Intervista a Matteo Renzi per «La Repubblica Firenze» del 22-08-2025
di Michele Bocci
Matteo Renzi si fida di Eugenio Giani. Se Carlo Calenda minaccia di uscire dalla coalizione toscana, in polemica con i Cinque Stelle, il leader di Italia Viva ricorda che il candidato presidente «è un riformista».
Non teme che i Cinque Stelle siano per voi una presenza troppo ingombrante nella coalizione?
«In politica contano i voti e non i timori. Se gli elettori daranno tanti voti ai Cinque Stelle sarà giusto prenderne atto. Io sono convinto che il centrosinistra abbia bisogno di una forza riformista che bilanci e riequilibri il Pd di Schlein, Avs e i Cinque Stelle. E penso che tanti toscani che non vogliono la destra dei dazi e dei pieni poteri abbiano bisogno di votare per una forza politica diversa. A tutti quelli che in queste ore attaccano l’accordo con i Cinque Stelle dico: venite a darci una mano a rendere più forte la tenda riformista. Servono voti, non tweet. È la democrazia, bellezza».
Calenda le ricorda che il terzo polo su molti temi aveva idee opposte a quelle di Taverna, che potrebbe entrare nel campo largo in Toscana. Cosa gli risponde?
«I Cinque Stelle entrano in una coalizioneguidata da un riformista. Sulla scheda c’è il nome di Eugenio Giani, non di Paola Taverna. Credo di essere la vittima numero uno degli insulti della Taverna, sono in cima alla sua classifica personale di attacchi. Ma faccio politica e la politica si fa senza risentimenti. E la situazione nazionale impone un accordo fino ai Cinque Stelle se vogliamo evitare altri 5 anni di Salvini e Lollobrigida. Il merito delle scelte dipenderà molto dai risultati: più sarà forte la nostra lista, più avremo voce in Consiglio. Io scommetto sul bis di Eugenio: volete che nella sua squadra ci sia anche un forte profilo riformista o lasciamo tutto ai massimalisti?».
Come concilierete le vostre idee su Peretola e reddito di cittadinanza con quelle dei Cinque Stelle?
«Su Peretola i Cinque Stelle hanno la stessa posizione del Pd della Piana o di Pisa. Per me è un dibattito inutile: grazie al lavoro fatto qualche anno fa da Enrico Rossi e da Palazzo Vecchio ormai Pisa e Firenze sono unite. Crescono insieme o falliscono insieme. E comunque mi fido di Giani che sull’aeroporto è molto più duro di me. Quanto al reddito di cittadinanza: ieri il professor Nannicini spiegava che costa 20-25 milioni. Da quale voce di bilancio togliamo i soldi? Io penso che la Regione debba far funzionare ancora meglio la sanità, le strade, il sistema educativo. E più che dare sussidi a chi non lavora, bisognerebbe pagare meglio chi lavora: così si combatte la povertà. Poi se Giani ha preso un impegno, sono sicuro che lo onorerà avendo già individuato le coperture».
Come va la faccenda delle liste dei riformisti? Quante ne farete?
«Spero una sola: è interesse di tutti bilanciare la sinistra della coalizione con una forza riformista solida».
Perché +Europa e Azione non vogliono la lista unica?
«Ci hanno proposto di fare un listino bloccato che faccia scegliere i consiglieri alle segreterie dei partiti. Mi spiace, ma non ci sto. Grazie al cielo, alle Regionali ci sono le preferenze. E vinca il migliore. Se iniziamo con i personalismi non si va da nessuna parte. Per noi devono correre tutti i candidati più forti a cominciare dai nostri cavalli di razza Stefania Saccardi, Francesco Casini e Stefano Scaramelli. Costruire una grande casa riformista richiede la generosità di tutti. È tempo di campagna elettorale, non di polemica. Servono i voti, non i veti».
Cosa porta Italia Viva nel programma della coalizione?
«La richiesta di una sanità ancora più efficiente, meno tasse, l’attrazione di nuove aziende. E soprattutto più sicurezza per le nostre ragazze nelle città ma anche per i nostri anziani. Lasciamo agli alleati i dibattiti ideologici, a noi piace la concretezza. Poi se vogliamo il sogno, Giani ha proposto le Olimpiadi in Toscana nel 2040: noi ci stiamo».
Entrerà in maggioranza a Firenze dopo le Regionali?
«Ho da sempre un bel rapporto personale con la sindaca. Ma in questo anno non l’ho mai sentita su questioni amministrative: non ho nulla da chiederle, lei non ha nulla da chiedermi. Temo solo che alcune scelte sbagliate fatte da Nardella condizionino anche i prossimi mesi di Sara. Noi rimaniamo un’opposizione civile e costruttiva, che aiuta e non aggredisce. Perché l’amore viscerale per Firenze viene prima di ogni polemica».
