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Scalfarotto e Marattin a Novara: "Non siamo solo un'alleanza elettorale. Siamo la casa della cultura politica liberaldemocratica"

La notizia sul "Corriere di Novara", 15 settembre 2022.

«Noi siamo quelli che pensano che ci siano alcune cose da fare, che non sono né di destra né di sinistra, ma sono necessarie. Questo metodo se lo incarna Mario Draghi tanto meglio. Ma se non lo dovesse incarnare Mario Draghi è comunque una esigenza del paese». Parola di Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli interni, uno dei due volti nazionali portati a Novara dal Terzo Polo in una serata già fresca di metà settembre, all'ultima boa prima del rush finale in direzione delle urne. L'altro è Luigi Marattin, presidente della commissione finanze di Montecitorio, che peraltro in questo collegio è candidato capolista nel plurinominale alla Camera, e che quindi aveva già fatto qualche altro evento.

Due illustri rappresentanti renziani in un embrione di nuovo partito. Marattin interpellato in proposito esibisce grande unità di intenti e stigmatizza le coalizioni che vogliono «mettere insieme persone che la pensano diversamente, squalificando la dignità di una proposta politica».

«Il terzo polo - ragiona Scalfarotto con il Corriere di Novara - però non è solo una alleanza elettorale.  Si sta lavorando per dare una casa alla cultura politica liberaldemocratica che ha una sua nobiltà e una sua storia, ma che in Italia è sempre rimasta schiacciata tra il popolarismo e il più grande partito comunista d'occidente. La novità di queste elezioni —aggiunge — è che la sinistra si è polarizzata a sinistra e la destra si è polarizzata molto a destra. Per noi è un bene perché ci apre una autostrada. Il Pd con la vocazione maggioritaria nasceva con l'ambizione di rappresentare anche quella cultura politica. Ora Letta dice di aver archiviato il blairismo: io gli ricordo che Tony Blair è stato un signore che ha vinto tre elezioni generali di fila in Gran Bretagna, e che ha rappresentato un progressismo liberale che anche nel nostro Paese c'è».

«Ci attaccano in tanti — sottolinea Scalfarotto — forse proprio perché hanno timore del consolidarsi del nostro progetto». E ad un paio delle polemiche di giornata degli avversari, risponde Marattin. Al segretario dei Verdi Angelo Bonelli secondo il quale l'obiettivo dell'alleanza Verdi-Sinistra Italiana è «superare Carlo Calenda». «Auguri, buona fortuna — replica Marattin — ma a me interessa di più sapere da Bonelli perché sta in una coalizione che la pensa all'opposto di quanto pensa lui, ad esempio sui termovalorizzatori, sui rigassificatori, sulla patrimoniale. Le coalizioni tra diversi non hanno senso. Non è voto utile, è una presa in giro per i cittadini».

E rivolgendosi a Silvio Berlusconi per il quale, guardando ai numeri, il terzo polo sono i Cinque Stelle e la lista Azione-Italia Viva è il quarto, Marattin ironizza «Condivido l'attenzione del presidente Berlusconi per i numeri. E allora gli chiedo di commentare questi numeri: il centro destra con lui presidente del consiglio, ha governato l'Italia dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011, sempre con maggioranze parlamentari molto ampie. In entrambi i casi la pressione fiscale è salita. Nel primo caso dello 0,2 per cento, nel secondo dello 0,1%, La domanda è se è andata così, con che faccia si continua a spacciare per quello che le tasse le diminuisce?».

Schermaglie polemiche a parte, è Scalfarotto a disegnare i possibili scenari del dopo voto. «Secondo me - risponde - non c'è uno schema tripolare. Le nostre elezioni sono fatte da coalizioni ma il nostro parlamento è fatto da gruppi parlamentari autonomi, in cui gli eletti si iscrivono ai gruppi dei partiti non ai gruppi della coalizione. La dimostrazione è che il 4 marzo del 2018 c'era una coalizione fatta da Meloni, Salvini e Berlusconi, ma dopo poche settimane c'era un governo Salvini — Movimento 5 stelle. In quella stessa legislatura Sel, che era stato alleato elettorale del Pd, non ha mai votato con il Pd dopo la rottura sulla proposta Bersani di eleggere Franco Marini a presidente della Repubblica».

«La coalizione di destra — analizza Scalfarotto - oggi è una coalizione fragilissima, in cui i temi di disaccordo sono profondissimi e la carenza di fiducia personale è assoluta. Per questo io credo che la prossima legislatura potrebbe anche partire con un governo di destra, ma quel governo avrà vita molto breve. Se questo accade, noi avremo uno scenario in cui i gruppi parlamentari saranno chiamati a governare il Paese. Io non mi permetto di tirare per la giacca il presidente del Consiglio, ma quando il Presidente della Repubblica chiama in genere si risponde. E Mario Draghi ha già risposto». E a scanso di qualsiasi equivoco conclude: «Noi la fiducia ad un governo Meloni non la votiamo, ad un governo Draghi si».