?
«No, io sono ferma e coerente. Certo ho apprezzato moltissimo Letta. L'approccio che ha dato alle primarie e il fatto che mi abbia chiamata dopo il voto».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "Bologna - la Repubblica".