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Scalfarotto "Sullo stop al Ddl Zan anche Prodi la pensa come noi, nessuna trattativa per colpa del Pd"

Intervista di Giovanna Casadio, "la Repubblica", 2 novembre 2021.

Sul ddl Zan c’è stato un suidicio organizzato o una assoluta incompetenza del Pd. Anche Romano Prodi la pensa così”. Ivan Scalfarotto, sottosegretario renziano, una storia personale e politica di battaglie per la comunità Lgbt, è colpito doppiamente dall’affossamento della legge contro l’omotransfobia: come tutti, per la cancellazione di una legge di civiltà, ma anche perché fu sua la proposta che, nella passata legislatura, arrivò a un passo dall’approvazione. Niente da fare allora come oggi. Non ci sta a finire sul banco degli imputati.

Scalfarotto, lei contrattacca: non sono stati i renziani a provocare l’affossamento del ddl Zan, ma lo stesso Pd?
“O è stato un suicidio organizzato o una negligenza grave da parte dei Dem sul ddl Zan. Voglio ricordare che in estate si votò la sospensiva della legge contro l’omotransfobia in Senato, una sorta di prova generale di quanto è accaduto poi mercoledì scorso con la “tagliola”. Il voto era palese. Non andammo sotto per un solo voto. Quindi si conosceva il rischio”.

Letta ha sbagliato?
“Letta ha detto alla fine: modifichiamo la legge per avere un più ampio consenso. Ha affidato a Alessandro Zan e a Simona Malpezzi la trattativa. Che non c’è mai stata. Come si poteva pretendere di intraprenderla chiedendo alla Lega di rinunciare alla sua arma negoziale, ovvero alla tagliola? Noi renziani abbiamo suggerito di prendere una settimana di tempo”.

È uno scambio di accuse: il Pd rompe con Italia Viva, Renzi accusa Letta?
“Il Pd tra la fatica di trovare un punto di caduta e il grido 'muoia Sansone con tutti i filistei' ha preferito questa seconda strada. Alessandro Zan alla vigilia del voto andava dicendo 'incrociamo le dita' e 'o il mio testo o niente': siamo rimasti con niente. Ma sono le persone a essere rimaste senza tutela”.

Lei mette le mani sul fuoco sulla lealtà dei senatori renziani? Non ci sono stati franchi tiratori nelle vostre file?
“Quando il voto è segreto, non si può mettere la mano sul fuoco su nessuno. Ma sono mancati 19 voti sul ddl Zan e i senatori renziani in aula erano 12: comunque i conti di chi ci accusa non tornano. Il voto segreto è una roulette russa, non si può affrontare per azzardo. Quando si prevede un voto a rischio, si evita. Perché il risultato è la débacle”.

Ora si mobilitano le piazze. E la politica?
“Bisogna ricominciare. Tra sei mesi al Senato si presenti una legge: la formula c’è. IV potrebbe proporre il mio testo, che fu firmato anche da Zan. Certo ci vuole un miracolo per farla passare in questa legislatura perché il tempo rimasto è poco”.

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa a questo indirizzo.