parlamento elezioni 2022

Rosato: "Siamo pronti a correre da soli, ma disponibili a intese sui programmi"

Intervista di Riccardo Tripepi, "il Dubbio", 27 luglio 2022.

Proseguono i confronti, i faccia a faccia e i colloqui tra i partiti della varie coalizioni. La crisi di governo, che fino all'ultimo sembrava evitabile, ha impresso un'accelerazione che nessuno si aspettava e che adesso costringe le forze politiche a bruciare le tappe in vista delle elezioni fissate per il prossimo 25 settembre. Il vicepresidente della Camera e renziano doc Ettore Rosato commenta così l`attuale stato dell`arte.

Si aspettava un'evoluzione così rapida della crisi di governo?
Assolutamente non me l'aspettavo. Mi pare evidente che siamo andati contro la ragione con la fine del governo Draghi. Un duro colpo contro la credibilità del Paese, assestato da chi lo ha fatto unicamente per motivi di parte, banalmente elettorali, a cominciare da Giuseppe Conte che ne è il primo responsabile.

C'è da fare in fretta adesso per stringere gli accordi elettorali. L'atteso faccia a faccia tra Carlo Calenda e Matteo Renzi non sembra avere raggiunto i risultati sperati. Correrete da soli?
Siamo attrezzati per correre da soli, ma disponibili a fare quello che serve se ci sarà un'intesa su programmi e contenuti.

Un'intesa da raggiungere con quali forze politiche?
Io penso allo spazio di centro naturalmente. Un'area politica che va costruita tra chi si considera riformista e sposa i contenuti che sono quelli dell'agenda Draghi. Chiariamoci: l'agenda Draghi non è un libro dei sogni, ma contiene azioni concrete. Penso al Pnrrr che è stato votato dal Parlamento, seppure poi complicato da alcune forze politiche. Si tratta di un impegno che l'Italia ha preso con l'Europa e davanti ai suoi concittadini per riuscire a spendere oltre 200 miliardi di euro.

Ritiene quindi che durante la prossima legislatura si possa ancora proseguire lungo il solco tracciato dal governo Draghi...
Certo, perché il Pnrr è stato votato dal Parlamento e rappresenta un impegno per il Paese. Il nostro obiettivo è quello di realizzarlo al contrario di chi pensa di affrontare la campagna elettorale promettendo di smontare tutto. Noi, invece, vogliamo realizzarlo perché l'Italia ha bisogno di riforme coraggiose e di politiche coerenti.

Serve però una maggioranza per arrivare a questi obiettivi. Crede nella possibilità che si possa costruire un nuovo governo di unità nazionale?
Immagino di potere costruire le condizioni per cui Draghi possa proseguire nel suo lavoro. Peraltro tutti, anche i partiti di centrodestra, pur non rinnovandogli la fiducia, si sono sperticati in complimenti e ringraziamenti verso l'ex premier. Mario Draghi non è un punto di mediazione, ma si è rivelato colui che è stato capace di cucire esigenze politiche molto diverse tra loro. Certamente non va tirato per la giacchetta e farà quello che riterrà più opportuno, però proprio noi, che più di altri abbiamo costruito le condizioni per farlo arrivare a palazzo Chigi, non possiamo non rimarcare la differenza esistente tra lui e gli altri candidati che vediamo attualmente in campo.

Rimane sempre il nodo relativo alle forze con cui condividere questo programma. Si va da Calenda a Gelmini, passando per Di Maio e Toti?
Noi dialogheremo con chi si riconosce in queste cose con nettezza. Si deve dire basta con lo stop alle trivelle per estrarre il gas sotto casa nostra. Va subito utilizzato, invece di andare ad estrarlo in giro per il mondo. Occorre dire basta al reddito di cittadinanza. Facciamo una misura per il lavoro e una misura contro la povertà che siano davvero efficaci. L'intesa si troverà sui contenuti insieme a chi pensa che il nostro Paese debba rispettare la nostra Costituzione sul garantismo e raddrizzare la virata che i grillini, ma anche il Pd, hanno avuto sul giustizialismo.

A proposito di Pd. Il dialogo con Enrico Letta è possibile?
Il Pd deve decidere cosa fare e lasciamo che lo faccia, noi nel frattempo ci stiamo organizzando collegio per collegio con i nostri candidati.

Il taglio dei parlamentari senza riforma elettorale rischia di creare gli squilibri territoriali che più di qualche analista paventa?
Ci saranno 345 parlamentari in meno grazie ad una scelta assunta da gran parte della politica e suffragata successivamente da un referendum. Non capisco che squilibri ci possano essere. Finirà che coloro i quali si lamentavano nel passato che con questa legge elettorale non c'era la governabilità, domani si lamenteranno perché, invece, la governabilità arriverà.

Che tipo di campagna elettorale si aspetta?
È banale ma sarà una campagna elettorale molto breve. Si concentrerà in quindici giorni di settembre. I tempi sono ragionevolmente stretti, perché il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il governo hanno preferito fissare le elezioni il prima possibile per avere quanto prima un nuovo governo, in modo da potere approvare nei tempi più stretti possibili la legge di bilancio. Mi sembra una scelta giusta.

Il centrodestra sta perdendo pezzi dopo la crisi di governo e in particolare lo sta facendo Forza Italia. Secondo lei rischia di essere una coalizione più schiacciata sul sovranismo? E con l'area moderata dei fuoriusciti Italia Viva potrà imbastire un dialogo?
Il nostro problema non è dialogare a destra o a sinistra, ma impostare un vero progetto politico che riesca a parlare con tutti gli elettori. Una volta arrivati in Parlamento vedremo quali saranno i numeri e chi avrà la forza per governare. Certo per noi l'alleanza atlantica e l'appartenenza europea restano pilastri inamovibili.